Giuseppe Zanda

Medico psichiatra psicoterapeuta

Dr. Giuseppe Zanda, psichiatra psicoterapeuta. Via Consani 80, Lucca.

Sito web che raccoglie pubblicazioni e interventi svolti negli ultimi anni. Gli articoli sono a carattere scientifico e divulgativo.

UN UOMO DI SCIENZA INGLESE DA RICORDARE:
W.H.R. RIVERS, NEUROLOGO, PSICOLOGO, PSICHIATRA, ANTROPOLOGO E PSICOANALISTA

 


INTRODUZIONE


Nella biografia di Freud – che é anche una storia della psicoanalisi dalla sua nascita alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale – Ernest Jones[1] ricorda W.H.R. Rivers tre volte, presentandolo in due di esse come “famoso antropologo”.
Il primo riferimento riguarda una nomina prestigiosa ricevuta da Rivers in quanto “vicino alla psicoanalisi”: «Negli anni immediatamente successivi alla grande guerra nei circoli intellettuali inglesi si parlò molto di Freud e delle sue teorie. […] Nel febbraio 1919 venne riorganizzata la Società Britannica di Psicoanalisi, con venti membri. […] Anche la Società Britannica di Psicologia subiva un’ampia trasformazione: il consiglio incaricato di tale trasformazione aveva per segretario J.C. Flügel[2] e me per presidente. Uno dei risultati fu la fondazione di una sezione medica speciale che si dimostrò un preziosissimo foro per discutere delle nostre idee con altri medici psicologi. Per innalzarne il prestigio ottenemmo che suo primo presidente fosse W.H.R. Rivers, il famoso antropologo, ma i sette successivi furono tutti degli psicoanalisti, e molti ne seguirono» (Jones, 1953, III, pp. 27 e 28). Il secondo riferimento a Rivers, come cultore della psicoanalisi, è la telegrafica notazione della sua morte imprevista, poco prima del Convegno psicoanalitico di Berlino del 1922: «Questo[3] fu l’ultimo Congresso al quale Freud doveva presenziare, malgrado i suoi sforzi per partecipare ai due successivi. […] Rivers, di Cambridge, aveva intenzione di venire ma morì improvvisamente tre mesi prima» (ibid., pp. 111 e 112). Il terzo riferimento si ritrova in uno degli ultimi capitoli nella biografia di Freud, intitolato “Sociologia”: «Fin dal dicembre 1920 la Società Americana di Sociologia tenne una seduta plenaria speciale “Sul significato sociologico della psicologia psicoanalitica”, nella quale vennero lette ben sei relazioni. Pochi anni dopo il famoso antropologo W.H.R. Rivers diceva che “se le vedute di Freud possono applicarsi alla psicologia sociale, esse spiegano ampiamente il fiasco di coloro che hanno cercato di apprendere le fonti del comportamento sociale attraverso un’indagine diretta”[4]» (ibid.,  p. 404).
In effetti, l’antropologia fu uno dei campi in cui Rivers si distinse particolarmente, contribuendo in modo decisivo alla sua fondazione come disciplina scientifica. Rivers era giunto all’antropologia passando dalla fisiologia, la psicologia sperimentale e la neurologia, lasciando in tutti questi campi l’impronta profonda di un ricercatore rigoroso, coraggioso e originale, per cui è stato in seguito giustamente riconosciuto come uno dei più significativi rappresentanti dell’“uomo di scienza inglese” del suo tempo (Forrester, 2012, p. 71). Tuttavia il vero interesse di Rivers fu la psichiatria, campo nel quale paradossalmente ebbe modo di lavorare solo per periodi relativamente brevi della sua vita.
Scopo di questo lavoro è ricordare la figura di William H.R. Rivers come uomo, come ricercatore e come psichiatra all’interno del contesto scientifico della Gran Bretagna di fine Ottocento-primo Novecento, soffermandomi, in particolare, sulla sua esperienza di antropologo e su quella di psichiatra dei soldati e degli ufficiali dell’esercito britannico affetti da shell (war) shock (shock da granata o da guerra), cioè da quei quadri clinici chiamati in seguito (psico)nevrosi di guerra, che, da vero pioniere della psicoanalisi, cercò di curare utilizzando la tecnica terapeutica freudiana.

 


L’AMBIENTE FAMILIARE E I PRIMI DICIOTTO ANNI DI VITA


William Halse Rivers Rivers nacque a Chatham nel Kent il 12 marzo 1864, primo dei quattro figli (un maschio, Charles, e due femmine, Ethel Marian e Katherine Elizabeth) di Henry Frederick Rivers (1830-1911), pastore della Chiesa Anglicana, e di Elizabeth Hunt (1834-1897). L’assegnazione a William del terzo nome Rivers, una strana ripetizione del cognome, fu probabilmente un errore di trascrizione nel registro dei battesimi (Slobodin, 1997, p. 6).
La famiglia paterna aveva solide radici in molte associazioni di Cambridge, nella Chiesa Anglicana e nella Marina Reale Un suo antenato era diventato famoso come “colui che aveva ucciso con un colpo d’arma da fuoco l’uomo, che aveva ferito mortalmente l’ammiraglio Nelson nella Battaglia di Trafalgar”. Il padre, seguendo la tradizione di famiglia, studiò al Trinity College di Cambridge e intraprese la carriera religiosa.
La famiglia della madre, originaria del Dorset, era agiata e meno convenzionale della famiglia Rivers. Il nonno materno, Thomas Hunt (1802-1851), era destinato alla carriera religiosa, ma, rimasto profondamente colpito dalla grave balbuzie di un suo compagno di studi a Cambridge, decise di dedicarsi allo studio della produzione della parola e di ciò che la ostacolava e divenne un terapeuta delle esitazioni del linguaggio. Suo figlio, James (1833-1869), fece tesoro di questa competenza e nel 1854, appena ventunenne, pubblicò il voluminoso libro Stammering and Stuttering. Their Nature and Treatment (Balbettare e farfugliare: tipologia e trattamento), che ebbe un grande successo e numerose edizioni. James Hunt, giovane ambizioso e sicuro di sé, dopo aver acquisito un dottorato presso l’Università di Giessen in Germania, fondò un centro per la cura dei disturbi del linguaggio, la Ore House, vicino a Hastings nel Sussex. Un celebre paziente di quel centro fu il reverendo Charles L. Dodgson[5], alias Lewis Carroll, che soffriva di balbuzie.  
James Hunt aveva la passione per l’antropologia e, nelle edizioni ampliate del suo libro, si interessò anche delle modalità con cui veniva usato il linguaggio e dei disturbi della parola nei popoli non europei. Ma l’eccessivo zelo gli fu fatale. La Anthropological Society (Società antropologica), da lui fondata nel 1863, andò incontro a un tracollo finanziario e perse prestigio anche a causa delle idee decisamente razziste del giovane Hunt, che fu oggetto di violenti attacchi da parte delle organizzazioni religiose e umanitarie, che rappresentavano i missionari e il movimento anti-schiavismo.
Hunt morì nel 1869 a soli trentasei anni di polmonite dovuta a raffreddamento durante la visita di un sito archeologico. Nell’anno successivo alla sua morte venne pubblicata la settima edizione completamente aggiornata del suo libro a cura del cognato, il Rev. Henry F. Rivers, il padre di William, che diventò a sua volta terapeuta dei disturbi del linguaggio. Lewis Carroll andò più volte a farsi curare da lui e divenne amico della famiglia Rivers. Anche dopo il trasferimento in un’altra parrocchia il Rev. Rivers proseguì la pratica terapeutica. È interessante ricordare che la vita della famiglia Rivers nella nuova residenza venne descritta da un vicino di casa, il famoso scrittore Herbert G. Wells[6], che era di soli due anni più giovane di William.
William Rivers frequentò con il fratello Charles le scuole preparatorie a Brighton e, successivamente, la prestigiosa Tonbridge School nel Kent. «Sebbene dotato di una mente eccellente e indagatrice, il giovane Rivers era ben lontano dall’essere un tipo intellettuale. Era anche abbastanza bravo nei giochi fino a che a sedici anni si ammalò» (ibid., p. 8).  Per ironia della sorte fin da piccolo Rivers soffrì di una grave forma di balbuzie, che forse diminuì negli anni, ma dalla quale non fu mai completamente libero. In seguito avrebbe più volte affermato che la miglior cosa da fare per un balbuziente era “dimenticare di esserlo”. Fin da piccolo soffrì anche di un grave deficit della memoria visiva, difetto che, secondo quanto egli stesso scrisse molti anni dopo nel libro Instinct and the Unconscious era stata la conseguenza di un trauma infantile, completamente rimosso perché «avrebbe interferito con il suo benessere e la sua felicità» (Rivers, 1920, p. 19).
William Rivers fu, comunque, un ottimo studente e, non essendo portato per le materie scientifiche, progettò di fare l’esame di ammissione all’Università di Cambridge. Il padre e i nonni erano stati uomini di Cambridge, come lo erano stati molti Hunt e altri Rivers. Ma, come già ricordato, poco prima dell’esame si ammalò gravemente di febbre tifoide, non poté sostenere l’esame e perse un anno di scuola. Negli anni 1880-1881 si impegnò per recuperare gli studi, ma dovette rinunciare a Cambridge. Su consiglio di un allievo del padre, col quale aveva stretto amicizia durante la convalescenza, cambiò programma e decise di iscriversi a medicina con la prospettiva di entrare nel Dipartimento Medico dell’Esercito, il futuro Royal Army Medical Corps (R.A.M.C., Corpo sanitario dell’esercito reale).

