Giuseppe Zanda

Medico psichiatra psicoterapeuta

Dr. Giuseppe Zanda, psichiatra psicoterapeuta. Via Consani 80, Lucca.

Sito web che raccoglie pubblicazioni e interventi svolti negli ultimi anni. Gli articoli sono a carattere scientifico e divulgativo.

SU ALCUNE STRAORDINARIE VICISSITUDINI DELL’INCONSCIO.
ESPERIENZA E TEORIA DEI FENOMENI “SOVRANORMALI” IN JUNG E FREUD

Giuseppe Zanda


PREMESSA

Il tema che negli ultimi anni ha maggiormente focalizzato l’interesse del nostro gruppo di studio, l’inconscio non rimosso, e il mio personale interesse per la comprensione storica della teoria e della pratica psicoanalitiche hanno suggerito il tema di questa relazione, nella quale presenterò un’analisi sintetica della posizione di Jung e di Freud nei confronti dello spiritismo, dell’occultismo e della parapsicologia, e nel contempo farò riferimento al contesto storico in cui questi movimenti si svilupparono, corrispondente sostanzialmente ai cinquanta anni che precedettero la nascita della psicoanalisi.   
  Scopo di questa relazione è, dunque, prendere in esame: 1) l’esperienza e l’interpretazione di Freud e di Jung dei fenomeni cosiddetti paranormali, allora denominati “spiritismo” e “occultismo”, 2) la rilevanza di tale esperienza e di tale interpretazione rispetto alla questione, oggi molto attuale, dell’estensione del concetto di inconscio, questione nella quale, a mio parere, devono essere riconsiderati con attenzione i concetti di inconscio personale, inconscio collettivo e inconscio non rimosso.
 

INTRODUZIONE

Io credo che dentro di me esista un potere.
Da questa credenza deriva la mia volontà di esercitarlo.
Tutta la dottrina del magnetismo animale è contenuta in due parole:
credere e volere.
Credo di avere il potere di attivare il principio vitale delle persone.
Voglio farne uso; in esso stanno tutta la mia scienza e tutte le mie risorse.
Credete e volete, signori, e farete le stesse cose che faccio io.
MARCHESE DE PUYSÉGUR, 1785.

Per una gran parte della mia vita ho considerato i fenomeni paranormali o soprannaturali (apparizione di fantasmi, comunicazione con i morti, chiaroveggenza, percezioni extrasensoriali, eccetera) – chiamati sovranormali da chi in passato cercò di studiarli scientificamente – come prodotti della fantasia e dell’immaginazione di scrittori e cineasti e, pertanto, il mio interesse per tale argomento non andò mai oltre la mera esperienza “estetica”.
    D’altra parte fin dall’infanzia l’educazione alla religione cattolica mi aveva permesso di essere in contatto e di dialogare quotidianamente con l’aldilà (angelo custode, santi, Dio) e non c’era, quindi, motivo che provassi interesse per altre forme di interlocuzione ultraterrena né, tantomeno, per altre forme terrene di miracoli (come la telecinesi, la levitazione, la lettura del pensiero, la telepatia, eccetera). Anzi, tutto ciò che mi sembrava frutto di intermediazioni medianiche lo consideravo peccaminosamente abusivo. Neppure mi chiedevo che cosa ci sarebbe stato dopo la morte. Per me la credenza nella vita eterna era un dato che “funzionava” veramente bene come deterrente nei confronti dei pensieri “cattivi” e come compensazione delle esperienze frustranti e negative.   
    Forse perché nel mio mondo interno di bambino il soprannaturale era, per così dire, “di casa” accadde che uno dei libri che più mi colpì nel periodo delle elementari fu la raccolta, nell’edizione ridotta, di alcuni “racconti straordinari” di Edgar Allan Poe nella collana “La scala d’oro” della UTET. Così Il delitto della Via Morgue, Manoscritto trovato in una bottiglia, Non bisogna scommettere la testa col diavolo rimasero indelebilmente impressi nella mia memoria assieme ad altri racconti di Poe, dai quali emanava un’atmosfera strana, inusuale e, in qualche modo, inquietante, che mi attraeva. La stessa attrazione per quella atmosfera la provai in seguito, da studente liceale e all’università, leggendo i racconti di E.T.A. Hoffmann e le composizioni del Conte di Lautréamont, due scrittori che ho sempre sentito naturalmente, anche se inspiegabilmente, “simpatici”.     
Il mio incontro scientifico con il mondo dell’occulto e con la parapsicologia avvenne diverso tempo dopo, quando lessi l’autobiografia di Jung. Avevo già trentasei anni e ricordo che leggere degli eventi paranormali occorsi alla famiglia della madre di Jung e, in seguito, anche a Jung stesso mi sorprese, forse anche mi divertì: non me lo sarei mai aspettato che nel ventesimo secolo un personaggio come Jung trattasse seriamente argomenti quali la presenza di “spiriti”, la modificazione acausale dello stato fisico di oggetti materiali, l’“infestazione” di case da parte di entità spirituali.  
Anni di studi medici, di lavoro in ospedale psichiatrico e di utilizzo di terapie somatiche (terapie farmacologiche e terapie di shock) – anche se accompagnate dal tentativo di capire fenomenologicamente e psicodinamicamente i malati che avevo in cura –, cui si aggiungeva il fatto che da tempo non frequentavo più angeli e santi, mi avevano reso scettico nei confronti dell’importanza del mondo dell’“aldilà”. Con convinzione avevo sostituito al mondo dello spirito il mondo dei valori materiali, che nel campo della professione psichiatrica significavano per me una profonda critica del modo di gestire la condizione dei malati mentali nel nostro paese e una moderata simpatia per la psicoanalisi, che negli anni Settanta era stata adottata dalla sinistra materialista italiana come “scienza” psicosociale di riferimento.
Per quanto riguarda, invece,la comprensione storica dell’argomento oggetto di questa relazione, La scoperta dell’inconscio (Ellenberger, 1970) ha rappresentato per me un testo-guida molto prezioso, un libro che, a distanza di quarant’anni da quando lo ebbi tra le mani per la prima volta, continuo a rileggere e studiare perché in esso più che altrove ritrovo scrupolosamente documentate le radici della psicologia del profondo, in particolare della psicoanalisi di Freud e della psicologia analitica di Jung.
Nel libro di Ellenberger il mesmerismo e l’ipnotismo, con la loro ambizione di capire e curare le malattie (fisiche e psichiche) dell’individuo, appaiono chiaramente come i veri precursori della psicologia e della psichiatria dinamiche.
Franz Anton Mesmer (1734-1815), divenuto medico a Vienna, tra il 1773 e il 1774 cominciò a sperimentare un trattamento che sfruttava i magneti e presto giunse alla conclusione che ogni beneficio risultato dalla sua cura era da attribuire a un “fluido” sottile, che si sprigionava dal suo stesso corpo. Mesmer chiamò questo fluido “magnetismo animale” (l’aggettivo “animale” si riferiva al latino anima, spirito). Basandosi sulla sua teoria del fluido magnetico Mesmer sosteneva che le malattie erano causate da una cattiva distribuzione del fluido nei diversi organi. Applicando uno o più magneti sull’organo malato si poteva scatenare una crisi che determinava la scomparsa dei sintomi. La crisi ristabiliva la distribuzione armoniosa del fluido ridando in questo modo la salute.
A causa dell’ostilità dell’ambiente medico viennese nel 1778 Mesmer emigrò a Parigi, il cui ambiente illuminista lo accolse con grande entusiasmo. A Parigi Mesmer organizzò sedute collettive: riuniva i pazienti attorno a una vasca piena di acqua, pezzi di vetro, pietre, limature e aste di ferro che spuntavano dall’acqua in modo da toccare i malati, tra i quali una corda faceva circolare il fluido. Munito di una bacchetta magnetica, Mesmer passeggiava tra i malati e suscitava crisi  convulsive, che proseguivano in particolari stanze imbottite nelle quali venivano condotti i pazienti, mentre in un angolo della stanza una piccola orchestra manteneva un’atmosfera propizia allo scatenamento delle crisi (Tallis, 2002).
Per analizzare quei fenomeni Luigi XVI nominò due commissioni, che giunsero alla conclusione che i successi terapeutici del magnetismo animale di Mesmer non erano dovuti al fluido magnetico, bensì a un fattore psicologico che fu definito “immaginazione”.
In seguito a problemi e vicende personali nel 1785 Mesmer dovette lasciare Parigi e per molto tempo non si seppe più nulla di lui. Morì nel 1815 a Meersburg in Germania.
Un allievo di Mesmer, Armand Marie Jacques de Chastenet marchese di Puységur (1751-1825) modificò la tecnica del maestro basata sulla provocazione delle “crisi” e iniziò a praticare una nuova tecnica. Questa consisteva nell’induzione del “sonno magnetico”, successivamente denominato “sonnambulismo artificiale”, nel corso del quale non veniva provocata una crisi, ma il malato veniva portato ad uno stato di docilità in cui dialogava con il medico. Al risveglio il malato non ricordava nulla.  
Secondo Puységur e un altro discepolo di Mesmer, Joseph Deleuze (1753-1835), gli effetti terapeutici di quella tecnica erano dovuti alla manifestazione di affetto da parte del medico verso il malato e, soprattutto, alla volontà del medico di guarirlo.
Il sonnambulismo si dimostrò uno strumento utilissimo per sondare la mente umana. Gli esperimenti di Puységur evidenziarono una serie di fenomeni che non potevano essere spiegati con il modello razionale dell’Illuminismo. I pazienti, una volta risvegliati, non riuscivano a ricordare quello che era loro accaduto mentre erano in stato di trance sonnambolica, sia che si trattasse di comandi impartiti o di informazioni sia che si trattasse di sensazioni intense. Persino il dolore provocato con spilli o oggetti incandescenti non veniva avvertito dal sistema sensoriale dei pazienti. È anche interessante notare che Puységur, basandosi sull’amnesia post-ipnotica, ipotizzò la “teoria delle due memorie”, riconoscendo implicitamente l’esistenza dell’inconscio.
Il fatto, poi, che alcuni dei pazienti di Puiségur, da addormentati, sembravano più vigili che in stato di veglia e sembravano anche in grado di diagnosticare i propri disturbi e suggerirne i rimedi fece sì che i primi pensatori romantici furono propensi a credere che quei pazienti ricevessero informazioni direttamente dall’anima del mondo, l’inconscio universale. Il sonnambulismo artificiale fu, perciò, subito visto come una possibile scorciatoia per l’arcano (Tallis, 2002, p. 43).
Sino alla metà del diciannovesimo secolo il mesmerismo esercitò un profondo influsso in Francia e in Germania, “ma tale influsso tramontò rapidamente dopo il 1850 sotto le spinte del positivismo e del razionalismo scientifico” (Ellenberger, 1970).
«Dalla sua comparsa fino agli anni Quaranta dell’Ottocento, la comunità medica ufficiale non riconobbe mai il mesmerismo come un trattamento valido. Persino i metodi più affidabili di Puységur continuavano a essere guardati con notevole sospetto; ma, a partire dal 1840 il mesmerismo cominciò ad attirare l’attenzione di diversi medici inglesi, le cui credenziali scientifiche gli conferirono un certo grado di rispettabilità» (Tallis, 2002, p. 43).
Il mesmerismo fece ingresso nell’ambiente medico inglese soprattutto per opera di  Elliotson e di Esdaile, che sperimentarono con notevole successo la tecnica mesmerica, più o meno modificata, per indurre l’anestesia in chirurgia.
    Un altro chirurgo scozzese, James Braid (1795-1860), sviluppò e modificò profondamente il mesmerismo, mettendo da parte le idee di Mesmer basate sulle emanazioni e sui fluidi magnetici. Secondo Braid lo stato di trance, cioé il sonno provocato artificialmente, era dovuto a fattori fisiologici e psicologici. Era il prodotto dell’«esaurimento neuromuscolare, generatosi per effetto della protratta fissità dello sguardo» (Tallis, 2002, p. 47), e dell’attenzione focalizzata su un determinato punto (oggetto) come veniva ordinato dal medico.
    «Concetti come quello di magnetismo animale di Mesmer o di “imposizione della volontà” di  Puységur vennero abbandonati completamente in favore di elementi più essenziali. [...] Braid dedicò molti anni allo studio del “sonno nervoso” e nel 1843 gli cambiò il nome in “neuroipnologia”. Poi scelse un altro termine, “ipnosi”, che si dimostrò così orecchiabile da rimpiazzare presto quello di mesmerismo, di sonnambulismo artificiale e di sonno nervoso, fino a diffondersi a livello internazionale» (Tallis, 2002, p. 47).
    Braid viene considerato il padre dell’ipnotismo moderno, che vedrà nei francesi Charcot, Liébeault, Bernheim e Janet i suoi principali rappresentanti.
La psicoanalisi, erede “scientifico” del mesmerismo e dell’ipnotismo, iniziò a svilupparsi  –“in odore di scomunica” da parte della comunità scientifica dell’epoca – all’inizio del ventesimo secolo. Nelle intenzioni di Freud la psicoanalisi doveva nettamente distinguersi sia dal mesmerismo che dall’ipnotismo, dottrine e  tecniche che lo stesso Freud riteneva basate sulla superstizione e sulla suggestione, e doveva dimostrare di avere le caratteristiche di una disciplina scientifica alla pari delle discipline che venivano insegnate nelle facoltà universitarie di medicina.
Cinquant’anni prima della comparsa della psicoanalisi, però, dal mesmerismo e dall’ipnotismo era nato un altro erede “eretico” completamente diverso, lo spiritismo, che non aveva ambizioni terapeutiche, né intendeva dimostrare di avere solide basi scientifiche, ma che, come avevano fatto il mesmerismo e l’ipnotismo sino ad allora e come avrebbe fatto la psicoanalisi molto tempo dopo, metteva gli individui in rapporto psico-sensoriale con realtà diverse e distanti dalla coscienza e dalla ragione, proprio quelle facoltà mentali su cui la cultura psicologica e medica di quel tempo basava i suoi studi.