 


A LONDRA (1882-1893)


Nel 1882 William Rivers si iscrisse all’Università di Londra e fece pratica nel St. Bartholomew’s Hospital, allora uno dei tre ospedali universitari londinesi. Nel 1886 a ventidue anni si laureò in Medicina. Nel corso dell’esperienza ospedaliera ebbe l’opportunità di conoscere un gran numero di persone di razza, nazionalità e cultura diverse e fece tesoro di quanto gli venne insegnato per l’inquadramento dei casi, cioè: 1) la meticolosità nella raccolta della storia e nell’osservazione dei pazienti, e 2) l’interessamento per la loro genealogia, considerato che molti di loro erano immigrati. Dopo la laurea fece domanda per entrare nell’esercito, ma fu riformato per motivi di salute. Non si perse d’animo e, nel 1887, spinto dall’amore per i viaggi, si imbarcò come medico di bordo su navi dirette in Giappone e in Nord America. In quel periodo fece anche molti viaggi di piacere in diverse località: due volte nelle Indie Occidentali (Britanniche), tre volte nelle Canarie, poi a Madeira, in America, in Norvegia, a Lisbona e ancora in Francia, Germania, Italia e Svizzera. In uno dei viaggi di ritorno dalle Indie Occidentali trascorse un mese in compagnia di George Bernard Shaw[7]. In seguito Rivers avrebbe definito quelle conversazioni con Shaw come il più grande piacere della sua vita (Martin, 1966). I viaggi in mare furono importanti anche perché giovarono alla sua salute e alla sua capacità di lavorare. Rivers, infatti, si stancava facilmente e non riusciva a sostenere sforzi per molte ore. I lunghi viaggi a bordo delle navi, che gli imponevano un rallentamento dello studio e della scrittura, furono per lui ricreativi nel vero senso della parola.
Nel 1888 conseguì il dottorato in medicina (M.D.), fu eletto fellow del Royal College of Physicians e rinunciò al progetto di entrare nel Dipartimento Medico dell’Esercito. Nello stesso anno iniziò a lavorare come assistente di chirurgia nell’Ospedale di Chichester, ove pubblicò il suo primo articolo scientifico: A Case of Spasm of the Muscles of the Neck Causing Protrusion of the Head (Un caso di spasmo dei muscoli del collo causa di protrusione del capo) (Rivers, 1888). L’anno seguente decise di trasferirsi a Londra come assistente di medicina nel St. Bart’s, dove cominciò a dedicarsi agli aspetti psicologici della medicina assieme all’amico Charles S. Myers[8], allora giovane studente di medicina. Nel St. Bart’s rimase fino al 1890, anno in cui passò al National Hospital for the Paralyzed and Epileptic in Queen Square. Prima al St. Barts poi al National Hospital condusse molte ricerche nel campo della fisiologia medica sotto la guida del neurologo John H. Jackson[9] e del fisiologo Michael Foster[10]. I neurologi Henry Head[11] e Charles S. Sherrington[12] furono suoi colleghi, un po’ più anziani. Rivers fu molto influenzato dall’insegnamento di Jackson, i cui concetti neurofisiologici di integrazione e di dissoluzione rappresentarono un riferimento preciso per le sue successive formulazioni psichiatriche e socio-culturali. Nel 1891 venne chiamato dal neurochirurgo Victor A. H. Horsley[13] come assistente nelle ricerche sull’esistenza e sulla natura delle correnti elettriche nell’encefalo dei mammiferi. Nello stesso anno si iscrisse alla Neurological Society di Londra, a una riunione della quale presentò la comunicazione A case of Treadler’s Cramp (Un caso di crampo del pedalatore)[14], che venne pubblicata sulla prestigiosa rivista Brain (Rivers, 1891a). In quel periodo, a ulteriore testimonianza del suo interesse per la neurologia e la psicologia, presentò alla Abernethian Society del St. Bart’s tre comunicazioni scientifiche: Delirium and Its Allied Conditions (Rivers, 1889), Hysteria (Rivers, 1891b) e Neurasthenia (Rivers, 1893).
Nel 1892, a ventotto anni, spinto dall’interesse per la psicologia sperimentale, Rivers si dimise dal National Hospital e si recò per quattro mesi a Jena per seguire una serie di lezioni. Durante il soggiorno in Germania imparò bene il tedesco e seguì corsi di psicologia e di filosofia. In particolare fu conquistato dalle idee del fisiologo Karl Ewald K. Hering[15] sulla visione dei colori e sulla natura dei processi vitali. A Jena seguì anche le lezioni di psichiatria di Otto L. Binswanger[16] e di Georg T. Ziehen[17]. Vale la pena riportare due note, tratte dal suo diario, che mettono in luce aspetti importanti della sua personalità e delle sue inclinazioni. Nella prima Rivers affermò: «il desiderio di cambiamento e di novità sono gli elementi più forti della mia struttura mentale», e nella seconda, scritta alla fine del suo soggiorno a Jena, annotò: «nelle ultime tre settimane sono giunto alla conclusione che al mio ritorno in Inghilterra dovrei dedicarmi alla psichiatria e lavorare il più possibile nel campo della psicologia, specialmente nel campo delle sue manifestazioni morbose» (Slobodin, 1997, p. 13).
La carriera psichiatrica di Rivers iniziò nell’ottobre del 1892, quando, rientrato a Londra dal viaggio di studio in Germania, venne ammesso al Bethlem Royal Hospital come clinical assistant, un posto di lavoro residenziale non retribuito della durata di sei mesi, esperienza che nel marzo 1893 ottenne di poter proseguire per un altro semestre. Il 24 maggio 1893, però, si dimise in seguito all’offerta di un posto di lecturer di Psicologia all’Università di Cambridge. Intanto aveva cominciato a collaborare con il famoso psichiatra George H. Savage[18], che aveva conosciuto al Bethlem, nell’attività di insegnamento della psichiatria al Guy’s Hospital. Nello stesso periodo fu invitato dallo psicologo James Sully[19] a tenere lezioni di psicologia sperimentale allo University College di Londra.

 


I PRIMI ANNI A CAMBRIDGE (1893-1898)


Nel maggio 1893 Rivers fu chiamato da Michael Foster a tenere un corso sulla fisiologia degli organi di senso all’Università di Cambridge. Dieci anni prima Foster era stato scelto per ricoprire la neoistituita cattedra di Fisiologia a Cambridge perché, secondo il grande biologo Thomas H. Huxley[20], era l’uomo giusto per avviare la rinascita scientifica di quella università, che, dall’inizio del diciannovesimo secolo, era molto decaduta sul piano scientifico. Foster avrebbe dovuto contribuire al processo necessario a consolidare la distinzione tra fisiologia sperimentale e fisiologia teorica. Il corso dedicato all’insegnamento del funzionamento degli organi di senso si era reso necessario dopo che un esaminatore esterno aveva osservato che su tale argomento la preparazione degli allievi dei corsi di Scienza Naturale era particolarmente scadente. Rivers aveva una solidapreparazione in quella materia avendo ben assimilato i punti di vista deltedesco Hering, del quale aveva seguito le lezioni l’anno prima a Jena. Tuttavia, prima di iniziare il nuovo impegno, si preparò con l’accuratezza che lo caratterizzava e nei mesi estivi frequentò a Heidelberg la Clinica Psichiatrica diretta da Emil Kraepelin[21], dove studiò in particolare gli effetti di alcune sostanze farmacologiche sulla stanchezza muscolare e sulla psiche ed ebbe anche modo di pubblicare su riviste tedesche due articoli, di cui uno con lo stesso Kraepelin.
Non conosciamo le ragioni per cui Rivers accettò di trasferirsi a Cambridge per svolgere l’attività di docente universitario, interrompendo il lavoro di psichiatra, che tanto lo attirava. Possiamo ipotizzare che, alla base di tale decisione, concorsero due fattori: la sua naturale attrazione per la novità e la delusione per lo stato della psichiatria inglese dell’epoca, che ben poco soddisfaceva la sua mentalità scientifica.
Nell’ottobre 1893 Rivers raggiunse il St. John’s College di Cambridge, gli fu assegnato un alloggio e, come segno di grande considerazione, ebbe il privilegio di mangiare alla mensa dei fellows. Nonostante le lunghe assenze dovute ai molti viaggi di studio, il St. John’s sarebbe stata la sua casa per ventinove anni fino alla sua morte (il periodo di Cambridge coprì esattamente metà della sua vita). Il trasferimento a Cambridge comportò, peraltro, una serie di complicazioni pratiche perché Rivers mantenne gli impegni didattici al Guy’s Hospital e allo University College di Londra. Inoltre va anche sottolineato che per molti anni la sua condizione lavorativa non fu favorevole e non gli procurò né potere né denaro, ma Rivers non fu mai molto interessato ai problemi economici. Infatti non si dovette mai preoccupare delle necessità della vita quotidiana poiché non si sposò e non ebbe mai una propria casa, ma alloggiò dapprima in locali presso gli ospedali di Londra e poi nel College di Cambridge. Questo stile di vita “monastico” probabilmente favorì la sua notevole produzione scientifica, compensando la sua facile stancabilità.  
Nel 1897 ebbe l’incarico dall’Università di Cambridge dell’insegnamento di Psicologia fisiologica sperimentale e della direzione del laboratorio per la ricerca psicologica nel Dipartimento di Fisiologia, che aveva sede in un locale angusto e insalubre. Nello stesso anno gli venne affidata anche la temporanea direzione del nuovo laboratorio di psicologia dello University College di Londra. Rivers, perciò, caso unico nella storia, si trovò a dirigere contemporaneamente due laboratori di psicologia sperimentale: quello di Cambridge e quello di Londra. Malgrado che, a partire dal 1897, la carriera universitaria di Rivers avesse mostrato notevoli progressi, non bisogna dimenticare che fino al 1912 a Cambridge la collocazione e lo stato del laboratorio furono pessimi. Non possiamo, quindi, escludere che fu anche a causa di questa condizione di disagio che nel 1898 Rivers decise di prendersi una pausa dal lavoro universitario e aderì all’invito dello zoologo Alfred C. Haddon[22] di partecipare alla spedizione antropologica negli Stretti di Torres.   
Nonostante i disagi logistici degli ambienti in cui lavorava, a Cambridge Rivers condusse molti esperimenti sulla fisiologia della visione, nei quali ebbe come collaboratoriCharles S. Myers e William McDougall[23]. Nell’ambito dell’attività sperimentale collaborò anche con il figlio del naturalista britannico Charles R. Darwin[24], l’ingegnere Horace Darwin[25], nel perfezionamento di strumenti per la registrazione delle sensazioni, in particolare quelle visive. In quegli anni scrisse l’aggiornamento della sezione dedicata ai sensi della settima edizione del Text book of Physiology di Foster (1897) e preparò il materiale per il capitolo sulla visione del Text-Book of Physiology di Schäfer[26] (1898-1900), che alla fine risultò lungo centoventitre pagine e diventò il testo standard in inglese sull’argomento per più di una generazione. In esso Rivers, rispetto allatanto controversa questione della natura della percezione dello spazio visivo, sostenne, in contrapposizione alla tesi empiricista di H.L.F. von Helmholtz[27] e di W. Wundt[28], l’approccio nativistico di Hering, in base al quale esisterebbe un sistema di appercezione innato nonbasato sull’esperienza.  
Come sopra ricordato, nel 1898, appena terminato di scrivere una prima versione del capitolo sulla visione per il trattato di Schäfer, Rivers ebbe da Haddon la proposta di partecipare ad una spedizione antropologica in alcune isolette che si trovavano a nord dell’Australia. Questo evento avrebbe rappresentato un’importante tappa della storia dell’antropologia e avrebbe trasformato la vita di William H.R. Rivers.