 


DALLO SPIRITISMO ALLA SOCIETÁ PER LA RICERCA PSICHICA

Nascere, morire, rinascere ancora e andare avanti senza fermarsi, questa è la legge.
EPITAFFIO sulla tomba di Allan Kardec a Parigi.


Nella conferenza tenuta al “Bernoullianum” di Basilea il 5 febbraio 1905 Jung, che già da cinque anni lavorava come psichiatra nell’Ospedale Burghölzli di Zurigo, definì lo spiritismo nel modo seguente: «Lo spiritismo (da spiritus) è al tempo stesso una teoria […] e una credenza religiosa, la quale come ogni fede religiosa costituisce il nucleo spirituale di un movimento religioso o di una setta. Tale movimento crede nell’effettivo e tangibile “intervento di un mondo di spiriti nel nostro mondo” e di conseguenza esercita come sua prassi religiosa la comunicazione con gli spiriti […]
    Lo spiritismo come setta nacque in America nel 1848, e la storia delle sue origini è piuttosto curiosa. Due ragazze della famiglia metodista Fox di Hydesville presso Rochester (New York) venivano spaventate ogni notte dal rumore di colpi battuti nella loro camere. Dapprima ne nacque un grosso scandalo, poiché i vicini vi sospettarono l’opera del diavolo, ma in seguito si riuscì gradualmente ad entrare in comunicazione con quei colpi e si giunse a scoprire che essi rispondevano alle domande con un preciso numero di battiti. Grazie a un alfabeto di colpi [in seguito, chiamato “tiptologia”] si riuscì infine a scoprire che in casa Fox era stato assassinato un uomo e il suo cadavere era stato nascosto in cantina. Pare che ricerche successive confermassero la notizia» (Jung, 1905, pp. 3-4).
Pochi anni prima l’inglese Podmore aveva definito lo spiritismo come «un sistema che da una parte è una fede religiosa, dall’altra intende rappresentare una nuova branca della scienza della natura e si basa sull’interpretazione di certi fatti oscuri, che indicano l’opera di spiriti di uomini e di donne morti» (Podmore, 1902).
Nella classica Encyclopaedia of Psychic Science di Fodor alla voce Spiritualism (Spiritismo) viene riportata una definizione più articolata: «Secondo la National Spiritualistic Association of America con il termine spiritismo si intende “la scienza, la filosofia e la religione della vita continua, basata sul fatto dimostrato della comunicazione, mediante un medium, con coloro che vivono nel mondo dello spirito. Lo spiritismo è una scienza perché ricerca, analizza e classifica fatti e manifestazioni, rivelati dal lato spirituale della vita; è una filosofia perché studia le leggi della natura per quanto riguarda sia i lati visti che i lati non visti della vita e basa le sue conclusioni su fatti direttamente osservati. Accetta le affermazioni di fatti osservati del passato e le conclusioni tratte da questi, quando supportate dalla ragione e dai risultati di fatti attuali osservati; è una religione perché si sforza di capire e di seguire le leggi fisiche, mentali e spirituali della natura, che sono le leggi di Dio» (Fodor, 1934, p. 360).
    Lo sviluppo dello spiritismo negli Stati Uniti fu preparato dal mesmerismo, che venne per la prima volta introdotto nella società americana dal Marchese de La Fayette intorno al 1784. Fu più di sessant’anni dopo, però, che un altro francese, Charles Poyen, sbarcato in America nel 1836, diffuse la dottrina di Mesmer tenendo lezioni e fornendo dimostrazioni pubbliche di magnetismo animale.
    Dopo solo tre anni Poyen ritornò in Europa, ma nel frattempo era giunto negli Stati Uniti l’inglese Robert H. Collyer, considerato il vero artefice della popolarizzazione del mesmerismo nel nuovo continente.
    Negli Stati Uniti il mesmerismo “da palcoscenico” si diffuse rapidamente e divenne parte di un movimento culturale americano molto più ampio, che si allontanava dalla religione consolidata mentre andava verso una sorta di religiosità, nella quale veniva dato particolare rilievo al raggiungimento dell’armonia interiore attraverso la crescita personale, l’esplorazione dei poteri della mente umana fino ad allora nascosti, e il contatto trascendentale con livelli e poteri spirituali superiori (Dio, l’etere, il fluido magnetico, le vibrazioni cosmiche).
    Numerosi movimenti e sette di impronta religiosa, tra i quali lo Swedenborgianesimo, l’Universalismo e lo spiritismo, che avevano trovato nel mesmerismo uno strumento mentale adatto per entrare in sintonia con le sfere superiori, conquistarono rapidamente gli Stati Uniti e negli anni Settanta del diciannovesimo secolo raggiunsero un numero di aderenti superiore agli undici milioni. Così, i fenomeni psichici, le sedute spiritiche, gli stati di trance ipnotica e la “cura mentale” divennero familiari tra gli americani più istruiti.
    Negli anni 1852-1854 lo spiritismo si diffuse in Europa, prima in Inghilterra, poi in Germania e, infine, in Francia, dove Allan Kardec diede inizio a un vero e proprio movimento religioso, basato sul principio che il progresso dello spirito si realizza attraverso una serie di reincarnazioni forzate.
    Kardec, considerato il padre dello spiritismo francese fece studi scientifici, medici e filosofici e completò la sua formazione a Yverdon in Svizzera presso il pedagogo svizzero Pestalozzi. Nel 1854 venne iniziato ai “tavolini giranti” da un amico e da allora dedicò tutta la sua vita allo studio dello spiritismo.
    Nel 1856 Kardec scrisse Il libro degli Spiriti, considerato il manuale della filosofia spiritistica francese, che aggiornò più volte in successive edizioni. In esso Kardec espose una nuova teoria della vita e del destino dell’uomo. É stato detto che Kardec scrisse Il libro degli Spiriti sulla base di comunicazioni ricevute in stato di trance tramite la medium Mlle Celina Bequet. Nei suoi scritti automatici la dottrina della reincarnazione venne comunicata dagli spiriti. Il libro ebbe un’enorme diffusione e raggiunse più di venti edizioni.
    Per molto tempo lo spiritismo, nonostante l’interesse dimostrato da alcuni ricercatori per i fenomeni paranormali, fu aspramente dileggiato e osteggiato dalla comunità scientifica internazionale. «Ci voleva coraggio a fare indagini senza pregiudizi sullo spiritismo; per molti anni per gli scienziati fu pericoloso farle perché rischiavano la reputazione» (Shepard, 1966, p. VII).
    Tuttavia, dopo che nel 1870 il fisico inglese Crookes comunicò l’intenzione di effettuare un’indagine imparziale sui fenomeni spiritistici, per essi si sviluppò un notevole interesse scientifico, che culminò nel 1882 con la fondazione in Gran Bretagna della Society for Psychical Research (Società per la Ricerca Psichica, d’ora in avanti indicata come S.P.R.) e nel 1885 negli Stati Uniti della American Society for Psychical Research (A.S.P.R.), che venne assorbita nella S.P.R. quattro anni dopo. La A.S.P.R., superate le difficoltà economiche, recuperò la propria indipendenza nel 1906.    
La fondazione della S.P.R. avvenne per iniziativa di un gruppo di scienziati, tra i quali  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Edmund_Gurney" \o "Edmund Gurney"  Gurney,  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Frederic_William_Henry_Myers" \o "Frederic William Henry Myers"  Myers,  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/William_Fletcher_Barrett" \o "William Fletcher Barrett"  Barrett,  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Edmund_Rogers" \o "Edmund Rogers"  Rogers e  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Sidgwick" \o "Henry Sidgwick"  Sidgwick.
Come è riportato nella Encyclopaedia di Fodor, le finalità della S.P.R. erano le seguenti (Fodor, 1934):
Esaminare la natura e l’entità di ogni influenza che può essere esercitata da una mente su un’altra, a prescindere dalle modalità di percezione generalmente riconosciute.
Studiare l’ipnotismo e le forme della cosiddetta trance mesmerica, con la correlata insensibilità al dolore; la chiaroveggenza e gli altri fenomeni affini.
Rivedere criticamente le ricerche di Reichenbach che hanno individuato strutture “sensitive”, e ricercare se tali strutture possiedono la proprietà di percezione al di là di un’esaltata sensibilità degli organi di senso riconosciuti.
Indagare con cura tutti i rapporti, basati su testimonianze attendibili relative ad apparizioni nel momento della morte o in altro modo, o relative ad attività di disturbo in case ritenute visitate da spettri.
Indagare i diversi fenomeni fisici chiamati comunemente spiritistici; cercare di scoprire le loro cause e le loro leggi generali.
Conservare e collazionare i materiali esistenti che hanno rapporto con questi fatti.
«Dalla fine del diciannovesimo all’inizio del ventesimo secolo si ebbero gli anni d’oro dei grandi medium e dei grandi ricercatori psichici – ad esempio, i medium Daniel Dunglas Home, Florence Cook, Eusapia Palladino, Mrs. Piper, il reverendo Stainton Moses, e i ricercatori Crookes, Myers, Hyslop, William James, Lombroso, Richet.
    Per un certo tempo tra spiritisti e ricercatori psichici vi fu una buona collaborazione. Eminenti scienziati confermarono molti fenomeni mentali di telepatia e di chiaroveggenza e approvarono alcuni fenomeni fisici di telecinesi, materializzazione e levitazione. Ma presto sorsero differenze inconciliabili. Il clima della mentalità generale del XX secolo, con la sua enfasi per la tecnologia e la filosofia materialistica, si opponeva alla visione religiosa dello spiritualismo» (Shepard, 1966, p. VII).


JUNG E LO SPIRITISMO

     In questo ambito così vasto e nebuloso, dove tutto appare possibile e perciò non credibile, occorre aver compiuto osservazioni personali, aver letto e ascoltato molti eventi strani e, se possibile, averli ulteriormente verificati interrogando i testimoni, per approdare a un giudizio anche solo moderatamente sicuro.
C.G. JUNG, 1950.