 


LE SPEDIZIONI ANTROPOLOGICHE E LE RICERCHE IN NEUROLOGIA E PSICOLOGIA (1898-1915)


Negli anni dal 1898 al 1915 Rivers aggiunse al suo già ricco curriculum professionale di medico, psichiatra, neurologo, fisiologo e psicologo sperimentale un nuovo campo di interesse e di studio, acquisendo una nuova identità professionale, che, come già riportato nell’Introduzione, sarebbe stata considerata da Ernest Jones la più importante da ricordare: l’identità di antropologo.

 


Le prime spedizioni antropologiche (1898-1902)


Alla fine del diciannovesimo secolo l’antropologia britannica era una disciplina profondamente influenzata dalle teorie evoluzionistiche di Darwin, delle quali James Frazer[29], il caposcuola degli antropologi britannici, fu uno strenuo sostenitore. Allora l’antropologia britannica comprendeva un’ampia gamma di sottodiscipline come, ad esempio, l’etnologia ed estendeva i suoi interessi ad altri importanti settori di studio e di ricerca, quali la psicologia e la sociologia. Verso la fine dell’Ottocento, inoltre, l’antropologia britannica passò da essere uno studio “a tavolino” o “in poltrona”[30] a diventare un lavoro-ricerca sul campo (field-work) con la diretta osservazione (partecipata o meno) di una data comunità umana.
A Rivers l’occasione per entrare in questo campo di ricerca fu fornita nel 1898 da A.C. Haddon, che, dopo alcuni anni di preparativi, stava cercando un gruppo di ricercatori con i quali effettuare una spedizione finalizzata a studiare le popolazioni che vivevano nella regione degli Stretti di Torres in Melanesia. Haddon aveva deciso di organizzare quella spedizione spinto anche dalla giusta considerazione di Frazer che i dati riguardanti società e costumi in rapido cambiamento dovessero essere raccolti prima che fosse troppo tardi. «Come tutti i primi antropologi e quasi tutti i filosofi dopo l’Illuminismo Haddon era interessato alla “mentalità primitiva” e alle sue possibili caratteristiche distintive. A differenza di tutti gli altri, però, decise di effettuare una misurazione precisa e sistematica delle eventuali differenze psicologiche direttamente sul campo» (Slobodin, 1997, p. 19).
        Già negli anni 1888-1889 Haddon, allora professore di Zoologia nell’Università di Dublino, aveva effettuato una spedizione scientifica a Papua e negli Stretti di Torres per condurre ricerche nella biologia marina. L’anno successivo al suo trasferimento a Cambridge (1893) l’interesse per la letteratura orale e l’arte delle popolazioni incontrate lo indussero a pubblicare il libro Decoration Art of British New Guinea. A Study in Papuan Ethnography, le cui immagini più note sono quelle della “freccia coccodrillo” e dell’“uccello fregata”.
        Per la spedizione del 1898, nota come la Cambridge Anthropological Expedition to Torres Straits, Haddon programmò di farsi accompagnare da un gruppo di ricercatori, tra i quali dovevano essere presenti uno psicologo, un musicista e un linguista. Come psicologo pensò a Rivers, ma questi in un primo momento rifiutò e consigliò il suo allievo Charles S. Myers, che venne subito arruolato essendo anche un musicista abile e preparato. Myers, a sua volta, consigliò di chiamare anche un altro allievo di Rivers, William McDougall, che era all’inizio della carriera come psicologo medico. Saputo che i suoi allievi avrebbero partecipato alla spedizione Rivers decise di partire anche lui. Non conosciamo il perché dell’iniziale titubanza di Rivers – forse una certa resistenza ad interessarsi di antropologia – né sappiamo il motivo per cui alla fine cambiò idea. La questione non è facile da capire soprattutto se pensiamo al fatto che nel DNA di Rivers c’era sicuramente un po’ di passione per l’antropologia dato che, come già ricordato, venticinque anni prima lo zio materno, James Hunt,  aveva fondato a Londra la Anthropological Society. Agli psicologi medici Myers, McDougall e Rivers si aggiunse, all’ultimo momento, un altro medico, Charles G. Seligman[31]. Completarono la squadra il ventenne Anthony Wilkin[32], appena diplomato in etnologia, esperto nella fotografia, e il maestro elementare Sidney H. Ray[33], buon conoscitore di alcune lingue melanesiane.
I primi di maggio del 1898 la tartana su cui viaggiavano i componenti della spedizione venne flagellata dalla pioggia, dal vento e dalle onde, tanto da mettere a rischio il buon esito del viaggio, che aveva come prima meta le Isole di Murray.  L’imbarcazione riuscì comunque a gettare le ancore vicino alla costa di Mer, la più grande delle Isole di Murray orientali, ma lo stato di salute di Rivers e di Ray fu grandemente compromesso soprattutto a causa delle gravi ustioni cutanee causate dalla prolungata esposizione al sole: infatti, il mare mosso aveva costretto i passeggeri a stare sdraiati in coperta per limitare i sintomi del mal di mare. Superate queste difficoltà, sino a tutto il mese di settembre Rivers si fermò a Mer e, assistito da Myers e McDougall, condusse ricerche sulla visione dei colori negli abitanti del luogo. Nel mese di ottobre Rivers lasciò Mer e assieme aSeligman proseguì le ricerche nell’isola di Kiwai nel delta del fiume Fly nel golfo di Papua e a Mabuaig negli Stretti di Torres. Come in seguito Haddon annotò nei suo Reports sulla spedizione, «[Rivers], cercando di scoprire se certe abilità o disabilità [della visione] erano comuni ai membri della stessa famiglia, iniziò a raccogliere genealogie […] raccolse i termini usati per indicare la parentela […] diede inizio al metodo genealogico […] A parte le ricerche puramente psicologiche fu particolarmente interessato all’interazione tra psicologia ed etnologia» (Haddon, 1901/1935). La spedizione si concluse in ottobre e Rivers ritornò in Inghilterra.
I risultati delle ricerche di Rivers sulla visione furono pubblicati nel secondo volume (intitolato Physiology and Psychology) dei Reports sulla spedizione, curati da Haddon. Negli abitanti di Papua Rivers notò un grande spirito di osservazione soprattutto rispetto ai dettagli, corrispondente a una ridotta “acuità visiva” e ne dedusse che l’accurata attenzione al dettaglio, richiesta a chi vive allo stato di natura, inibiva lo sviluppo delle funzioni mentali superiori. «Se una quantità eccessiva di energia viene spesa sul versante della sensorialità, è naturale che la struttura superiore dell’intelletto ne debba soffrire» (Rivers, 1901, citato in Slobodin, 1997, p. 25). Inoltre Rivers concluse che sia la percezione delle relazioni spaziali che la discriminazione dei colori (cioè la loro percezione e la loro denominazione) erano culturalmente condizionate. Ma il suo risultato più importante fu forse la raccolta delle genealogie per mezzo del metodo genealogico. Tramite lo studio delle genealogie Rivers riuscì a spiegare i sistemi sociali, a ricostruire le cerimonie e a esaminare gli incroci (familiari) degli intervistati. Il metodo genealogico di Rivers è importante, al di là degli studi sulla parentela, perché fu il primo tentativo di fondare un metodo etnografico scientifico. I dati raccolti da Rivers mediante il metodo genealogico relativi alla parentela, alla regolazione del matrimonio, ai nomi personali e all’organizzazione sociale, vennero riportati nei volumi quinto (Sociology, Magic and Religion of the Western Islanders) e sesto (Sociology, Magic and Religion of the Eastern Islanders) dei Reports di Haddon (Haddon, 1901/1935).
Nel dicembre 1900 Rivers si recò in Egitto a El Amrah nell’Alto Nilo per effettuare dei test sulla visione dei colori negli operai locali. Durante questo viaggio, che durò fino al gennaio 1901, incontrò Myers, anch’egli impegnato in quella località, e vide per l’ultima volta Wilkin, che pochi mesi dopo sarebbe morto ventiquattrenne per dissenteria. Rivers incontrò anche G. Elliot Smith[34],  un altro “uomo di Cambridge”, da poco nominato professore di Anatomia all’Università del Cairo, al quale suggerì di studiare i cervelli degli egiziani predinastici naturalmente conservati.
Tornato dall’Egitto, Rivers proseguì le sue ricerche con i test di percezione dei colori e riuscì a raccogliere dati anche su un gruppo di eschimesi di passaggio in Inghilterra. Quindi, le ricerche transculturali di Rivers sulle funzioni psicologiche relative alla percezione, distinzione e denominazione dei colori riguardarono soggetti appartenenti a numerose etnie (egiziani, eschimesi, papuani, aborigeni australiani e inglesi).
Alla fine del 1901 Rivers intraprese un altro viaggio, che durò alcuni mesi, con la finalità di svolgere ricerche etnologiche sui Todas, una tribù che viveva sulle Nilgiri Hills nel sudovest dell’India. I Todas erano dediti alla pastorizia, consideravano il bufalo animale sacro e praticavano la poliandria e la poliginia. Per un certo periodo Rivers lavorò assieme all’antropologo Edgar Thurston[35], allora Sovrintendente del Madras (oggi Chennai) Government Museum. Rivers condusse sui Todas studi intensivi, utilizzando il “metodo genealogico”, la più importante innovazione metodologica legata al nome della Scuola di Cambridge, e conducendo nello stesso tempo una serie di test psicologici. Questi studi sarebbero diventati un esempio dell’applicazione del metodo scientifico nella raccolta e nella registrazione dei fatti etnologici. I dati raccolti nel corso dell’esperienza con i Todas gli fornirono il materiale per importanti pubblicazioni, tra le quali Observations on the senses of the Todas (Rivers, 1905) e The Todas (Rivers, 1906).

 


Le ricerche in neurologia, psicologia e farmacologia (1902-1907)


Rientrato a Cambridge nel 1902, Rivers venne eletto fellow del St. John’s. Negli anni successivi fu molto attivo nella ricerca e nell’attività didattica, e nel laboratorio di psicologia, ricavato in locali fatiscenti nel Mill Lane, ebbe come collaboratore Charles S. Myers. Nel 1909 Myers subentrò a Rivers in una parte della sua attività come docente universitario e nel 1912 gli successe nella direzione del laboratorio di psicologia sperimentale[36]. In quegli anni Rivers aveva ridotto il suo investimento sul lavoro accademico a causa dell’interesse per l’antropologia, molto cresciuto dopo la spedizione nelle isole Salomone e in Melanesia degli anni 1907-1908.  
Tornando al periodo dell’impegno accademico va ricordato che il 25 aprile 1903 Rivers e Henry Head iniziarono il famoso esperimento sul meccanismo della sensibilità periferica. Il loro intendimento era di verificare se l’idea jacksoniana sulla formazione del sistema nervoso nelle diverse fasi dell’evoluzione fosse valida quando applicata alla sensibilità dell’uomo. Un amico chirurgo sezionò il ramo superficiale del nervo radiale e il nervo cutaneo esterno dell’avambraccio sinistro di Head, quindi suturò le due estremità. Sino al novembre 1907 Rivers valutò e mappò per centosessantasette volte l’assenza, la natura, le modificazioni e il recupero della percezione sensitiva della mano e del braccio sinistri di Head. I risultati dell’esperimento portarono Rivers e Head a ipotizzare due sistemi sensitivi periferici, il protopatico e l’epicritico (Rivers e Head, 1908). Rivers e Head sostennero che il sistema protopatico, caratterizzato da una soglia della sensibilità più alta e una localizzazione più diffusa, si sarebbe evoluto prima del sistema epicritico, più preciso e discriminatorio. Il sistema protopatico si rigenererebbe prima e sarebbe responsabile delle zone estremamente sensibili al dolore (iperalgesia o causalgia) perché non relativamente inibito dal sistema epicritico non ancora recuperato. Come parte dell’esperimento Rivers e Head cercarono se esisteva una regione cutanea umana che possedesse solo proprietà protopatiche e, mediante una serie di prove, riscontrarono che il glande era privo della sensibilità epicritica (ibid.). Si trattava di una interpretazione evoluzionista, basata sulla teoria evolutivo-gerarchica di John Hughlings Jackson, che in seguito venne criticata dal neurofisiologo Sherrington, il quale sostenne che una creatura primitiva, se dotata solamente della sensibilità protopatica, non avrebbe potuto avere un ruolo nella sequenza dell’evoluzione. L’esperimento umano della resezione del nervo ebbe un effetto duraturo sulle idee di Rivers riguardo le basi organiche del comportamento, come in seguito risultò con chiarezza nella sua teoria dell’istinto e della rimozione.
La carriera di Rivers come psicologo raggiunse il suo acme nel 1904 quando assieme a Myers e a James Ward[37] fondò il British Journal of Psychology, organo della British Psychological Society, della quale lo stesso Rivers era stato uno dei dieci membri fondatori nel 1901. Nell’editoriale del primo numero del British Journal of Psychology, furono enunciati i presupposti teorici alla base di quella iniziativa editoriale: «La psicologia, che fino a poco tempo fa ci era nota principalmente col nome di Filosofia mentale e si interessava soprattutto di problemi di carattere più o meno speculativo e trascendentale, ha da tempo raggiunto la posizione di una scienza positiva; una scienza senza dubbio di particolare interesse per il filosofo, ma indipendente dal suo controllo, in quanto possiede metodi propri, problemi specifici e punti di vista diversi. […] Le “idee” nel senso filosofico non rientrano negli scopi della psicologia; le sue indagini sono limitate ai “fatti”, nello studio dei quali entra in stretto rapporto con la biologia, la fisiologia, l’anatomia patologica e, inoltre, con la filologia, l’antropologia e anche la letteratura» (Ward e Rivers, 1904, citato in Slobodin, 1997, pp. 35 e 36).
Infine negli anni 1906 e 1907 Rivers effettuò in collaborazione con H.N. Webber una serie di ricerche di psicologia fisiologica (che oggi potremmo definire di neurofarmacologia clinica), recuperando l’esperienza fatta nel lontano 1893 nell’Istituto diKraepelin a Heidelberg. Le ricerche consistevano nel misurare l’effetto di alcune sostanze (alcol e caffeina) sulla stancabilità muscolare (Rivers & Webber, 1907; Rivers & Webber, 1908; Rivers, 1908). Questi esperimenti non furono molto rilevanti sul piano dei risultati, ma lo furono sotto il profilo della metodologia adottata. I soggetti degli esperimenti erano gli stessi sperimentatori, che dovettero rinunciare all’assunzione di alcol e di caffè per un certo periodo di tempo prima di iniziare le prove. Gli sperimentatori, consapevoli del fatto che l’interesse e l’eccitamento per l’esperimento e l’aspettativa di ingerire una certa sostanza costituivano di per sé agenti stimolanti, per ottenere dati il più possibile oggettivi fecero in modo che né chi somministrava l’alcol o la caffeina né chi li assumeva sapesse cosa c’era in ciò che veniva dato da bere, cioè se si trattava delle sostanze da sperimentare o di soluzioni di controllo, cioè di placebo. Quelli furonoprobabilmente i primi esperimenti in assoluto nei quali venne utilizzato il metodo del “doppio cieco”, il disegno sperimentale che in seguito sarebbe diventato il metodo standard delle ricerche in farmacologia clinica e in altre discipline.   

 


Le ultime spedizioni antropologiche (1907-1915)