Per Carl Gustav Jung (1875-1961) i fenomeni spiritistici e paranormali non furono solo oggetto di ricerca scientifica, teorizzazione e sperimentazione. Durante tutta la vita Jung andò incontro ad esperienze drammatiche nel campo dei fenomeni acausali spontanei. Secondo Aniela Jaffé l’ipotesi che Jung fosse particolarmente sensibile a eventi psichici di tal genere non sarebbe sufficiente a spiegare l’ampiezza delle sue esperienze, perché la sensibilità alle manifestazioni dell’inconscio deve essere accompagnata da uno studio costante e obiettivo. Una persona meno attenta di Jung non avrebbe riconosciuto che vi sono mondi in entrambe le parti della barriera della psiche (Jaffé, 1960).
Jung aveva ereditato l’interesse per il soprannaturale dalla madre, Emilie Jung, nata Preiswerk (1849-1923), della quale è rimasto un diario in cui registrò i fenomeni spettrali, i presentimenti e gli  altri “fatti insoliti”, che le erano accaduti. Per esempio, da bambina aveva aiutato il padre, Samuel Preiswerk (1799-1871), amministratore della Congregazione Riformata di Basilea, a proteggersi dagli spettri; quando il padre scriveva i sermoni, lei doveva sedersi dietro di lui, di modo che i “fantasmi” non lo disturbassero! Si diceva che anche la nonna materna di Jung, Augusta Preiswerk Faber (1805-1862), vedesse i “fantasmi”, una dote che la famiglia attribuiva al fatto che, da bambina, era stata in condizione di morte apparente per trentasei ore.
L’interesse scientifico di Jung per i fenomeni spiritistici iniziò nei primi anni degli studi di Medicina. Nel maggio 1897 Jung, allora ventiduenne, tenne all’Associazione goliardica “Zofingia” di Basilea una conferenza intitolata Alcuni pensieri sulla Psicologia, nella quale, partendo da citazioni di David F. Strauss, Schopenhauer e Kant, nelle quali venivano sottolineati con enfasi sia «l’esistenza di “spiriti” o “nature immateriali” al di là del modo corporeo che l’esistenza di un “altro mondo”, con cui la nostra anima è collegata fin da quando iniziamo a vivere» (von Franz, 1983/1997, p. 21), sostenne l’idea dell’esistenza di una “forza vitale”, l’anima, che supera di molto la nostra coscienza. Nella conferenza Jung affermò che l’anima è intelligente e indipendente da spazio e tempo e, per sostenere la sua tesi, presentò «una grande abbondanza di documenti spiritistici: sul fenomeno della materializzazione, la telecinesi, il “doppio”, la telepatia, la chiaroveggenza, i sogni profetici, ecc.» (ibid.).
Albert Oeri, un suo compagno di scuola, descrisse gli interessi di Jung per i temi spiritistici nel modo seguente: «Jung mostrava un notevole coraggio nei suoi studi. Fece un’ampia ricerca nella letteratura spiritistica e dedicò molto tempo alla sperimentazione in questo campo. Di conseguenza sviluppò delle convinzioni, che si modificarono solo quando fece studi psicologici  più accurati. Si ribellava quando, a quel tempo, la scienza ufficiale semplicemente negava l’esistenza dei fenomeni occulti piuttosto che tentare di studiarli o spiegarli. Considerava spiritisti come Zöllner e Crookes, le cui vite lo affascinavano, martiri della scienza. Faceva  partecipare alle sedute spiritiche amici e parenti […] Quando lo si andava a trovare era molto piacevole ascoltare le sue lezioncine su tale argomento. Il suo cane bassotto guardava come se capisse tutto; Jung era solito dire che quell’animale sensibile mugolava penosamente ogni volta che forze occulte erano attive nella casa» (Jaffé, 1960, pp. 188-189).
Secondo Oeri, Jung, non soddisfatto dalla lettura dei libri sull’occulto, tra il 1899 e il 1900  organizzò esperimenti spiritistici personali, nei quali utilizzò come medium una sua cugina, una studentessa di 15 anni. Jung analizzò questa ricerca nella tesi di specializzazione Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti (Jung, 1902). Mentre preparava questo lavoro, nella casa dove viveva con la madre vedova e la sorella avvennero due “fenomeni occulti” del genere che stava studiando: un vecchio tavolo di castagno, da tempo appartenuto alla sua famiglia, si spaccò facendo un gran fracasso e un coltello per il pane, conservato dentro un cassetto, si spezzò in quattro pezzi in modo inspiegabile e con un forte rumore. In entrambi i casi, erano presenti sia Jung che sua madre.
    La tesi di specializzazione di Jung sui fenomeni occulti è di particolare interesse perché contiene i germi di alcuni suoi concetti di base. In essa veniva affermato, per esempio, che un medium in trance faceva da tramite per le comunicazioni di “personalità”, che potevano essere definite come personificazioni di elementi personali inconsci. Ciò indicava non solo l’esistenza di una psiche sfaccettata, ma anche anticipava il concetto di “complessi autonomi” dell’inconscio. All’inizio del Novecento Jung tramite il suo esperimento associativo definì questa idea in modo più netto e la considerò un fattore  importante dell’interazione degli eventi inconsci. Nella tesi fu adombrata anche un’altra delle sue idee più tarde: il principio della compensazione dei contenuti della coscienza da parte dell’inconscio. Jung affermò che i complessi inconsci personificati, che emergevano durante la trance, integravano il conscio verso una maggiore completezza (Jaffé, 1960).
    Jung considerò i fenomeni occulti nello stesso modo in cui, in seguito, considerò le nevrosi. Ritenendo che le nevrosi, al pari dei fenomeni occulti, non dovessero essere spiegate adottando un punto di vista causalistico, ne ricercò il meccanismo di base entro la cornice di un più ampio sviluppo dell’uomo.  
    Negli anni successivi alla specializzazione Jung non smise di interessarsi dei fenomeni paranormali, ma le sue indagini nel campo spiritistico, se si esclude la conferenza al “Bernoullianum” del 1905, precedentemente ricordata, non furono oggetto di scritti scientifici fino alla lezione I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti tenuta alla S.P.R. a Londra nel 1919. In essa Jung sostenne che dal punto di vista psicologico gli “spiriti” e gli altri fenomeni psichici dovevano essere considerati come “complessi autonomi inconsci che vengono proiettati”, oppure, in altri termini, come “forme esteriorizzate dei complessi autonomi”. Jung si espresse nel modo seguente: «Essi sono, almeno stando alla mia esperienza, effetti esteriorizzati di complessi inconsci. Di queste esteriorizzazioni io sono comunque convinto. Ho visto svariati effetti telepatici di complessi inconsci e ho anche osservato una serie di fenomeni parapsicologici. Ma non posso scorgere in tutto questo alcuna prova dell’esistenza di spiriti reali, anzi devo considerare questa categoria di fenomeni, almeno per il momento, come un capitolo della psicologia» (Jung, 1920/1948, p. 340).
    Riguardo quest’ultima affermazione, in base alla quale faceva rientrare i fenomeni paranormali nella sfera di indagine della psicologia, nell’edizione del 1948 della lezione londinese Jung aggiunse la nota che segue: «Dopo aver raccolto, nel corso di mezzo secolo,  esperienze psicologiche di molti uomini e in molti paesi, non mi sento più così sicuro come nel 1919, all’epoca in cui scrissi questa frase. Io dubito – lo confesso apertamente – che una metodologia e una riflessione esclusivamente psicologiche possano venire a capo dei fenomeni in questione. Non soltanto le costatazioni della parapsicologia, ma anche le mie stesse riflessioni teoriche [Riflessioni teoriche sulla natura della psiche, 1946] mi hanno condotto a certi postulati che toccano la sfera delle rappresentazioni della fisica atomica, ossia del continuum spazio-tempo. Con ciò si solleva il problema della realtà transpsichica, che è il fondamento diretto della psiche» (ibid.).
    Con queste affermazioni Jung non intendeva dichiarare di credere nell’esistenza degli spiriti né trarre una conclusione metafisica. Tuttavia, in seguito alle sue ricerche era giunto a comprendere che al di là del mondo della psiche esiste una realtà irriconoscibile, che sembra esistere al di là delle manifestazioni causali del tempo e dello spazio, dove la legge di causalità cessa e dove il tempo e lo spazio sono essi stessi  relativi (Jaffé, 1960).
    Parallelamente a queste idee Jung sviluppò il concetto di archetipo: al di là delle immagini archetipiche dell’anima – che creano il mondo dei sogni, delle fiabe e delle fantasie – vi è l’archetipo, in senso stretto, come elemento formativo irriconoscibile. Al contrario delle immagini archetipiche, l’archetipo in sé non può essere considerato come un’entità puramente psichica; Jung lo chiamò archetipo “psicoide”.
    La concezione dell’archetipo come entità al limite tra psichico e fisico rappresentò un’estensione della psicologia del profondo e portò Jung a ritenere che tra la psicologia e la fisica, in particolare la fisica atomica, ci fosse un rapporto più stretto di quanto non si pensasse. Con l’idea della realtà transpsicologica delle manifestazioni psichiche Jung si avvicinò alla parte dell’area di confine dell’assenza di tempo e di spazio, con la quale si confrontavano i fisici nel loro lavoro. Secondo Jung le due aree di confine dell’“ignoto” della psicologia e della fisica appartengono allo stesso continuum di spazio e di tempo, cioè allo stesso inconscio, per cui certi fenomeni del mondo della fisica e del mondo della psicologia costituiscono due diversi aspetti dello stesso “mondo” (background).
    Secondo Jung le manifestazioni paranormali erano correlate a costellazioni archetipiche e ciò era evidenziato dal fatto che le stesse non potevano essere spiegate nei termini delle leggi di spazio, tempo, causalità. Pertanto le questioni di base che emergevano da queste manifestazioni erano, in ultima analisi, di competenza tanto della psicologia quanto della fisica.
    Nei primi anni Venti del secolo scorso Jung partecipò a molti esperimenti medianici, assieme al fisico e ricercatore psichico Schrenck-Notzing e allo psichiatra Eugen Bleuler. Jung ripeté questi esperimenti negli anni Trenta; ad essi, oltre a Schrenck-Notzing e a Bleuler, parteciparono anche altri scienziati.
    A questo riguardo vale la pena leggere quanto Jung scrisse nel 1948 nella prefazione del libro di S.E. White sull’occultismo The Unobstructed Universe (1940): «È interessante notare come gli inizi dello spiritismo americano (presto trapiantato in Europa) coincidano con il fiorire del materialismo scientifico che si ebbe intorno alla metà del diciannovesimo secolo. Lo spiritismo acquista perciò, in tutte le sue forme, un significato compensatorio. È importante sapere che una serie di scienziati, medici e filosofi di indiscussa competenza, hanno preso posizione sostenendo la verità dei fenomeni opinabili, i quali dimostrano un’azione assai singolare esercitata dalla psiche sulla materia. Tra loro ricorderò Friedrich Zöllner, William Crookes, Alfred Richet, Camille Flammarion, Giovanni Schiaparelli, sir Oliver Lodge e il nostro psichiatra zurighese Eugen Bleuler […] Sebbene non mi sia particolarmente segnalato per ricerche originali in questo campo, io stesso non esito a dichiarare di aver osservato a sufficienza simili fenomeni, da essere totalmente convinto della loro realtà. Essi rimangono inesplicabili ai miei occhi e non posso perciò decidermi a favore dell’una o dell’altra interpretazione che si è soliti darne» (Jung, 1948, p. 24).
    L’idea di un mondo inconoscibile, senza spazio e senza tempo, costituisce per coloro che sono interessati la tentazione ad addentrarsi in una quantità di speculazioni e ipotesi non solo su cose quali gli spiriti, ma anche sull’“aldilà” e sulla vita dopo la morte. La Jaffé scrisse, a questo riguardo, che Jung era dell’opinione che l’uomo avrebbe perso molto, la sua vita sarebbe stata più povera e la sua vecchiaia più ansiosa se non avesse fantasticato e speculato a questo riguardo (Jaffé, 1960).
    Riferendosi proprio ai suoi pensieri riguardanti la relatività del concetto di vita in rapporto al parametro “tempo” Jung rispose nel modo seguente a una signora lussemburghese, che gli aveva chiesto chiarimenti sui fenomeni post mortem (lettera di Jung del 30 maggio 1960): «La relativa rarità di tali fenomeni suggerisce comunque che le forme di esistenza dell’intra- e dell’extratemporalità siano così nettamente separate da rendere estremamente difficile il superamento di questo confine. Ciò tuttavia non impedisce che, oltre a un’esistenza intratemporale, ve ne sia un’altra parallela di tipo extratemporale, e che noi stessi abitiamo contemporaneamente entrambi i mondi, come ogni tanto ci capita di intuire. Ciò che invece è fuori dal tempo non è più modificabile secondo il nostro modo di vedere. Esso è dotato di un’eternità relativa» (Jung, 1956-1961, p. 264).
    Già quattro anni prima, nella lettera di risposta allo statunitense H.J. Barrett del 12 ottobre 1956, Jung aveva esposto le sue idee sui fenomeni post mortem e sugli eventi spiritistici: «nonostante il tempo a mia disposizione sia limitato e l’età avanzata costituisca una realtà innegabile, desidero rispondere alle sue domande. Non sono facili, per esempio la prima, se io creda o meno nella continuazione di una vita individuale dopo la morte. Non posso dire di credervi perché non possiedo il dono della fede. Posso solo dire se conosco una cosa o meno. In effetti so che la psiche  ha una capacità di superare i confini dello spazio e del tempo. In altre parole: la psiche è in grado di trasformare queste categorie in dimensioni elastiche, cioè cento chilometri potrebbero ridursi a un metro e un anno a un paio di secondi. Si tratta di un dato di fatto per cui esistono tutte le prove necessarie. Inoltre vi sono alcuni fenomeni post mortem che non mi sentirei di ricondurre a illusioni soggettive. So quindi che la psiche è in grado di funzionare al di fuori delle categorie spaziotemporali. Ergo rappresenta essa stessa una realtà trascendentale e dunque relativamente non-spaziale ed “eterna”. Ciò però non significa che io nutra una qualche certezza sulla natura trascendentale della psiche. Essa può essere qualsiasi cosa.
    Punto 2: non vi è assolutamente alcun motivo per supporre che tutti cosiddetti fenomeni spiritistici siano illusioni che vanno ricondotte ai nostri processi psichici.
    Punto 3: non credo che tutti i racconti sui cosiddetti fenomeni miracolosi (precognizione, telepatia, conoscenza soprannaturale, ecc.) siano da mettere in dubbio. Conosco molti casi in cui non sussiste la minima ombra di dubbio sulla loro attendibilità.
    Punto 4: non sono del parere che tutti i cosiddetti messaggi personali dei defunti debbano essere liquidati in blocco come autoinganni. Una volta Immanuel Kant disse che dubitava di qualunque singola storia di spettri ecc., ma che nel complesso in esse c’era qualcosa di vero ...
    Ho sempre cercato di tenere a mente il saggio detto di Multatuli: niente è del tutto vero, e neppure questa affermazione lo è [...] » (Jung, 1956-1961, p. 56-57).
L’esperienza personale di fenomeni paranormali e gli studi sui sogni telepatici, la precognizione e il metodo mantico (comprendente l’astrologia, la geometria e i tarocchi) cui, successivamente, si aggiunsero i risultati del lavoro di Rhine sulla percezione extrasensoriale costituirono per Jung le basi empiriche e teoriche per l’elaborazione del concetto di sincronicità.
Già nel 1930, nel necrologio per il suo amico Richard Wilhelm, pubblicato ne Il segreto del fiore d’oro, Jung aveva affermato che «il principio di causalità pareva insufficiente a spiegare certi bizzarri fenomeni della psicologia inconscia» (Jung, 1930, p. 69) e aveva proposto il termine “sincronico” per indicare il nesso tra «fenomeni psicologici paralleli che non si possono in alcun modo riferire l’uno all’altro dal punto di vista causale, ma devono trovarsi in un altro tipo di relazione tra eventi» (Jung, 1930, pp. 69-70).  
Una chiara definizione del termine “sincronicità” si trova nel “glossario” allegato all’autobiografia di Jung: «Concetto coniato da Jung per indicare la significativa coincidenza o corrispondenza a) di un accadimento psichico e di uno fisico, senza che vi sia una relazione causale tra l’uno e l’altro. Tali fenomeni sincronistici avvengono, per esempio, quando vicende interne (sogni, visioni, presentimenti) trovano corrispondenza nella realtà esterna: l’immagine interiore o il presentimento si sono dimostrati “veri”; b) di sogni, pensieri, ecc., simili o uguali che hanno luogo contemporaneamente in luoghi diversi. Né l’una né l’altra manifestazione può essere spiegata con la causalità. Sembrano piuttosto essere legate a processi archetipici dell’inconscio» (Jung, 1961, p. 478).  Questa definizione viene ulteriormente chiarita dal seguente brano, tratto da La sincronicità come principio di nessi acausali: «Ho scelto il termine “sincronicità” perché la simultaneità di due accadimenti legati da un significato ma non da causalità mi è sembrato un criterio essenziale. Uso dunque il concetto generale di sincronicità nel senso specifico di una coincidenza di due o più accadimenti che non stanno tra loro in relazione causale e hanno un significato uguale o simile. Questo in opposizione a sincronismo, che rappresenta la semplice simultaneità di due accadimenti» (Jung, 1952, pp. 447-538).