Nel novembre 1907 Rivers intraprese un altro viaggio di studio in Melanesia (isole Salomone e isole Fiji) e in Polinesia (isole Hawai)[38] assieme all’antropologo Gerald C. Wheeler[39] e al giovane Arthur M. Hocart[40]. Wheeler restò con Rivers solo per breve tempo all’inizio del viaggio, mentre Hocart lo accompagnò per quasi tutta la spedizione assistendolo nell’intensive work svolto nelle isole Salomone occidentali. La spedizione, finanziata dal Percy Sladen Memorial Fund, istituito alcuni anni prima dalla vedova del biologo marino Walter Percy Sladen, fu sempre ricordata dallo stesso Rivers come la Percy Sladen Trust Expedition. Essa fornì il materiale per il libro The History of Melanesian Society, considerato la più importante opera antropologica ed etnografica di Rivers (Rivers, 1914a). All’inizio del libro Rivers dichiarò che, nonostante che i dati in esso riportati costituissero il risultato di una visione etnografica generale (survey work) anche a causa della breve durata delle visite effettuate nelle diverse località, il rapporto sul suo lavoro antropo-etnologico possedeva ugualmente valore per due motivi: in primo luogo perché era urgente raccogliere più dati possibile in una realtà culturale destinata a scomparire in breve tempo e, in secondo luogo, perché il principale oggetto delle sue indagini, cioè la parentela e il matrimonio, potevano essere studiati come fatti sufficientemente isolati dal resto della cultura. Rivers tornò in Inghilterra nel novembre del 1908, giusto in tempo per partecipare al Convegno della Royal Society of Medicine of London ed esserne eletto fellow assieme a Bertrand Russell[41].
Negli anni che seguirono la Percy Sladen Trust Expedition Rivers lasciò da parte le ricerche neuro-psico-fisiologiche e si dedicò completamente e intensamente allo studio della Melanesia. Da allora in poi le sue pubblicazioni furono per lo più dedicate all’antropologia e riguardarono, oltre il tema della parentela, anche altri argomenti quali: il kava come bevanda (Rivers, 1910), l’astronomia degli Stretti di Torres (Rivers, 1912a),  i modi di concepire la morte (Rivers, 1912b), i nomi delle isole melanesiane (Rivers, 1912c), il mito (Rivers, 1912d) e la “scomparsa delle arti utili” (Rivers, 1912e). In conseguenza dello studio del materiale raccolto a partire dalla spedizione degli anni 1907-1908 Rivers cambiò idea circa l’origine della civilizzazione, «abbandonò l’evoluzione e considerò la diffusione[42] come la forza maggiore che stava dietro il cambiamento culturale» (Schneider, 1968, citato in Slobodin, 1997, p. 50). Ha scritto Forrester a questo proposito: «La sorprendente e scellerata “conversione” di Rivers al diffusionismo si sviluppò contemporaneamente al suo invito agli etnologi a lavorare “intensivamente” e sicuramente mise una netta distanza tra le sue nuove prospettive e le più vecchie tradizioni dell’evoluzionismo» (Forrester, 2012, p. 94).
La preparazione e la stesura di The History of Melanesian Society impegnarono Rivers per cinque anni. Rivers firmò la prefazione del libro il 9 giugno 1914, lo stesso giorno in cui furono inaugurati i locali dei nuovi laboratori di fisiologia di Cambridge, che consacrarono l’opera iniziata da Michael Foster nel lontano 1870. Ma Rivers già pensava a un nuovo viaggio nella Melanesia, così decise di organizzare quella che sarebbe stata la sua ultima spedizione antropologica in corrispondenza della partecipazione all’84° Convegno della British Association for the Advancement of Science, che si sarebbe tenuto in Australia dal 28 luglio al 31 agosto[43]. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del 1914 circa trecentocinquanta scienziati si imbarcarono per l’Australia. Nella stessa nave su cui viaggiò Rivers c’erano C.G. Seligman, l’antropologo Robert R. Marett[44], Elliot Smith, il genetista William H. Bateson[45], Bronislaw K. Malinowski[46] e John W. Layard[47] (Slobodin, 1997, pp. 51 e 52).
Il 28 luglio 1914 l’Impero Austro-ungarico dichiarò guerra al Regno di Serbia ed ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale. Il 4 agosto seguente la Gran Bretagna entrò nel conflitto dichiarando, a sua volta, guerra all’Impero tedesco. La notizia dello scoppio della guerra non colpì molto i partecipanti al Convegno australiano né impedì i festeggiamenti che lo accompagnarono.
Terminato il convegno, la maggior parte dei partecipanti rientrò al proprio paese, mentre, come programmato, Rivers, accompagnato dal giovane Layard, si spostò nelle Nuove Ebridi[48], considerate tra i principali centri della cultura megalitica dell’Oceania. La cultura megalitica era, a quel tempo, uno dei temi ai quali Rivers era maggiormente interessato. Secondo quanto venne riportato in seguito da Layard, Rivers si trattenne ad Atchin nell’isola di Malekula solo una settimana, poi stette per un certo tempo nell’isoletta di Tangoa al largo della costa meridionale di Espiritu Santo (Layard, 1936). Sino alla fine del 1914 e nella prima parte del 1915 Rivers si spostò in varie località delle Nuove Ebridi settentrionali e, prima di ritornare in Inghilterra, si fermò in Nuova Zelanda, dove tenne alcune lezioni.

 


PSICHIATRA E PSICOANALISTA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE (1915-1919)


Quando nella primavera del 1915 Rivers rientrò a Cambridge dal viaggio nelle Nuove Ebridi e nella Nuova Zelanda la Gran Bretagna era in pieno clima bellico e aveva predisposto un gran numero di strutture ospedaliere per il ricovero delle migliaia di soldati e ufficiali, che venivano rimpatriati a causa delle gravi ferite fisiche e dei gravi disturbi psichici riportati nel corso della sanguinosa guerra di trincea, in atto da molti mesi contro le Potenze Centrali nel territorio francese. Rivers, seguendo l’esempio di Myers, che stava partecipando al conflitto come psicologo medico civile in un ospedale di guerra del nord della Francia, e non potendo essere inviato al fronte a causa dell’età, si rese subito disponibile a prestare la sua opera di medico nel 1st Eastern Hospital di Cambridge. Dopo alcuni mesi, venne assunto come psichiatra civile nel Maghull Military Hospital presso Liverpool nel Lancashire entrando a far parte dello staff diretto da Ronald G. Rows, il quarantottenne psichiatra, da poco nominato sovrintendente di quell’ospedale. L’assunzione di Rivers fu possibile grazie a un finanziamento della Royal Society of Medicine, che in quello stesso anno gli aveva assegnato la Gold Medal come riconoscimento dei suoi meriti scientifici.

 


Nell’Ospedale Maghull (luglio 1915 - settembre 1916)