FREUD E L’OCCULTISMO

Se fossi, invece che alla fine, agli inizi della mia carriera scientifica non sceglierei, nonostante le difficoltà, un altro campo di lavoro.
S. FREUD, 1921.


Nel corso della sua vita Sigmund Freud (1856-1939) ebbe nei confronti dei fenomeni paranormali atteggiamenti diversi e contradditori. Questo dato, non immediatamente comprensibile, si può forse spiegare sulla base delle seguenti considerazioni.
Se da principio gli studi di biologia e di medicina confermarono in Freud la visione di un mondo materialista e positivista, la direzione successivamente presa dalla carriera professionale e scientifica lo portò – suo malgrado – a confrontarsi con ipotesi eziologiche e opzioni terapeutiche dei disturbi psichici che sconfinavano nel campo della filosofia. A questo proposito non si deve dimenticare che, negli anni in cui Freud decise di lavorare in quella particolare branca medica che era la psicologia, quest’ultima aveva grandi difficoltà ad affrancarsi dalle sue radici filosofiche per raggiungere lo status di una disciplina scientifica, basata sulla riproducibilità sperimentale dei risultati.
L’aver intrapreso la professione di neurologo, poi, comportò per Freud di doversi interessare dei disturbi nevrotici, che, all’epoca, erano curati oltre che con mezzi somatici (idroterapia, elettroterapia, farmaci sedativi) anche con mezzi psichici, tra i quali il più importante era l’ipnosi. Freud si dedicò all’ipnosi, ne fece esperienza a Parigi nella Clinica di Charcot, approfondì le sue conoscenze a Nancy presso Bernheim, e, successivamente, nella pratica clinica quotidiana iniziò a farne grande uso salvo prenderne le distanze dopo poco tempo in seguito all’osservazione che l’ipnosi stessa funzionava, quando funzionava, in virtù di meccanismi molto poco scientifici come, ad esempio, la suggestione.
Suggestione, immaginazione, superstizione rappresentavano i “pericoli” da cui guardarsi se si voleva avere credibilità scientifica e Freud per tutta la vita ebbe come obiettivo primario far sì che la disciplina da lui creata, la psicoanalisi, acquistasse una solida credibilità scientifica.
    Nel terzo volume di Vita e opere di Freud Jones ha dedicato un intero capitolo (intitolato “Occultismo”) all’analisi dell’atteggiamento di Freud nei confronti dei fenomeni paranormali. «In questo campo – scrisse Jones – Freud rivela un’impercettibile e continua oscillazione tra scetticismo e credulità, che ci permette di portare tante prove in funzione di un suo atteggiamento di dubbio quante in favore di una sua adesione alle credenze occulte» (Jones, 1953, III, p. 443).
    É probabile che uno dei primi saggi in cui Freud fece riferimento alla credenza negli spiriti fu Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen, pubblicato nel 1907, in un passo del  quale sostenne che l’esistenza degli spiriti è un’assurdità alla quale, però, anche un uomo intelligente può credere «quando moti fortemente intrisi d’affetto trovano in essa il loro soddisfacimento» (Freud, 1907, p. 315). Scrisse Freud: « Si aggiunga poi che la credenza negli spiriti, nei fantasmi e nel ritorno delle anime, che trova tanti appoggi nelle religioni alle quali tutti, perlomeno da bambini, ci siamo sentiti attaccati, non è affatto scomparsa in tutte le persone colte, e che molti individui, per il resto ragionevoli, ritengono di poter conciliare la pratica dello spiritismo con la ragione. E anche chi è divenuto incredulo e miscredente deve con vergogna riconoscere come gli sia facile tornare per un attimo alla credenza negli spiriti, quando si combinano in lui la commozione e l’incertezza» (Freud, 1907, p. 316).
«Poco tempo dopo – Jones precisò con tono di sconforto nella sua cronaca – Freud cadde sotto l’influenza di due uomini che oltre ad essere i suoi migliori amici propendevano all’occultismo assai più di quanto lui non abbia mai fatto, neppure in seguito. Si trattava di Jung e Ferenczi […] » (Jones, 1953, III, p. 451).
Alla fine di marzo del 1909 Freud incontrò nella sua casa viennese Jung, era diventato in poco più di due anni il discepolo preferito e il successore designato. L’ultima sera viennese, mentre Freud e Jung parlavano di precognizione e parapsicologia, e Freud rifiutava tutto il complesso della questione come insensato, nella libreria si udì un colpo forte. Jung disse che sarebbe seguito presto un secondo colpo, il che effettivamente accadde. Freud fu molto impressionato da quel fatto ma, dopo la partenza di Jung, scoprì che i rumori “misteriosi” provenienti dalla sua libreria erano dovuti a banali ragioni fisiche.
Un paio di settimane circa dopo l’episodio della libreria, Freud, recuperato l’atteggiamento di scetticismo nei confronti dei fenomeni paranormali, scrisse a Jung nella lettera del 16 aprile 1909: «Ora temo di dover ricadere nei Suoi riguardi nella parte del padre, parlando della mia reazione alla storia degli spiriti che si fanno sentire battendo dei colpi; ma debbo farlo, perché le cose stanno diversamente da quanto Lei, altrimenti, potrebbe credere. Io non nego dunque che le Sue storie e il Suo esperimento mi abbiano fortemente impressionato. Dopo che Lei fu andato via mi proposi di fare delle osservazioni ed ecco i risultati. Nella mia prima stanza vi è uno scricchiolio continuo, là dove le due pesanti stele egiziane sono posate sui ripiani di quercia della libreria; la cosa dunque è troppo evidente. Nell’altra stanza, là dove l’abbiamo udito, lo scricchiolio è molto raro. Dapprima volevo considerare con una prova se il rumore, così frequente durante la Sua visita, fosse completamente cessato in Sua assenza; invece da allora si è ripetuto alcune volte, ma mai in connessione con i miei pensieri e mai quando pensavo a Lei o a questo Suo problema specifico [...] L’osservazione fu poi ben presto svuotata di significato da altri fattori. La mia credulità, o perlomeno disposizione a credere, sparì completamente non appena cessò il fascino della Sua presenza personale qui; per certi motivi interiori, è per me inverosimile che qualcosa del genere possa avvenire; i mobili se ne stanno davanti a me esanimi, come la natura sdivinizzata davanti al poeta dopo che gli dei della Grecia se ne andarono. E allora mi rimetto i dignitosi occhiali di padre e ammonisco il caro figlio a mantenere la testa fredda e a preferire di non intendere certe cose piuttosto che sacrificare troppo al desiderio di intendere [...]
Dunque apprenderò con interesse altre notizie sulle Sue ricerche a proposito del complesso degli spiriti e le considererò un grazioso delirio dal quale siamo esclusi» (McGuire, 1974, pp. 235 e 237).
I primi di settembre dello stesso anno Freud e Jung si recarono insieme negli Stati Uniti, dove erano stati invitati da G. Stanley Hall a tenere una serie di conferenze alla Clark University di Worcester, Boston. Freud chiese a Ferenczi di accompagnarlo.
Durante la permanenza negli Stati Uniti Freud partecipò con Jung a riunioni nelle quali William James, professore di Psicologia all’Università di Harvard e cultore della ricerca psichica, espose i suoi esperimenti di parapsicologia. Rispetto al tema dell’occultismo, tuttavia, il fatto di certo più interessante per Freud accadde durante il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti. Dopo lo sbarco a Brema il 29 settembre, mentre Jung proseguì direttamente per Zurigo, Freud e Ferenczi si recarono a Berlino a trovare la medium Frau Seidler, che Ferenczi conosceva.
Freud fu colpito dalle facoltà mostrate dalla medium e, tornato a Vienna, dopo aver riflettuto su quella esperienza scrisse a Ferenczi una lettera nella quale riconosceva alla donna un “dono fisiologico” grazie al quale riusciva ad intercettare i pensieri altrui, anche se in maniera distorta. Freud ammise, quindi, che Frau Seidler possedeva poteri telepatici, anche se ciò non voleva dire convertirsi all’occultismo: «Certamente no; si tratta semplicemente di trasmissione del pensiero. Se si riuscirà a dimostrarlo, si dovrà credervi. In tal caso non sarebbe un fenomeno ψ, ma puramente somatico e, comunque, una novità di prim’ordine. Nel frattempo manteniamo il più assoluto silenzio al riguardo […] Ho quasi timore che Lei abbia cominciato a individuare qualcosa di molto importante, che, però, sarà estremamente difficile utilizzare» (lettera dell’11 ottobre 1909, in Brabant, Falzeder e Giampieri Deutsch, 1993, pp. 85-86).
Freud, in realtà, temeva che, se gli psicoanalisti avessero considerato le esperienze paranormali degne di attenzione, da una parte, avrebbero giustificato le accuse di ascientificità e di misticismo nei confronti della psicoanalisi da parte della comunità scientifica ufficiale e, dall’altra, avrebbero agevolato il ricorso a metodi di indagine della psiche profonda molto più veloci e molto meno dolorosi, ma, a suo parere, meno attendibili del metodo psicoanalitico.
Così, durante la breve visita di Jung del 19 aprile 1910, Freud non perse l’occasione di ammonire il giovane amico zurighese in modo suadente e allo stesso tempo minaccioso: «Mio caro Jung, promettetemi di non abbandonare mai la teoria della sessualità. Questa è la cosa più importante. Vedete, dobbiamo farne un dogma, un incrollabile baluardo». Nei Ricordi Jung racconta di aver domandato con una certa sorpresa: «Un baluardo contro che cosa?» e di aver ricevuto da Freud la seguente risposta: «Contro la marea di fango ... dell’occultismo» (Jung, 1961, p. 191).
Indubbiamente Freud forzò la mano, ma non bisogna dimenticare che Jung ricopriva la carica di presidente dell’Associazione internazionale di psicoanalisi da poco più di due settimane ed era, perciò, estremamente importante che il suo “principe ereditario” non si discostasse troppo dalle idee e dalla strategia che egli riteneva opportuna per lo sviluppo del movimento psicoanalitico. Jung, invece, non avrebbe mai voluto sentir pronunciare la parola “dogma” e, in cuor suo, sapeva che non  avrebbe mai partecipato ad alcuna crociata.
L’anno seguente Freud venne eletto socio corrispondente dalla S.P.R., fatto che interpretò come il «primo segno di interesse in questa dear old England» (lettera a Jung del 17 febbraio 1911, in McGuire, 1974, p. 426); nel 1915 divenne membro onorario della A.S.P.R. e nel 1923 della S.P.R. greca. A distanza di anni Jones sottolineò che quegli onori «erano presumibilmente espressioni della speranza che la psicoanalisi sarebbe stata utile a gettare luce sui problemi oscuri dell’occultismo» (Jones, 1953). Da parte sua Jones sperava, invece, che la psicoanalisi avrebbe demolito piuttosto che sostenuto i risultati della ricerca parapsicologica.
Nel 1911, forse anche in seguito al riconoscimento avuto della S.P.R., società scientifica, che vedeva tra i suoi membri personalità eminenti come A.J. Balfour, la signora Curie, Henri Bergson, Nicholas Murray Butler, G. Stanley Hall e Pierre Janet, Freud modificò il suo atteggiamento nei confronti dei fenomeni paranormali e prese seriamente il suggerimento di Jung contenuto nella lettera dell’8 maggio di quell’anno: «Dovremo conquistare anche l’occultismo. Partendo dalla teoria della libido, penso» (lettera dell’8 maggio 1911, in McGuire, 1974, pp. 452-453).
Pochi giorni dopo, infatti, il fondatore della psicoanalisi scrisse a Ferenczi: «Jung mi scrive che dobbiamo conquistare il campo dell’occultismo e chiede il mio consenso per mettersi a capo di una crociata nel campo del misticismo. Vedo che non è possibile trattenervi. Almeno andate avanti collaborando insieme: è una spedizione pericolosa e io non posso accompagnarvi» (lettera dell’11 maggio 1911, in Brabant, Falzeder e Giampieri Deutsch, 1993, pp. 284-285).
Neanche in questa occasione, però, Freud perse la sua consueta cautela e il giorno dopo scrisse un’altra lettera a Jung: «Mi rendo conto che un’intima inclinazione La induce a darsi allo studio dell’occulto, e non dubito che saprà tornare in patria con un ricco bottino. Non c’è nulla da obiettarLe, ed è sempre giusto che un uomo segua i suoi impulsi. La fama che si è guadagnata con la Dementia contrasterà per un pezzo l’accusa di “misticismo”: però non si trattenga a lungo nelle colonie tropicali, è a casa che c’è da fare» (lettera del 12 maggio 1911, in McGuire, 1974, p. 454).
Freud si venne a trovare tra due “fuochi amici”: da una parte Jung, la cui fedeltà gli sembrava vacillasse, ma che dopo tutto era sempre presidente dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi, e dall’altra Ferenczi, che era diventato il suo interlocutore privilegiato oltre che un amico sincero. Allora, cercando di padroneggiare gli eventi e, allo stesso tempo, di limitare l’esuberanza dello svizzero, dopo pochi giorni scrisse a Jung: «In fatto di occultismo sono diventato umile, dopo la grande lezione delle esperienze di Ferenczi. Prometto di accettare tutto ciò che possa sembrare almeno un po’ ragionevole: e – come Lei sa – non lo faccio con piacere. Ma da allora la mia ύβρις è andata in frantumi. Mi piacerebbe sapere che Lei e Ferenczi agiscono all’unisono, quando uno di Loro due sarà pronto ad affrontare il pericoloso passo della pubblicazione, e penso che ciò potrebbe essere del tutto compatibile con una piena indipendenza di entrambi nel corso del lavoro» (lettera del 15 giugno 1911, in McGuire, 1974, p. 461).
L’apertura di Freud a nuove idee che spingevano la dottrina psicoanalisi oltre i confini della psiche individuale e della psicologia positivista e, di fatto, ampliavano la sua concezione dell’inconscio è testimoniata dal seguente brano della lettera scritta a Jung il 10 gennaio 1912: «Del resto io penso che due saggi di ΨΑ di quest’ultimo periodo, – i due più importanti – cioè la Sua dimostrazione dell’ereditarietà inconscia del simbolismo, dunque propriamente la dimostrazione delle “idee innate” [Freud si riferiva a Simboli della trasformazione], nonché le prove di Ferenczi a proposito della trasmissione del pensiero, ci conducano molto al di là della primitiva delimitazione della ΨΑ e che dobbiamo continuare. Io non voglio neppure tenere a freno Ferenczi più a lungo, all’inizio del 1913 dovrà pubblicare e prima ancora discutere con Lei [...]» (McGuire, 1974, p. 517).
Sempre all’inizio del 1912, a conferma della più o meno convinta riconciliazione con la ricerca parapsicologica, Freud scrisse per la S.P.R. un breve articolo sull’inconscio. Fu, questa, forse l’ultima occasione in cui Freud ritornò con Jung sull’argomento, poi, come è noto, nel corso di quell’anno si consumò il contrasto tra i due vecchi amici, che culminò con l’uscita di Jung dal movimento psicoanalitico nel 1913. È interessante notare che, nello stesso periodo, lo scambio di idee sui fenomeni paranormali si interruppe anche con Ferenczi. Forse Ferenczi (che nell’estate del 1912 con Jones aveva promosso la costituzione del “Comitato” in difesa dell’ortodossia freudiana) lasciò cadere la faccenda per non rischiare, dopo il distacco di Wittels, Adler, Stekel e, per ultimo,  di Jung, ulteriori lacerazioni nel gruppo dei seguaci di Freud.     
     Molti anni dopo Freud riprese ad interessarsi dell’occultismo, senza doverne più rendere conto né a Jung né a Ferenczi, ma lo fece ancora tra molte contraddizioni limitandosi a riportare solo alcuni dei tanti possibili fenomeni paranormali entro l’alveo della teoria psicoanalitica.
Tutto apparentemente ricominciò nell’estate del 1921, quando Hereward Carrington, fondatore dell’American Psychical Institute, chiese a Freud se era disposto a far parte del comitato dei consulenti del suo istituto. Freud gli rispose il 24 luglio da Gastein, dove stava trascorrendo un lungo periodo di villeggiatura: «io non sono uno di quelli che respingono in anticipo lo studio dei cosiddetti fenomeni psichici occulti come non scientifico, indegno o addirittura pericoloso. Se fossi, invece che alla fine, agli inizi della mia carriera scientifica non sceglierei, nonostante le difficoltà, un altro campo di lavoro.
    Tuttavia La prego di rinunciare al mio nome per la Sua impresa, e ciò per più ragioni.
In primo luogo, perché nel campo dell’occulto sono un perfetto dilettante e un novizio, e non ho il diritto di pretendere a un qualunque barlume di autorità.
In secondo luogo, perché mi deve premere di separare nettamente la psicoanalisi, nella quale non vi è niente di occulto, da questo campo del sapere non ancora conquistato, e di non dare occasioni a equivoci sotto questo riguardo.
Infine, perché non riesco a liberarmi di certi pregiudizi scettico-materialistici e li porterei con me nell’indagine dell’occulto. Così, sono assolutamente incapace di prendere in considerazione, anche solo come possibilità scientifica, la “sopravvivenza della personalità” dopo la morte, né ho sorte migliore con l’“idroplasma”.
Dunque, penso sia meglio che continui a limitarmi alla psicoanalisi […]» (Freud, 1990, p. 277).
Sempre nell’estate 1921 – molto probabilmente pochi giorni dopo aver scritto a Carrington – Freud si incontrò con i membri del Comitato (Abraham, Eitingon, Ferenczi, Rank, Sachs e Jones) e, durante un’escursione sui monti dello Harz, presentò loro vari lavori, preparati nei mesi precedenti a Gastein, il primo dei quali fu Psicoanalisi e telepatia. A proposito di questo lavoro Musatti ha scritto: «Freud era scettico verso tutto ciò che si comprende sotto l’ambiguo termine di “occultismo”. Non escludeva invece la possibilità, in condizioni eccezionali, di una trasmissione extrasensoriale di qualche contenuto mentale, e portò alcuni esempi alla considerazione dei colleghi. A quanto dice Jones, i presenti accolsero in modo vario la comunicazione letta da Freud. Forse anche per questo, ma soprattutto perché le polemiche riguardanti questi oscuri fenomeni non interferissero sul destino della psicoanalisi, Freud non pubblicò la comunicazione allora, ed essa apparve postuma» (Musatti, 1977, pp. XV-XVI).
Nel saggio Psicoanalisi e telepatia Freud, pur contestando agli occultisti la tendenza a credere ciecamente a certi fenomeni, ammise chiaramente l’importanza di questo campo di studio e l’opportunità di un contributo psicoanalitico alla loro interpretazione: «Non è più possibile, a quanto sembra, rifiutare lo studio dei cosiddetti fenomeni occulti, di quei fatti, cioè, che parrebbero avallare la reale esistenza di forze psichiche diverse dalla mente umana e animale che conosciamo; o che potrebbero svelare capacità di questa mente che finora non sono state riconosciute» (Freud, 1921, p. 345.
Come già detto, Psicoanalisi e telepatia non fu pubblicato, però Freud, non volendo trascurare l’argomento, alla fine di quell’anno preparò una conferenza su Sogno e telepatia, destinata alla Società psicoanalitica di Vienna. Questa conferenza non venne letta in quella sede e il testo fu pubblicato nel primo numero di Imago del 1922.
Se nei confronti dei fenomeni paranormali, in particolare della telepatia, Freud mostrò un  crescente interesse, nei confronti dello spiritismo fu sempre scettico anzi, come è stato giustamente sottolineato, perfino sarcastico (Iannuzzo, 1985). Freud, infatti, nel saggio L’avvenire di un’illusione affermò che tra i tentativi di rendere più credibili le pretese dell’esistenza dell’aldilà erano da annoverarsi le pratiche degli spiritisti, «che sono convinti della sopravvivenza dell’anima individuale e vogliono dimostrarci in modo incontrovertibile quest’unica proposizione della dottrina religiosa. Purtroppo non riescono a confutare l’idea che le apparizioni e le manifestazioni dei loro spiriti altro non siano che produzioni della loro stessa attività psichica. Hanno evocato gli spiriti degli uomini più grandi, dei pensatori più eminenti, ma tutte le manifestazioni e le informazioni che hanno ottenuto da costoro sono state così stupide, così desolatamente insignificanti, che nulla vi si può trovare di credibile, salvo la capacità, degli spiriti di adeguarsi alla cerchia degli uomini che li evocano» (Freud, 1927, pp. 457-458).
Diversi anni dopo Freud intitolò Sogno e occultismo la trentesima lezione della Introduzione alla psicoanalisi (Nuova serie di lezioni). In questo saggio Freud fece un’eccellente introduzione ai motivi per cui le persone erano pro o contro l’occulto (Fodor, 1971) e definì la telepatia come «il fenomeno per cui si presume che un evento occorso in un determinato istante giunga pressappoco simultaneamente alla coscienza di una persona che è lontana nello spazio, senza che si possa parlare di vie di comunicazione a noi note. Si presume tacitamente che questo evento riguardi una persona per la quale l’altra, quella che riceve la notizia, ha un forte interesse emotivo» (Freud, 1932, p. 150). A sostegno del valore delle sue esperienze sul fenomeno della telepatia Freud presentò quattro casi clinici. Si trattava del caso pubblicato nel 1922 in Sogno e telepatia e dei tre casi, che sarebbero stati pubblicati postumi in Psicoanalisi e telepatia.
Due brani di Sogno e occultismo rappresentano forse il più compiuto tentativo di interpretare in chiave psicoanalitica i fenomeni della trasmissione del pensiero e della telepatia.
Nel primo leggiamo: «Quando, più di dieci anni fa, [alcuni fenomeni “occulti”] si presentarono per la prima volta al mio orizzonte, anch’io temetti che fosse minacciata la nostra visione scientifica del mondo; ebbi timore che, nel caso in cui alcuni aspetti dell’occultismo si mostrassero validi, essa dovrebbe cedere il posto allo spiritismo o al misticismo [...] E per quanto concerne in particolare la trasmissione del pensiero, essa sembra anzi favorire l’estendersi della mentalità scientifica – gli avversari dicono: meccanicistica – al campo spirituale, così difficile da imprigionare. Il processo telepatico consisterebbe nel fatto che un atto mentale di una persona suscita il medesimo atto mentale in un’altra persona. Ciò che sta tra i due atti mentali può benissimo essere un processo fisico, ove lo psichico a un’estremità si trasforma appunto in questo processo fisico, e quest’ultimo, all’altra estremità, si trasforma nel medesimo psichico [...] Si può dire che, con l’inserimento dell’inconscio tra ciò che è fisico e ciò che finora veniva chiamato “psichico”, la psicoanalisi ha reso accettabili processi come la telepatia» (Freud, 1932, p. 167).
Il secondo brano sembra anticipare una prospettiva teorica diversamente sviluppata a grande distanza di spazio e di tempo da Jung: «Nulla vieta di supporre che questo [la telepatia] sia il mezzo originario, arcaico, di comunicazione tra gli individui e che nel corso dell’evoluzione filogenetica esso sia stato sopraffatto dal metodo migliore di comunicare che si avvale di quei segni che gli organi di senso sono in grado di captare. Ma chissà che il metodo più antico non sia rimasto nello sfondo e si affermi ancora in certe condizioni, per esempio nel caso di una folla eccitata dalle passioni» (Freud, 1932, p. 168).