All’inizio di dicembre del 1914 il Moss Side State Institution di Maghull venne requisito dal Ministero della guerra britannico e trasformato in ospedale per il trattamento dei soldati affetti da shell shock. Nella prima metà del 1915 l’ospedale si riempì rapidamente di casi che presentavano disturbi psichiatrici insorti in battaglia e Rows, non sapendo bene come affrontare quella patologia di difficile inquadramento diagnostico, chiamò come consulente Grafton Elliot Smith, professore di anatomia dell’Università di Manchester, che, a sua volta, fece ricorso all’aiuto di Tom H. Pear[49], all’epoca giovane docente di psicologia in quella stessa università.  
Nel luglio 1915 anche Rivers venne chiamato al Maghull dietro suggerimento di Elliot Smith. Rivers accettò il posto con entusiasmo e, secondo quanto Pear ricordò molti anni dopo, «Un’ora dopo il suo arrivo era già al lavoro. Mi disse che la sua recente assenza, dovuta al viaggio nel Pacifico, gli aveva impedito di essere aggiornato su Freud. Era convinto che Freud fosse un grande pensatore, ma che i suoi concetti sull’inconscio fossero superati … Riteneva, inoltre, che l’antropologia di Freud fosse datata e di seconda mano» (Pear, 1959, citato in Jones, 2010). Sembra, quindi, che per ragioni che non conosciamo Rivers ci tenesse molto a tenere le distanze da Freud e a manifestare un atteggiamento critico nei confronti di alcune idee del grande viennese.  
«Anche se Rivers ebbe un ruolo importante nella diffusione della psicoanalisi in Gran Bretagna solo dopo la guerra, già da prima conosceva bene il lavoro di Freud, di Jung e degli altri psicoanalisti. Freud era stato neurologo e, come Kraepelin e Rivers, aveva fatto esperimenti sugli effetti dei farmaci. Sia Freud che Rivers avevano subito l’influenza di Hughlings Jackson e di Ewald Hering. In quel periodo, la topologia della psiche secondo Freud era strutturata in “sistemi psicologici organizzati gerarchicamente sul modello della gerarchia jacksoniana dei livelli neurali” (Rapaport, 1960, citato in Slobodin, 1997, p. 54). Rivers, da parte sua, stava sviluppando un modello, che contemplava l’esistenza nella mente di una serie di strati sovrapposti, ciascuno dei quali possedeva il principio di realtà e l’auto-controllo in misura maggiore di quelli sottostanti. Sotto questo e sotto altri aspetti, la teoria di Rivers, che sibasava sull’esperienza fatta durante la guerra e sul lavoro con Henry Head, aveva molte affinità con quella di Freud, pur avendo anche numerose divergenze» (Slobodin, 1997, p. 54).
Ad ogni modo, l’entusiasmo di Rivers per il nuovo impegno lavorativo non sorprende perché, come già ricordato, fin dal lontano 1892, durante il viaggio di studio a Jena, aveva capito che ciò che lo interessava di più era dedicarsi ai disturbi mentali, per cui, al suo ritorno a Londra, aveva iniziato a lavorare come psichiatra al Bethlem Royal Hospital e al Guy’s Hospital. Anche se la chiamata di Foster a Cambridge aveva interrotto il suo lavoro attivo nella clinica psichiatrica e lo aveva indirizzato verso altri campi di studio e di ricerca, la psichiatria era rimasta il suo vero interesse.    
In quel periodo il livello della psichiatria in Gran Bretagna era molto basso – si vedano, a questo proposito, le considerazioni di Ernest Jones[50] e di Leonard Woolf[51] –, ma con lo scoppio della guerra i neurologi e gli psichiatri britannici subirono moltepressioni e dovettero imparare rapidamente molte cose. «La guerra del 1914-18 pose agli psichiatri e agli altri medici problemi per natura e entità mai presentatisi prima. In guerre precedenti alcuni combattenti avevano presentato crolli emotivi o mentali, ma la proporzione di tali vittime era stata modesta se confrontata con quella dei feriti e dei malati. Il più grande problema per i medici militari erano state le malattie infettive. Dal 1914-15 i progressi della chirurgia, della organizzazione delle cure mediche e della prevenzione e del trattamento delle malattie infettive avevano ampiamente ridotto i tassi di mortalità e di morbilità delle ferite e delle infezioni. Mentre i progressi tecnologici in alcuni campi producevano questi risultati, i progressi in altri campi avevano prodotto le bombe ad alto potenziale esplosivo e i cannoni a ripetizione di grosso calibro. In conseguenza del loro utilizzo, aggravato dalla guerra di posizione e di trincea del fronte occidentale, i combattenti presentarono un’ampia gamma di crolli psico-fisici e comportamentali senza ferite e senza una base organica» (ibid., pp. 54-55). Su The Times (1916), ad esempio, comparve il seguente passo: «Da allora in poi l’interesse per i disturbi nervosi da battaglia divenne profondo. Negli ospedali militari vennero assunti neurologi e i casi“nervosi” vennero studiati con la stessa attenzione con cui lo erano quelli chirurgici e quelli medici. Ci si rese conto che l’avvento delle granate ad alto potenziale esplosivo aveva provocato una rivoluzione nella tipologia dei danni da guerra e nella medicina di guerra» (ibid.).
Al Maghull Rivers trovò centinaia di vittime che mostravano i sintomi del quadro clinico, che in seguito sarebbe stato classificato come “nevrosi di guerra”. Vi erano uomini che non riuscivano a dormire o erano ossessionati da incubi, che avevano perso la memoria, che erano congelati nella catatonia, che presentavano paralisi muscolari e disturbi degli organi di senso, e che urlavano o collassavano al minimo rumore. Al Maghull, però, Rivers «entrò in contatto anche con uno staff di medici, per i quali l’interpretazione dei sogni e la discussioni sui conflitti mentali costituivano i principali argomenti di conversazione» (Smith, 1926). In seguito Henry Head avrebbe giudicato lo staff medico del Maghull come «il brillante gruppo di operatori che in quel tempo fece di Maghull il centro dello studio della psicopatologia» (Head, 1923, citato in Jones, 2010).
Dalla fine del 1915 i medici del Maghull, influenzati dalle idee psicodinamiche secondo le quali un evento stressante, come essere bloccati in una trincea durante il bombardamento dell’artiglieria nemica o dover stare, anche per lungo tempo, accanto ai corpi straziati dei commilitoni morti, poteva provocare malattie mentali o nevrosi gravi in quei militari, che erano predisposti da fattori ereditari e da esperienze infantili negative, avevano cominciato a credere che le nevrosi di guerra potessero essere curate con una serie di terapie, la maggior parte delle quali richiedeva un approccio individuale. Di conseguenza, la decisione ministeriale di destinare il Maghull Hospital alla cura dello shell shock e delle altre nevrosi di guerra comportò la necessità di aumentare notevolmente l’organico dei suoi medici, che arrivarono a raggiungere il rapporto di uno a venti pazienti. Tra i medici, che operarono per periodi più o meno lunghi nell’Ospedale Maghull, vanno ricordati – oltre Smith, Pear, Rivers e molti altri – William Brown[52], Charles Myers, William McDougall, Bernard Hart[53], Charles Seligman e il canadese John T. MacCurdy[54].
Rivers, quindi, si trovò a lavorare in un ambiente, nel quale venivano suggerite e favorite forme di trattamento di ascolto e di supporto psicologico ben diverse dalle terapie “aggressive”, allora generalmente utilizzate per trattare le nevrosi di guerra (faradizzazione elettrica, isolamento, diete forzate, inganni). Alla formazione di questo favorevole contesto lavorativo aveva in gran parte contribuito l’atteggiamento del sovrintendente dell’ospedale, il capitano Ronald Rows, che «aveva letto Janet e Freud e riconobbe l’importanza delle loro idee negli stati dissociativi conseguenti alleesperienze traumatiche» (Costall, 2001).
Le idee psicodinamiche all’interno del gruppo di medici del Maghull, che provenivano da esperienze professionali molto diverse, si svilupparono in modo non omogeneo. Malgrado che una parte dei medici militari britannici sostenesse che lo shell shock era una sorta di isteria maschile, cioè l’equivalente maschile del disturbo tradizionalmente associato alle donne, i medici del Maghull, compreso Rivers, osservando che il rapporto tra ansia sessuale e shell shock era tenue, ritennero che l’istinto di autoconservazione avesse un ruolo chiave nella genesi di quella particolare patologia. Altri medici militari sostenevano che i soldati che andavano incontro a shell shock erano immaturi e infantili e che, quindi, dovessero essere, per così dire, “fatti crescere”. Pur non essendo dello stesso avviso, Rivers, tuttavia, riteneva «che lo shell shock si verificava quando la forma adattiva della “rimozione”[55] non riusciva a funzionare in modo efficiente. Poiché le truppe per lamaggior parte non erano regolari, ma erano composte da volontari o erano state chiamate alle armi e addestrate in grande fretta, non avevano avuto il tempo di costruire un meccanismo efficace per affrontare forti emozioni. Messe di fronte a “sollecitazioni emotive tali come non erano state mai conosciute nella storia dell’umanità, non deve sorprendere che i fallimenti dell’adattamento siano stati così numerosi e gravi”[56]» (Jones, 2010).
 Durante la permanenza al Maghull Rivers continuò a dedicarsi ai suoi studi etnologici e negli anni 1915 e 1916 tenne al Royal College of Physicians di Londra una serie di conferenze, conosciute come le FitzPatrick lectures. Si trattò di quattro conferenze basate sulle esperienze fatte in Melanesia, che comparvero come articoli su The Lancet. Dopo la sua morte, nel 1924 Elliot Smith le raccolse e le pubblicò con una sua breve introduzione nel libro Medicine, Magic and Religion (Medicina, magia e religione). Nel 1916 Rivers tenne una conferenza alla Library and Philosophical Society di Manchester, intitolata Irrigation and the Cultivation of Taro (L’irrigazione e la coltivazione della taro[57]), che venne pubblicata nel 1926 come capitolo del libro Psychology and Ethnology a cura di Elliot Smith, della cui introduzione mi sembra interessante riportare il brano seguente: «Rivers lavorò con grande entusiasmo nell’Ospedale Maghull non solo perché i disturbi dello shock di guerra erano interessanti dal punto di vista psicologico, il che aveva una grande importanza pratica per affrontare efficacemente un problema nazionale la cui rilevanza era in rapida crescita, ma anche perché vide che i metodi adottati per scoprire la causa dei disturbi mentali dei soldati erano simili a quelli che egli aveva usato in Melanesia per indagare i problemi sociali e magico-religiosi di popoli di bassa cultura» (Smith, 1926, pp. XVII e XVIII).
 


Nell’Ospedale Craiglockhart (ottobre 1916 - ottobre 1917)