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Sonovi, Orazio, nel Cielo e nella Terra più cose che non ne immagini i sogni di vostra filosofia.
W. SHAKESPEARE, Amleto, Atto 1, Scena V
(traduzione di Carlo Rusconi, 1838)

Dans des cas pareils, ce n’est que le premier pas qui coûte.
MARIE-ANNE DU DEFFAND a Orazio Walpole, 1767.


Il termine “inconscio”, sia come sostantivo che come aggettivo, è associato nell’uso comune alla psicoanalisi, anche se come concetto nacque molto tempo prima della comparsa della disciplina fondata da Sigmund Freud nel 1896 (Ellenberger, 1970; Tallis, 2002). Di fatto oggi nessuno mette in dubbio che nella storia dell’umanità, a partire dagli albori della civiltà in poi, dall’era classica dei Greci e dei Romani al Medioevo, dal Rinascimento fino all’Illuminismo, dal Romanticismo al Positivismo, tutto ciò che in seguito avrebbe preso il nome di “inconscio” ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della religione, della filosofia e della medicina oltre che in aspetti non secondari della vita quotidiana.
    In questa relazione sono stati presi in esame alcuni fatti relativamente recenti della storia dell’inconscio in base all’assunto che l’applicazione di mezzi fisici o psichici per modificare lo stato mentale delle persone, come avvenne nel mesmerismo e nell’ipnotismo, e l’entrare in contatto spontaneamente o intenzionalmente con entità spirituali per dimostrare l’esistenza di un aldilà collegato alla vita umana, come avvenne nello spiritismo, rappresentarono importanti tappe dell’indagine sui fenomeni mentali e sui comportamenti degli individui non spiegabili dalla psicologia della coscienza, indagine che ricevette dalla psicoanalisi di Freud una fondamentale spinta e una sistematizzazione mai raggiunta in precedenza (Ellenberger, 1970; Tallis, 2002).  
    In questa relazione si è data la precedenza all’esposizione sintetica della posizione di Jung nei confronti dei fenomeni paranormali, riconducibili in generale a dinamiche inconsce, per due motivi principali. Primo, per una ragione di priorità cronologica, perché Jung, anche se più giovane di Freud di diciannove anni, sperimentò quei fenomeni e tentò di spiegarli molti anni prima del maestro viennese. Secondo, perché l’atteggiamento mentale di fondo di Jung nei confronti di quei fenomeni fu sostanzialmente in linea con il modo in cui venivano considerati nel passato, cioè più come manifestazioni dell’inconscio sovrapersonale che come espressioni di dinamiche dell’inconscio della psiche individuale.
    Il diverso modo di considerare i fenomeni paranormali rappresentò uno dei più importanti motivi di disaccordo tra Freud e Jung proprio perché fu strettamente collegato a una diversa e apparentemente inconciliabile visione dell’inconscio.
    All’origine della diversa concezione dell’inconscio, dalla quale si svilupparono le diverse idee di Freud e di Jung sul funzionamento dei processi psichici e sulla causa e la terapia dei disturbi mentali, si possono individuare due distinte radici intellettuali.
    La prima e più importante radice intellettuale di Freud fu una solida formazione biologica, basata soprattutto sullo studio della struttura e delle funzioni del sistema nervoso. Su questa radice “biologica” si innestò in seguito una seconda radice, costituita dall’esperienza del trattamento dei disturbi “nervosi” mediante l’ipnosi, da cui prese le mosse la sua ricerca sui meccanismi psicologici alla base delle alterazioni degli stati mentali.
    La prima radice intellettuale di Jung fu, invece, una personale e pervasiva esperienza dei fenomeni occulti associata all’interesse per la loro comprensione psicologica, mentre la seconda radice, pure molto importante ma in un certo senso meno fondante, fu la piena immersione nella professione di medico nel campo della psichiatria biologica del suo tempo.
    Potremmo, quindi, avanzare l’ipotesi che Freud e Jung giunsero a concezioni dell’inconscio molto diverse in gran parte a causa della diversa costituzione delle loro radici intellettuali, personali e professionali.
    Freud definì attraverso tappe successive e trials and errors un assetto della struttura della psiche, che non trascendeva la realtà biologica dell’individuo, e nella sua metapsicologia ci fu posto solo per un inconscio personale, anche se in qualche modo aperto all’esterno, come si può vedere nello schema grafico, che lo stesso Freud, in una fase molto avanzata della sua teorizzazione, disegnò in Introduzione alla psicoanalisi (Nuova serie di lezioni) (Freud, 1932).
Tuttavia Freud, anche se non pienamente convinto, restò sempre fermo sulla decisione di non avventurarsi nel mondo psichico esterno alla psiche individuale ritenendo di non essere ancora in possesso degli strumenti necessari per farlo e, coerentemente a questa posizione, più volte lasciò cadere nel vuoto gli inviti di Jung e di Ferenczi ad includere nell’indagine psicoanalitica i fenomeni spiritistici e le esperienze paranormali.  
    Siamo, pertanto, portati a pensare che l’atteggiamento generale di Freud nei confronti dell’“occultismo”, termine che utilizzò sempre forse con un intento dispregiativo per indicare l’insieme dei fenomeni già da molti anni oggetto della ricerca parapsicologica, fu dovuto a due ordini di ragioni: da una parte, a ragioni teoriche di coerenza alla sua originale teoria generale del funzionamento della psiche e di rifiuto della possibile estensione sovrapersonale del concetto di inconscio, e, dall’altra, a ragioni politiche di difesa dall’accusa di misticismo da parte della comunità scientifica del suo tempo della psicoanalisi, la disciplina “scientifica” da lui fondata.
Le diverse concezioni dell’inconscio di Freud e di Jung si svilupparono seguendo direzioni, per così dire, diametralmente opposte.
La teorizzazione freudiana procedette in una direzione che potremmo definire “centripeta” nel senso che Freud cercò di costruire un corpus dottrinale scientificamente coerente individuando la finalità ultima della psicoanalisi, in quanto tecnica di indagine, nello studio dei rapporti tra l’Io e l’Es e, in quanto strumento di cura, nella massima occupazione del territorio dell’Es da parte dell’Io.
Così l’aver ricondotto la telepatia, unico fenomeno paranormale, di cui Freud difese apertamente l’esistenza, alle dinamiche transferali inconsce nel contesto del rapporto analitico paziente-terapeuta, rappresentò uno degli esempi più chiari e interessanti del ricorso esclusivo, nella sua elaborazione teorica, al concetto biologico di energia libidica di natura sessuale. E va sottolineato che fu proprio questa lettura delle dinamiche psicologiche il motivo principale dell’accusa di unilateralità da parte di Jung.
La teorizzazione di Jung si sviluppò, invece, in una direzione “centrifuga” verso quella psiche sovrapersonale con la quale aveva avuto a che fare fin dagli anni dell’infanzia nell’atmosfera carica di mistero del suo mondo familiare. E non è una fantasia priva di fondamento pensare che il travaglio spirituale ed il confronto duro, in molte occasioni impari, con l’inconscio, che lo accompagnarono per tutta la vita, furono per Jung lo scotto da pagare in termini psicologici per arrivare a comprendere in profondità il significato delle presenze spirituali, che erano state così importanti per il nonno materno e per la sua stessa madre.
Così per Jung fu una necessità “vitale” intraprendere quel lungo cammino che lo portò, come psichiatra e come psicologo, a non arretrare di fronte all’apparente incomprensibilità dei deliri dei pazienti del Burghölzli, ad addentrarsi nello studio della mitologia, dello gnosticismo, dell’alchimia, delle religioni orientali e a cercare di dare un significato perfino alla credenza negli spiriti o negli oggetti volanti non identificati.
Per Jung tutto questo e, assieme a questo, anche i fenomeni paranormali non trovavano una spiegazione utilizzando come chiave interpretativa solo l’ipotesi dell’inconscio psichico personale, individuale. Jung giunse, perciò, ad ipotizzare l’esistenza di un inconscio collettivo, sovrapersonale, «una forma dell’essere relativamente indipendente dalle limitazioni di spazio e di tempo» (Jung, 1948, p. 26), che si manifestava attraverso la spinta e l’urgenza dei suoi contenuti, cioè gli archetipi. «Gli spiriti sono complessi dell’inconscio collettivo [...] sono o pensieri morbosi o idee nuove ancora sconosciute [...]» (Jung, 1920/1948, pp. 337-338).        
A questo punto è chiaro che rimane ancora molto spazio per ulteriori considerazioni critiche sulla questione molto attuale del significato e dei limiti del concetto di inconscio.
Concludo questa relazione sottolineando l’interesse speculativo e pratico connesso a una ripresa della riflessione critica sulla natura dei fenomeni psichici “sovranormali”.
Questa riflessione potrebbe anche essere di aiuto se si vuole provare a dare una risposta equilibrata e soddisfacente alla domanda se ebbe ragione Freud ad opporsi difensivamente alla “marea di fango dell’occultismo” – limitandosi ad annettere alla terraferma dell’Io solo un piccolo braccio di mare, cioè la telepatia – o se ebbe ragione Jung a cercare di affrontare – con coraggio e senza l’ambizione del “conquistatore” dello Zuiderzee – quella stessa “marea”.  


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(Le voci bibliografiche precedute dall’asterisco non compaiono come citazioni nel testo.)

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Pubblicato in Psicoanalisi e metodo, 12, 123-167, 2013.