Nell’ottobre 1916 Rivers fu arruolato nel Royal Army Medical Corps col grado di capitano e venne trasferito nel Craiglockhart Hospital for Officers nei pressi di Edinburgo, che, requisito dal Ministero della guerra l’estate precedente, «si era rapidamente riempito di ufficiali nevrastenici, reducidalle battaglie della Somme» (Shephard, 2001, p. 85). Anche se durante la permanenza al Maghull aveva sperimentato un crescente senso di disagio e aveva desiderato ritornare al suo lavoro di antropologo, Rivers fu contento del trasferimento almeno per due motivi: primo, perché si realizzava il sogno di entrare nell’esercito di quando si era iscritto a medicina, secondo perché avrebbe avuto a che fare con pazienti con un livello di istruzione più elevato.  Al Maghull, infatti, non si era trovato bene con i soldati semplici. A lui, universitario, piaceva la complessità, mentre il colloquio con i soldati era frustrante, essendo questi spesso riluttanti a svelare i loro sogni e per lo più rispondevano a monosillabi, sospettando che i medici fossero interessati a loro solo per farli ritornare al fronte (ibid., p. 84).
Rivers lavorò per un anno nel Craiglockhart sotto la direzione del maggiore William H. Bryce, un medico del luogo, che nell’ottobre 1917 venne rimosso dall’incarico da una commissione ministeriale a causa della scarsa disciplina, del clima cameratesco e dei modesti risultati terapeutici riscontrati nel primo anno di funzionamento di quell’ospedale di guerra. Bryce venne sostituito dal colonnello Robert Balfour Graham, che adottò un regime autoritario e ricorse a sistemi sadici di decondizionamento degli ufficiali shellshocked. Dopo pochi mesi Balfour Graham venne a sua volta rimosso e la direzione del Craiglockhart fu affidata al professore universitario di psicologia William Brown, che la mantenne sino alla suachiusura nel marzo 1919. Rivers, dunque, lasciò l’ospedale scozzese negli stessi giorni in cui veniva rimosso Bryce. È probabile che Rivers “approfittò” di quell’avvicendamento di direzione per dare le dimissioni, che apparvero anche un gesto di solidarietà nei confronti di Bryce (Webb, 2006). Ricerche effettuate nell’archivio di quell’ospedale hanno, peraltro, documentato che il ruolo di Rivers al Craiglockhart, fu ben diverso da quello attribuitogli dalla letteratura sull’argomento: «La rilevanza di Rivers nel Craiglockhart è stata sopravvalutata. Ciò ha in qualche modo messo in ombra la misura in cui il regime dell’ospedale venne plasmato da Arthur John Brock[58] e degli altri medici, come William Brown che adottarono la pratica ergoterapica, che era stata ideata dallo stesso Brock, e una forma di freudianesimo tipicamente inglese» (ibid.).
Nel Craiglockhart Rivers non trovò nei colleghi lo stesso interesse per l’indagine psicodinamica delle manifestazioni psico-comportamentali dello shock di guerra, che aveva trovato nel Maghull, ma oramai la sua personale strada come psicoterapeuta era iniziata. Al Maghull Rivers aveva ritrovato in se stesso un reale interesse per il lavoro psicoterapeutico e, contemporaneamente, aveva visto crescere il suo interesse per i punti di vista psicologici di Freud, in particolare quelli relativi ai sogni e alla modificazione della personalità. In Conflict and Dream leggiamo: «Nonostante che prima della guerra avessi avuto un grande interesse per i punti di vista generali di Freud, non avevo provato a padroneggiare la sua teoria sui sogni. Ero più interessato all’applicazione del suo schema alla spiegazione delle psiconevrosi e dei comportamenti anormali della vita quotidiana. Quando la guerra mi mise in contatto con i sogni in quanto sintomi preminenti del disturbo nervoso e in quanto mezzi per riconoscere la reale natura degli stati mentali sottostanti alle psiconevrosi di guerra, divenne necessario studiare lo schema di Freud della interpretazione dei sogni più da vicino, e lessi il suo libro accuratamente» (Rivers, 1923a, p. 5).
Così nel 1916 Rivers, stimolato dall’esperienza con le nevrosi di guerra, riprese a studiare Freud e, quando cominciò a lavorare sui suoi propri sogni, l’interesse per la psicoanalisi si intensificò. Arrivato al Craiglockhart da poco tempo, annotò quanto segue: «Non feci grandi progressi nell’analisi dei sogni né nel loro utilizzo clinico fino a che non feci io stesso il sogno che mi convinse della verità dei principali aspetti della posizione freudiana[59]» (ibid., p. 7). La scrittrice Pat Barker ha ricostruito con molta sensibilità l’atteggiamento di Rivers quando iniziò ad applicare il metodo psicoanalitico nella cura dei nevrotici di guerra: «Nel condurre i suoi pazienti a capire che non dovevano vergognarsi di avere avuto un crollo nervoso, che l’orrore e la paura erano reazioni inevitabili al trauma della guerra che andavano riconosciute anziché represse, che provare tenerezza per altri uomini era naturale e giusto, che le lacrime erano una componente accettabile e anzi utile del dolore, Rivers si poneva in contrasto con lo stile di tutta la loro educazione. Quegli uomini erano stati educati a considerare la rimozione delle emozioni l’essenza della virilità: gli uomini che crollavano, o piangevano o riconoscevano di avere paura erano delle donnicciole, degli smidollati, dei falliti. Non erano uomini. Eppure, lui stesso era un prodotto del medesimo sistema. […] Nel convincere i suoi giovani pazienti a rinunciare alla rimozione e a permettersi di vivere la pietà e il terrore che la loro esperienza bellica inevitabilmente evocava, Rivers stava demolendo il terreno su cui lui stesso poggiava» (Barker, 2014, citato in Zaretsky, 2004, pp. 144 e 145).
Rivers divenne rapidamente un autorevole portavoce dell’importanza del lavoro di Freud e il 7 marzo 1917 tenne al Pathological Club di Edimburgo la conferenza Freud’s Psychology of the Unconscious (La psicologia di Freud dell’inconscio), che venne pubblicata su The Lancet qualche mese dopo. In questa conferenza Rivers, oltre a sostenere l’importanza delle idee di Freud nella clinica, sottolineò che la loro rilevanza andava ben al di là dei compiti pratici della terapia medica: «La teoria di Freud dell’inconscio ha un’applicazione molto più ampia di quanto suggerirebbe una rapida lettura della recente letteratura medica. È vero che Freud è un medico e che giunse alla sua teoria dell’inconscio attraverso lo studio delle malattie, ma la sua teoria riguarda un problema universale della psicologia. Se questo è vero, essa deve essere presa in considerazione non solo dal medico, ma anche dall’insegnante, dal politico, da chi si interessa alla morale, dal sociologo e da tutti coloro il cui lavoro ha a che fare con lo studio della condotta umana […] È possibile, anzi probabile, che l’applicazione pratica della teoria di Freud dell’inconscio nel campo della medicina possa essere considerata come uno dei suoi aspetti meno importanti, e che in futuro la sua importanza sarà molto grande in altre branche dell’attività umana. Oggi vorrei solo sottolineare che la mia personale convinzione del valore della teoria di Freud dell’inconscio come guida per comprendere meglio la condotta umana si basa non tanto sulla mia esperienza clinica quanto sulla generale osservazione del comportamento umano, sull’evidenza fornitami dai miei amici e, soprattutto, sull’osservazione della mia attività mentale, sia durante lo stato di veglia che durante il sonno»  (Rivers, 1920, pp. 159 e 160). È stato giustamente osservato che «l’appoggio pubblico del freudismo da parte di Rivers nel 1917 […] fornì una sorta di “riparo” per i medici che facevano ricorso alle teorie di Freud per la cura psicologica delle nevrosi di guerra […]» (Forrester, 2012, p. 94).
Nel luglio 1917 giunse al Craiglockhart Siegfried Sassoon[60], che venne subito preso in cura da Rivers. Sassoon era un poeta famoso, ma era anche malfamato a causa del suo dichiaratopacifismo. Infatti, malgrado fosse stato decorato durante la guerra di trincea, sviluppò un profondo senso di nausea verso la follia della guerra. Protestò pubblicamente e, come atto di sfiducia nell’autorità militare, gettò la sua croce militare nel fiume Mersey. Grazie all’intervento di amici influenti, invece di essere fucilato o punito in altro modo per “incoraggiamento del nemico”, vennericoverato nell’Ospedale Craiglockhart con la diagnosi di nevrastenia (non di shock di guerra!).
In Sherton’s Progress (1936), il terzo libro della sua trilogia semi-autobiografica, Sassoon ricordò così gli incontri con Rivers: «Tre pomeriggi alla settimana andavo nella stanza di Rivers a far prendere una boccata d’aria al mio complesso pacifista. Parlavamo molto dei politici europei e dei loro discorsi. La maggior parte delle nostre informazioni proveniva dalla lettura di un settimanale, che conteneva articoli tradotti della stampa estera[61] […] Ma ciò che più conta per me è il ricordo dell’uomo grande e buono, che mi donò la sua amicizia e la sua guida. Lo vedo ancora nel crepuscolo di fine estate seduto al suo tavolo, con gli occhiali spinti dietro sulla fronte e le mani intrecciate davanti a un ginocchio, che mi trasmetteva sempre la sua integrità intellettuale e non faceva mai trasparire che era stanco, come spesso doveva essere dopo lunghe giornate di un lavoro eccezionalmente stancante alle prese con le nevrosi di guerra, che esigevano un atteggiamento di simpatia e di distacco allo stesso tempo» (Sassoon, 1936, p. 13).
Due fatti contribuirono a rafforzare il legame di simpatia di Sassoon per Rivers: l’amore per il Kent e una leggera balbuzie. Dopo alcuni mesi Sassoon decise di ritornare al fronte “convinto” dai colloqui terapeutici con Rivers: «Chiudendo la porta della sua stanza per l’ultima volta, lasciai dietro di me una persona che mi aveva aiutato e mi aveva capito più di quanto mi avesse capito nessun altro prima. Per quanto gli dispiacesse rispedirmi in trincea, capì che quella era la mia unica via di uscita. E fino a quando vivrò non cesserò di pensare che aveva ragione» (ibid., p. 80). L’amicizia tra Rivers e Sassoon continuò anche dopo la fine della guerra.
 


A Londra sino alla fine della guerra (novembre 1917 - inizio 1919)