 «Il termine “sovranormale” è divenuto di moda da qualche anno grazie ai ricercatori della Society for Psychical Research e ha sostituito la vecchia parola “soprannaturale”, divenuta inservibile a causa di tutti i legami sospetti contratti negli ambienti filosofici e teologici» (Flournoy, 1899, ed. it. p. 187).
 Poe Edgar Allan (1809-1849), scrittore, poeta, critico letterario, fu uno dei più importanti esponenti del movimento romantico americano. Considerato l’inventore del genere “giallo”, è soprattutto noto come autore di racconti del mistero e dell’orrore. Nel 1845 Poe pubblicò due racconti basati sugli esperimenti mesmerici di magnetismo: La verità sul caso di mister Valdemar (vedi anche la nota 16) e Una storia delle “Ragged mountains”.
 Hoffmann Ernest Theodor Amadeus (1776-1822), scrittore, giurista, compositore, critico musicale, artista appartenente al movimento romantico tedesco, scrisse storie nelle quali aspetti soprannaturali e sinistri entrano e escono dalla vita degli uomini, rivelando ironicamente i lati tragici e grotteschi della natura umana.
 Conte di Lautréamont, pseudonimo di Isidore-Lucien Ducasse (1846 - 1870), poeta francese, scrisse I canti di Maldoror e Poésies.
 C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, 1961.
 Elliotson John (1791-1868), medico inglese, professore presso l’University College di Londra, scoprì il collegamento tra il polline e la febbre da fieno e fu il primo a impiegare lo iodio per la cura del gozzo. Fu anche il primo in Inghilterra ad utilizzare lo stetoscopio (Tallis, 2002, p. 44). Nel 1844 fondò il giornale The Zoist: A Journal of Cerebral Physiology & Mesmerism and their Application to Human Welfare. Fu amico di Charles Dickens, che introdusse al mesmerismo.
 Esdaile James (1805-1859), chirurgo scozzese al seguito dell’East India Company, eseguì diverse centinaia di interventi chirurgici su pazienti mesmerizzati. Fondò il Mesmeric Hospital di Calcutta.
 Charcot Jean-Martin (1825-1893), neurologo e anatomo-patologo francese, è considerato il padre della neurologia francese e uno dei pionieri della neurologia in senso assoluto.
 Liébeault Ambroise-Auguste (1823-1904), medico francese, ebbe il coraggio di introdurre la pratica dell’ipnotismo nella sua attività di medico generico ed ebbe un tale successo da acquistare una grande notorietà.
 Bernheim Hippolyte (1840-1919), medico e neurologo francese, è considerato il fondatore della "Scuola di Nancy" e il padre della moderna ipnoterapia. Bernheim sosteneva che il sonno ipnotico o provocato era uno stato fisiologico, ottenibile in tutti gli individui. Inoltre riteneva che l’ipnosi dipendeva semplicemente dalla suggestionabilità del soggetto al pari di altri procedimenti psicoterapeutici e non era appannaggio di particolari condizioni patologiche come, per esempio, l’isteria.
 Janet Pierre (1859-1947), psicologo francese, diresse il Laboratorio di psicologia sperimentale della Salpêtrière di Parigi, creato per lui da Charcot. Dal 1897 insegnò Psicologia alla Sorbona. Propose la “teoria dell’automatismo psicologico”, totale o parziale, secondo la quale i comportamenti amnesici osservati negli stati di sdoppiamento della personalità sarebbero sintomi essenzialmente isterici provenienti da idee fisse subconscie.
 Podmore Frank (1856-1910), membro fondatore della Fabian Society, interessato fin da studente allo spiritismo, aderì alla Society for Psychical Research.
 Fodor Nandor (1895-1964), ungherese di nascita, studiò diritto e iniziò la professione di avvocato, quindi diventò giornalista e scrittore. Nel 1934 pubblicò l’Encyclopaedia of Psychic Science, che presto lo rese famoso e lo introdusse nel mondo della “ricerca psichica”. Si interessò di parapsicologia, psicologia e, dopo il suo trasferimento negli USA, esercitò la professione di psicoanalista.
 Marie-Joseph Paul Yves Roch Gilbert du Motier, Marchese de La Fayette (1757-1834), generale e politico francese, fu protagonista della rivoluzione americana e della rivoluzione francese.
 Poyen Saint Sauveur Charles (? - 1844), allievo di  HYPERLINK "http://www.phineasquimby.com/marquis_de_puysegur.html" Puységur, si autoproclamò professore di Magnetismo animale. Giunse in America dalla Francia nel 1836 e ritornò in Europa nel 1839.  
 Collyer Robert Hanham (1814-1891) studiò frenologia con Johann Gaspar Spurzheim a Parigi e frequentò per un certo tempo l’università a Londra. Pur non avendo completato gli studi, soleva  presentarsi come professore in Mesmerismo e Psicografia. Il 16 dicembre 1845 Collyer scrisse una lettera a E.A. Poe, che aveva appena pubblicato il racconto a tema mesmerico La verità sul caso di mister Valdemar, per comunicargli che ciò che Poe aveva scritto come puro frutto della fantasia a lui era accaduto nella realtà. Nel racconto di Poe mister Valdemar era stato mantenuto “in vita” per “quasi sette mesi” tramite la magnetizzazione mesmerica, che gli era stata praticata nella fase del trapasso.  
 Con il nome di Swedenborgianesimo si intendono le dottrine, le credenze e le pratiche della Chiesa della Nuova Gerusalemme, fondata alla fine del diciottesimo secolo dai seguaci dello scienziato e teologo svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772).
 I principi dell’Universalismo si basano fondamentalmente nella "dottrina della salvezza universale o della pienezza e della felicità finali di tutti gli esseri umani per opera della grazia di Dio, attraverso il ministero del Suo figlio, Gesù Cristo" (T.S. Sawyer, fine del diciannovesimo secolo). La prima chiesa universalista negli Stati Uniti venne fondata da John Murray alla fine del diciottesimo secolo.
 Kardec Allan, pseudonimo di Hypolyte Léon Denizard Rivail (1804-1869),  pubblicò nel 1856-57 Il libro degli Spiriti, nel 1861 Il libro dei medium, nel 1864 Il Vangelo secondo lo Spiritismo e nel 1868 La Genesi. Nel 1868 fondò la Revue Spirite e la Societe parisienne d’Etudes Spirites.
 «In francese il termine spiritisme equivale al termine inglese spiritualism. Il termine francese spiritisme è associato alla dottrina della reincarnazione di Allan Kardec non  compresa nel termine spiritualism. Il termine spiritualismo, come viene usato in Europa, indica una credenza filosofico-religiosa, opposta al materialismo, che ha diverse caratteristiche psicologiche così che – come il Prof. Flournoy confessa di essere – ci si può sentire spiritisti senza essere spiritualisti e viceversa. Flournoy crede che esista un mondo spirituale e che dopo la distruzione apparente del corpo continuiamo a vivere, ma non ammetterebbe che sia possibile dimostrare sperimentalmente questa credenza» (Fodor, 1934, p. 359).
 Pestalozzi Johann Heinrich (1746-1827), pedagogo svizzero, si impegnò anche come riformista sociale e come politico. Fondò  nel 1805 la Scuola di Yverdon, che, dopo una serie di esperienze deludenti, chiuse nel 1824.
 Crookes William (1832-1919), chimico e fisico britannico, fu presidente della Society for Psychical Research dal 1896 al 1897. Nel 1861 scoprì un nuovo elemento chimico, cui diede il nome di tallio.
  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Edmund_Gurney" \o "Edmund Gurney"  Gurney Edmund (1847-1888), psicologo e ricercatore psichico inglese, fu coautore del libro Phantasms of Living (1886).
 Myers Frederick William Henry (1843-1901), poeta, classicista, filologo e parapsicologo britannico, fu membro e fondatore della Society for Psychical Research, di cui fu presidente nel 1900. Ipotizzò l’esistenza di una regione profonda della psiche da lui chiamata subliminal consciousness, che pensò fosse all’origine degli eventi paranormali. Scrisse l’introduzione del celebre libro Phantasms of Living (1886) di Edmund Gurney e Frank Podmore.
  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/William_Fletcher_Barrett" \o "William Fletcher Barrett" r Barrett William Fletche (1844-1925), fisico inglese nato a Kingston (Giamaica), fu professore di Fisica sperimentale al Royal College of Science irlandese. Fin da molto giovane si interessò di fenomeni psichici (poltergeists, trasmissione del pensiero, bastoni da rabdomante). Nel 1882 fu cofondatore della Society for Psychical Research e nel 1885 fondò la Società americana per la Ricerca Psichica.
  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Edmund_Rogers" \o "Edmund Rogers"  Rogers Edmund Dawson (1823-1910), giornalista inglese, si interessò giovanissimo alla dottrina di Swedenborg, poi studiò il mesmerismo e le cure mesmeriche, per approdare alla fine allo spiritismo.
  HYPERLINK "http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Sidgwick" \o "Henry Sidgwick"  Sidgwick Henry (1838-1900), filosofo utilitarista ed economista, fu uno dei fondatori ed il primo presidente della Society for Psychical Research.
 Hyslop James Hervey (1854-1920), professore di Logica e Etica alla Columbia University di New York, fu uno dei più importanti ricercatori psichici americani.
 James William (1842-1910), psicologo e filosofo statunitense, professore di Psicologia all’Università di Harvard, fu presidente della Society for Psychical Research negli anni 1894-95 e fu tra i fondatori della Società Americana per la Ricerca Psichica.
 Lombroso Cesare, nato Marco Ezechia Lombroso (1836-1909), medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, è considerato il padre della moderna criminologia. Insegnò Medicina Legale, Psichiatria e Antropologia criminale all’Università di Torino. Tra i suoi numerosi libri si possono ricordare L’uomo delinquente (1876) e L’uomo di genio in rapporto alla psichiatria (1888). Nell’ultima parte della vita si interessò di spiritismo e di fenomeni psichici. Scrisse: «Mi vergogno e mi pento di essermi opposto con tanta tenacia alla possibilità dei cosiddetti fenomeni spiritistici».
 Richet Charles (1850-1935), medico e fisiologo francese, è considerato il fondatore della sieroterapia e pioniere nella ricerca sull’anafilassi (Premio Nobel 1913 per la fisiologia). Nel 1905 nel discorso di insediamento alla presidenza della S.P.R. propose il termine “metapsichica” per indicare i fenomeni e gli esperimenti della ricerca psichica, definendola come la «scienza che si interessa dei fenomeni meccanici o psicologici dovuti a forze che sembrano essere intelligenti, o a poteri sconosciuti, latenti nell’intelligenza umana». Il termine “metapsicologia” è sostanzialmente sinonimo di “parapsicologia”, anche se, secondo Flournoy, avrebbe dovuto essere limitato ai fenomeni definitivamente dimostrati sovranormali. La Società Italiana di Metapsicologia (dal 1955 Società Italiana di Parapsicologia) fu fondata a Roma nel 1937 da Emilio Servadio (1904-1995), psicoanalista, Giovanni Schepis (1894-1963), statistico, e Ferdinando Cazzamalli (1887-1958), neuropsichiatra.
 Jaffé Aniela (1903-1991), psicologa tedesca, fu segretaria del C.G. Jung Institute di Zurigo dal 1947 al 1955 e segretaria personale di Jung dal 1955 al 1961. Registrò i ricordi di Jung e ne curò l’autobiografia (Memorie, sogni, riflessioni, 1961). Autrice di numerosi importanti articoli di psicologia, scrisse ampiamente su temi di parapsicologia, in particolare sui suoi rapporti con l’inconscio.
 Strauss David Friedrich (1808-1874), teologo e scrittore tedesco, nel 1835, all’età di 27 anni pubblicò Das Leben Jesu, kritisch bearbeiten (La vita di Gesù, esaminata criticamente), nella quale negava la sua natura divina, che scandalizzò l’Europa cristiana della sua epoca.
 Schopenhauer Arthur (1788-1860), filosofo romantico tedesco, del quale vanno ricordate le seguenti opere principali: Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente (1813), Il mondo come volontà e rappresentazione (1819) e Parerga e paralipomena (1851). Si interessò di scienze occulte e sull’argomento pubblicò nel 1836 Magnetismo animale e magia e nel 1851 Sull’apparente intenzionalità nel destino del singolo e Saggio sulla visione di spiriti e su ciò che vi è connesso.
 Kant Immanuel (1724-1804), filosofo, fu uno dei più importanti rappresentanti dell’illuminismo tedesco. Espose la sua “rivoluzione” filosofica nelle sue opere principali Critica della ragion pura (1781), Critica della ragion pratica (1788), Critica del giudizio (1790). Tra i suoi scritti precritici va menzionato Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica (1766), nel quale criticò le idee del mistico svedese Emanuel Swedenborg.
 Zöllner Johann Karl Friedrich (1834-1882), professore di Fisica e Astronomia all’Università di Lipsia, pubblicò i resoconti delle sedute con vari medium in un lavoro intitolato Transcendental Physics (1880).
 Il termine “psicoide”, usato da Jung come aggettivo, indica quei processi della psiche che esisterebbero a entrambe le estremità della “scala psichica”.  L’aggettivo “psicoide” significa “simile all’anima”, “psichiforme”, “quasi psichico”.  Secondo Jung, l’aggettivo “psicoide” «caratterizza lo strato più profondo e senza forma immaginabile dell’inconscio collettivo e i suoi contenuti, gli archetipi» (Jung, 1961, p. 476). Questo termine fu usato, come sostantivo femminile (Psychoide), anche da Eugen Bleuler e come sostantivo maschile (Psychoid) da Hans Driesch, in entrambi i casi con significati diversi da quello junghiano (Jung, 1946, p. 195).
 Schrenck-Notzing Albert Baron von (1862-1929), psichiatra e ricercatore psichico tedesco, si dedicò allo studio degli eventi paranormali connessi alle facoltà medianiche, l’ipnotismo e la telepatia.
 Bleuler Eugen (1857-1939), psichiatra svizzero, fu Direttore della Clinica Psichiatrica Universitaria e dell’Ospedale Psichiatrico Burghölzli di Zurigo dal 1898 al 1927. Per primo propose il termine schizofrenia (1908-1911) in sostituzione del termine dementia praecox di Kraepelin.
 White Stewart Edward (1873-1946), scrittore americano, autore di libri d’avventura, negli ultimi anni della sua vita si occupò di spiritismo. La lettura del libro di White The Unobstructed Universe fu consigliata a Jung dallo psicoterapeuta Fritz Künkel (vedi la  lettera di Jung del 10.07.1946).
 Flammarion Nicolas Camille (1842-1925), astronomo, editore e divulgatore francese, fu affascinato dallo spiritismo e dalla teoria della reincarnazione. Nel 1923 fu presidente della Society for Psychical Research.
 Schiaparelli Giovanni Virginio (1835-1910), astronomo e  storico della scienza italiano, si interessò dei fenomeni spiritistici e fece parte della commissione di scienziati che a Milano studiò la famosa medium spiritista Eusapia Palladino (1854-1918).
 Lodge Oliver Joseph (1851-1940), fisico e scrittore inglese, oltre che per le sue invenzioni nel campo della elettricità e delle telecomunicazioni, è ricordato per i suoi studi sulla vita dopo la morte e sui fenomeni psichici, in particolare la telepatia. Fu membro del Ghost Club e presidente della Society for Psychical Research dal 1901 al 1903.
 Multatuli, pseudonimo di Eduard Dowes Dekker (1820-1887), scrittore e aforista olandese, è noto soprattutto per il romanzo Max Havelaar (1860), nel quale denunciò gli aspetti più crudeli del colonialismo olandese verso la popolazione indigena (delle Indie Orientali Olandesi, ora Indonesia).
 Rhine Joseph Banks (1895-1980), botanico americano, fu per breve tempo allievo dello psicologo William McDougall alla Harvard University di Cambridge, Mass. Fondò il Laboratorio di parapsicologia della Duke University di Durham, NC. Fece numerosi esperimenti con l’intento di rendere la parapsicologia una branca scientifica della psicologia.
 Wilhelm Richard (1873-1930), sinologo, teologo e missionario tedesco, fu amico personale di C.G. Jung. É noto soprattutto per la traduzione di testi filosofici cinesi, tra i quali I Ching e Il segreto del fiore d’oro.
 Jones Ernest (1879-1958), neurologo e psicoanalista britannico, fu tra i primi ad aderire alla psicoanalisi di Freud, entrando gradualmente e stabilmente nelle sue grazie, fino ad assumere un ruolo centrale nel Comitato Segreto, formatosi nel 1912 per difendere l’ortodossia freudiana. Nel 1909 dovette emigrare in Canada, dove divenne professore associato di Psichiatria a Toronto. Divenuto redattore del Journal of Abnormal Psychology di Morton Prince, organizzò in seguito l’Associazione Psicoanalitica Americana. Rientrato a Londra nel 1913, nel 1919 fondò l’Associazione Psicoanalitica Britannica. Nel 1920 fondò l’International Journal of Psycho-Analysis, che diresse fino al 1939. Dal 1932 fino al 1949 fu Presidente dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi. Scrisse la più nota biografia di Freud.
 Tra le molte definizioni del termine occultismo si riporta la seguente: «Termine che indica le idee, le tecniche e i rituali basati su segreti insegnamenti e antichi scritti connessi alla divinazione, la stregoneria, l’astrologia, l’alchimia e varie forme di magia. “Occulto” significa “nascosto” e l’occultismo è la ricerca del “nascosto” nel regno delle forze misteriose e delle entità spirituali, delle quali si ritiene sia pieno l’universo […]» (Berger e Berger, 1991, p. 296).
 Ferenczi Sándor (1873-1933), in origine Fraenkel, neurologo e psicoanalista ungherese, fu amico e collaboratore di Freud. Nel 1913 fondò la Società psicoanalitica ungherese. Fece parte del “Comitato” segreto dei fedeli a Freud, istituito nell’estate del 1912 e all’inizio composto anche da Jones, Rank, Sachs e Abraham.
 Stanley Hall Granville (1844-1924), psicologo e educatore statunitense, considerato pioniere degli studi scientifici sull’adolescenza, fu il primo presidente dell’American Psychological Association. Nel 1885 fu tra i fondatori della American Society for Psychical Research, di cui per un certo periodo fu vice-presidente. Grande rinomanza ebbe il suo libro Adolescence: Its Psychology and Its Relations to Physiology, Anthropology, Sociology, Sex, Crime and Religion (1904).
 L’ambivalenza di Freud nei confronti della visita all’indovina berlinese trova conferma nel fatto che non ne fece alcun cenno nella lettera a Jung del 4 ottobre 1909, lettera peraltro piena di dichiarazioni d’affetto e di informazioni dettagliate (McGuire, 1974).
 Jung venne eletto presidente dell’Associazione psicoanalitica internazionale durante il 2° Congresso di psicoanalisi, che si tenne a Norimberga nei giorni 30 e 31 marzo 1910.
 Balfour Arthur James (1848-1930), politico e statista britannico, scozzese di nascita, fu membro della Society for Psychical Research, di cui tenne la presidenza dal 1892 al 1894.
 Sklodowska Maria, nota come Marie Curie (1867-1934), chimica e fisica polacca naturalizzata russa e in seguito francese, nel 1903 vinse il premio Nobel per la fisica e nel 1911 il premio Nobel per la chimica. Dal 1905 al 1907 assieme al marito Pierre Curie fece numerosi esperimenti spiritistici nell’Istitut Général Psychologique di Parigi.
 Bergson Henri-Louis (1859-1941), filosofo francese esponente dello spiritualismo vitalistico, nel 1937 vinse il premio Nobel per la letteratura. Nel 1913 fu eletto presidente della Society for Psychical Research. Nel suo discorso inaugurale a Londra tenne la conferenza Fantômes des vivants et recherche Psychique (Fantasmi dei viventi e ricerca psichica). Tra i suoi principali libri vanno ricordati: Saggio sui dati immediati della coscienza (1889),  Materia e memoria (1896),  Evoluzione creatrice (1907), Il riso (1908), Le due sorgenti della morale e della religione (1932).
 Butler Nicholas Murray (1862-1947), filosofo, diplomatico, politico e pedagogo statunitense, nel 1931 vinse il premio Nobel per la pace. Fu un membro di rilievo della Society for Psychical Research.
 Nel dicembre 1910 Freud aveva scritto a Ferenczi che prima di pubblicare un lavoro su questo tema poteva aspettare ancora un paio d’anni – vale a dire fino al 1913 – epoca in cui l’avrebbe accolto nello Jahrbuch. Il 19 novembre 1913 Ferenczi tenne alla Società di Vienna una relazione sull’argomento, ma non pubblicò mai nulla in proposito
 L’articolo, intitolato Nota sull’inconscio in psicoanalisi, venne pubblicato nei Proceedings of the Society for Psychical Research, 1913, Vol. 26, Parte 66, con il titolo A Note on the Unconscious in Psycho-analysis. È probabile che Freud accettò di buon grado di scrivere questo articolo per la Society for Psychical Research anche perché memore del primo riconoscimento internazionale della psicoanalisi per merito di F.W.H. Myers, che nel 1893 aveva presentato la “Comunicazione preliminare di Breuer e Freud” in una riunione di quella Società.
 Lettera di Freud a Jung del 18 febbraio 1912: «La Società per la ricerca psichica è riuscita a estorcermi un articolo in inglese sull’inconscio, che naturalmente non dice nulla di nuovo» (McGuire, 1974, p. 522).
 Wittels Fritz (1880-1950), medico e psicoanalista austriaco, nel 1907 fu ammesso nella Società Psicologica del Mercoledì su presentazione dello zio Isidor Sadger. A causa di gravi contrasti con Freud dette le dimissioni da membro della Società (divenuta nel frattempo Società Psicoanalitica di Vienna) nel 1910 e, dopo un’analisi effettuata con Stekel nel 1920, vi fu riammesso nel 1925. Wittels fu il primo a scrivere nel 1924 una biografia di Freud, che venne ripubblicata, con qualche modifica, nel 1932.
 Adler  Alfred (1870-1937), medico, psicologo e psicoterapeuta austriaco, molto interessato alle questioni sociali, fece parte del gruppo fondatore della Società Psicologica del Mercoledì, della quale fu uno dei membri più attivi e originali. Nel 1910 divenne presidente della Società Psicoanalitica di Vienna e redattore con Stekel dello Zentralblatt für Psychoanalyse. Nel 1911 si dimise dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale a causa delle sue divergenze teoriche da Freud. Fondò una propria scuola analitica, che nel 1913 denominò Psicologia individuale. Nel 1935 emigrò negli Stati Uniti per motivi principalmente politici.
 Stekel Wilhelm (1868-1940), medico e psicoanalista austriaco, fu uno dei primi seguaci di Freud. Attivo partecipante alle riunioni della Società psicologica del mercoledì, nel 1910 fondò con Alfred Adler il Zentralblatt für Psychoanalyse, di cui divenne direttore. A causa di una serie di contrasti con Freud nel 1911 si dimise dalla Società psicoanalitica di Vienna, ma non lasciò la direzione del Zentralblatt. Stekel propose anche un metodo psicoanalitico breve, che implicava una partecipazione attiva del terapeuta.
 Carrington Hereward H.L. (1880-1958), eminente ricercatore inglese nel campo dei fenomeni psichici, fu autore di più di cento pubblicazioni dedicate a tematiche spiritistiche. Nel 1899 emigrò negli Stati Uniti e nello stesso anno aderì alla sezione americana della Society for Psychical Research.  Nel 1908 andò a Napoli per studiare di persona la famosa medium Eusapia Palladino. Nel 1921 fondò l’American Psychical Institute.
 Otto anni dopo un incredulo George Lawton (1900-1957, psicologo e gerontologo americano, tenne conferenze e scrisse libri sullo spiritismo) chiese a Freud se corrispondeva a verità ciò che, secondo quanto gli aveva detto Carrington, aveva scritto allo stesso Carrington nel lontano 1921. Il 20 dicembre 1929 Freud rispose a Lawton nel modo seguente: «Mi dispiace che Lei non abbia letto la mia lettera a Carrington. Sono felice di confermare il fatto che Lei abbia giudicato correttamente il mio rapporto con la ricerca psichica» (Fodor, 1971). Lawton, allora, chiese a Fodor se poteva procurarsi direttamente da Carrington la lettera di Freud, e Carrington gliela fece avere senza problemi. Fodor, quindi, ne inviò copia sia a Lawton che a Jones, che stava scrivendo la parte della biografia di Freud riguardante il suo rapporto con l’occultismo. Jones, nel suo libro, si limitò ad affermare che Freud aveva sbagliato a negare di aver scritto quello che si poteva chiaramente leggere in quella lettera, ma si guardò bene dal riprodurne il testo (Fodor, 1971).
 Abraham Karl (1877-1925), psichiatra e psicoanalista tedesco, fu discepolo fedele continuatore di Freud, difensore dell’ortodossia psicoanalitica contrapponendosi alle deviazioni di Jung, Rank e Ferenczi. Nel 1910 fondò a Berlino la Prima Società Psicoanalitica tedesca e nel 1924 fu eletto presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale.
 Eitingon Max (1881-1943), medico, psicoanalista tedesco di origine bielorussa, nel 1920 fondò assieme ad Abraham il Policlinico Psicoanalitico di Berlino, che diresse e finanziò personalmemte. Nel 1933, a causa dell’antisemitismo nazista, emigrò in Palestina, dove fondò l’Istituto Psicoanalitico Ebraico con sede a Gerusalemme, oggi nello Stato di Israele.
 Rank Otto, nato Otto Rosenfeld (1884-1939), psicologo e psicoanalista austriaco, fu considerato da Freud il più brillante dei suoi allievi. Nel 1906 divenne il primo segretario della Società Psicoanalitica di Vienna, dal 1915 al 1918 fu segretario dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi. Con il saggio Il trauma della nascita, pubblicato nel 1924, si allontanò dalle posizioni teoriche di Freud fino alla rottura con il movimento psicoanalitico avvenuta nel 1926 e alle conseguenti dimissioni dalla vice-presidenza della Società Psicoanalitica di Vienna e dalla direzione delle riviste Imago e Zeitschrift für Psychoanalyse.
 Sachs Hans (1873-1947) fu il primo non medico ad essere ammesso nel movimento psicoanalitico. Assieme a Otto Rank fu editore della rivista di psicoanalisi applicata Imago. A seguito dell’ascesa al potere del nazismo emigrò a Boston negli Stati Uniti.

Giuseppe Zanda - Medico psichiatra e psicoterapeuta - Via Consani 80 - 55100 Lucca