Alla fine del 1917 Rivers lasciò il Craiglockhart e venne assunto come psicologo al Royal Flying Corps Central Hospital (Ospedale Centrale dell’Aviazione Reale) a Hampstead (Londra). Dopo poco tempo entrò a far parte anche dello staff dell’Empire Hospital for Officers for Injuries of the Nervous System (Ospedale Imperiale per gli ufficiali con lesioni del sistema nervoso) a Westminster. Durante la permanenza al Central Hospital Rivers fece numerose esperienze di volo, in particolare sul Sopwith Camel, un piccolo aereo di grande efficacia in combattimento ma di scarsa affidabilità, e studiò la psicologia del volo da vari punti di vista. Nell’Empire Hospital, la cui direzione era stata affidata a una sua vecchia conoscenza, il neurologo Henry Head, si trovò a lavorare assieme a vecchi colleghi, come McDougall ed Elliot Smith, e agli psichiatri Maurice Craig[62] e Maurice Nicoll[63].
Il 4 dicembre 1917, appena giunto a Londra, Rivers venne invitato dalla Sezione di Psichiatria della Royal Society of Medicine (Società Reale di Medicina) a tenere una conferenza sulla sua esperienza di psichiatra di guerra. La conferenza, intitolata The repression of war experience (La rimozione dell’esperienza della guerra), venne pubblicata su The Lancet qualche mese dopo (Rivers, 1918a). In essa Rivers usò il termine repression (rimozione) – prendendo le distanze dal significato che aveva in psicoanalisi – per indicare «il processo attivo e volontario tramite il quale si cerca di escludere una parte del contenuto mentale dal campo dell’attenzione con lo scopo di renderla inaccessibile al ricordo e di produrre lo stato di soppressione» (Rivers, 1918a). È stato osservato che il concetto di rimozione, così definito, sembra essere più affine al concetto di evitamento (avoidance) del Disturbo da shock post-traumatico che a quello di meccanismo inconscio (Howorth, 1996).
Nel 1918 Rivers scrisse l’articolo Psycho-therapeutics (Psicoterapia) per la Encyclopaedia of Religion and Ethics, nel quale espose in modo chiaro e non tecnico le teorie e i metodi psicoterapeutici maggiormente utilizzati. Da questo articolo e da altri scritti sull’argomento è possibile ricavare che la pratica psicoterapeutica di Rivers si basasse fondamentalmente su due principi: l’autognosi e la rieducazione. Nell’autognosi il soggetto impara a conoscere meglio se stesso. L’autognosi come agente terapeutico implica un grande numero di processi, che includono l’apprendimento di nozioni elementari di fisiologia e di psicologia e anche il portare alla luce e discutere sulle esperienze traumatiche del passato. «Di maggiore interesse e di maggiore importanza è il processo tramite il quale il paziente è portato a capire come il disturbo si è sviluppato […] Se il paziente capisce che la sua malattia è solo l’espressione della diffusa tendenza ad esagerare del sentimento, del pensiero o dell’azione, la sua condizione non gli apparirà più misteriosa, terrificante o orribile, ma assumerà proporzioni che potranno essere affrontate razionalmente e in modo distaccato» (Rivers, 1918c). Se le condizioni mentali alla base degli stati patologici erano inaccessibili al pensiero cosciente – Rivers precisò – allora bisognava ricorrere ai metodi dell’ipnoterapia o della psicoanalisi. Invece nella rieducazione, «il paziente è portato a capire come possa essere utilizzata la conoscenza di se stesso recentemente acquistata […] e come l’energia, fino ad allora usata in modo morboso, possa essere indirizzata verso canali più sani» (ibid.).
Il 6 luglio dello stesso anno in un simposio del convegno congiunto della British Psychological Society, della Aristotelian Society della associazione Mind, che si svolse a Londra, lo junghiano Maurice Nicoll, il freudiano atipico William H.R. Rivers e il freudiano ortodosso Ernest Jones presentarono tre distinte relazioni con lo stesso titolo Why is the “unconscious” unconscious? (Perché l’“inconscio” è inconscio?) (Nicoll et al., 1918). La partecipazione a quel simposio di tre psicologi del profondo con tre diverse impostazioni prova che in quello scorcio di fine guerra nella comunità scientifica britannica c’era un aperto e pluralista interesse per la psicoanalisi. É, inoltre, suggestivo pensare che furono occasioni come quella a favorire l’inclusione di Rivers, oramai celebre uomo di scienza, nella nuova società psicoanalitica, che Ernest Jones stava progettando di istituire a salvaguardia della corretta interpretazione della dottrina freudiana.  
Dopo l’armistizio di Compiègne dell’11 novembre 1918, che sancì la fine della prima guerra mondiale, Rivers rimase a Londra ancora diversi mesi, prima di essere congedato e poter tornare a Cambridge nel St. John’s College l’anno seguente. È probabile, quindi, che Rivers stesse ancora a Londra, quando, nel febbraio del 1919, venne invitato da Ernest Jones a far parte della British Psycho-Analytical Society (Società britannica di psicoanalisi) come membro associato e anche quando, qualche mese dopo, fu nominato presidente della sezione medica della British Psychological Society (Società britannica di psicologia). Il 2 maggio 1919 Jones, sempre solerte a tenere aggiornato Freud dei progressi della psicoanalisi in Gran Bretagna, scrisse al maestro viennese: «Attualmente sto fungendo da presidente, e Flügel da segretario, del comitato della British Psychological Society, che si sta riorganizzando. È stato formato un gruppo per la psicologia medica, con più di cento membri, che stanno mostrando un grande interesse. Naturalmente la psicoanalisi è ben rappresentata nelle discussioni, come può immaginare, e sta mettendo profonde radici» (Paskauskas, 1993, p. 434).
L’ingresso di Rivers nella neonata British Psycho-Analytical Society e la sua nomina a presidente di una nuova sezione della British Psychological Society, che nelle intenzioni di Jones avrebbe dovuto avere un chiaro orientamento psicoanalitico, testimoniarono il fatto che a Rivers stesso veniva riconosciuto un ruolo importante nel movimento freudiano britannico, all’interno del quale proprio in quel periodo il sempre più potente futuro presidente della Associazione Psicoanalitica Internazionale stava cercando di separare il grano dal loglio.
 


GLI ULTIMI ANNI DI VITA A CAMBRIDGE (1919-1922)


Walter Langdon-Brown[64] ricordò Rivers prima della guerra in questo modo: «Allora, quando si trovava assieme a molte persone, era molto riservato, si sentiva limitato dalla balbuzie dalla quale non si era ancora del tutto liberato. Però, se la conversazione si svolgeva con due o tre amici soltanto, allora diventava estremamente interessante e illuminante. Era sempre pronto a tirar fuori la verità, era assolutamente sincero ed era infastidito dalla mera dialettica» (Langdon-Brown, 1936).
Negli anni di lavoro come psichiatra dei traumatizzati psichici di guerra Rivers subì un grande cambiamento personale, «divenne un altro uomo e molto più felice. La diffidenza lasciò il posto alla fiducia, la riservatezza alla espansività» (Myers, 1922). Fu probabilmente in virtù di questo cambiamento che, fin dal periodo londinese, Rivers iniziò a condurre una vita sociale più brillante e frequentò diversi uomini di lettere come Arnold Bennett[65], H.G. Wells, G.B. Shaw e Bertrand Russell.
Durante la guerra Rivers, nonostante non avesse più un ruolo universitario ufficiale avendo rassegnato le dimissioni da lecturer nel 1916, era spesso andato al St. John’s College. Quando vi tornò nel 1919, il College creò apposta per lui il posto di Praelector of Natural Science Studies (Praelector degli studi di scienza naturale), dandogli carta bianca. Rivers accettò l’incarico con grande entusiasmo e prese l’abitudine di ricevere praticamente a tutte le ore del giorno gli studenti nelle stanze, che gli erano state assegnate dal College. Gli appuntamenti nel suo alloggio per la colazione della domenica mattina divennero famosi. Rivers fondò anche un gruppo di discussione, The Socratics, per il quale invitò a parlare molti suoi amici, tra i quali Wells, Bennett, Russell e Sassoon.  Fu probabilmente la lunga amicizia con Sassoon, che era un fervente sostenitore delle posizioni del Labour Party, a orientare politicamente Rivers in senso socialista.
Rientrato a Cambridge, Rivers, oltre a svolgere l’attività di tutoring e di orientamento dei giovani studenti, si rese disponibile a tenere lezioni e conferenze indefessamente, pur continuando a scrivere e a pubblicare soprattutto su temi appartenenti all’area di convergenza della psicologia, della psichiatria, della sociologia e dell’etnologia. Rivers sviluppò idee sulla natura dell’istinto, l’interpretazione dei sogni, lo sviluppo delle nevrosi, il rapporto tra mito e sogno, il simbolismo come espressione e aspetto della cultura.
A partire dall’agosto del 1919 tenne a Cambridge un ciclo di diciannove lezioni, che nel 1920 vennero pubblicate nel libro Instinct and the Unconscious (L’istinto e l’inconscio), una riflessione teorica sull’esperienza come terapeuta durante la guerra, il cui scopo era di «far entrare in ambito biologico il sistema di psicoterapia, che era stato adottato in Gran Bretagna nel trattamento delle psiconevrosi di guerra» (Rivers, 1920, p. V). L’anno successivo fu invitato da Adolf Meyer[66] alla Johns Hopkins University Medical School di Baltimora a svolgere un ciclo di lezioni sullo stesso argomento. Negli anni 1920-21 e 1921-22, infine, tenne a Cambridge e al Bethlem Hospital di Londra un altro ciclo di lezioni sui sogni, che furono pubblicate nel 1923, un anno dopo la sua morte, nel libro Conflict and Dream a cura del suo esecutore letterario Elliot Smith.
Nel 1921 Rivers accettò la nomina a Presidente del Royal Anthropological Institute (Istituto antropologico reale), che in precedenza aveva più volte rifiutato. Nel 1922 pronunciò il discorso presidenziale, The Unity of Anthropology (Rivers, 1922).
A quel punto Rivers era diventato un uomo pubblico, molto conosciuto e molto stimato non solo in campo scientifico. Così nel dicembre 1921 venne invitato a candidarsi per il Labour Party nella circoscrizione di Londra. Dopo averci pensato, all’inizio del 1922 accettò la candidatura, che divenne ufficiale nell’aprile del 1922: «Poiché i tempi sono così minacciosi e inquietanti e le prospettive per il nostro paese e per il mondo sono così nere, allora, se gli altri pensano che io possa servire nella politica, non posso rifiutare» (Whittle, 1997). Il suo impegno politico prese corpo, tra l’altro, nella conferenza Socialism and Human Nature (Il socialismo e la natura umana), tenuta il 25 maggio 1922 alla Critical Society of University College di Londra: «Quando parlo di socialismo intendo una forma di società, nella quale i singoli membri sono disposti a lavorare per il bene comune senza l’incentivo di ricavare individualmente un immediato vantaggio dal loro lavoro» (Rivers, 1923b).
Nei primi mesi del 1922 Rivers era pieno di energia e aveva una serie di progetti, tra i quali quello di svolgere nel mese di luglio due corsi – uno di antropologia e uno di psicologia – alla scuola del Comitato dell’Istruzione del Sindacato dei Lavoratori di Manchester. Rivers, inoltre, intendeva recarsi in Scandinavia e in India, paesi dai quali era stato chiamato come consulente per l’organizzazione delle loro università. Last but not least, aveva progettato di partecipare al 7° Congresso dell’Associazione Internazionale di Psicoanalisi, che si sarebbe svolto aBerlino nel mese di settembre.
Inaspettatamente Rivers morì domenica 4 giugno 1922 dopo un intervento chirurgico d’urgenza per un’ernia strozzata. Il servizio funebre fu organizzato nella bellissima cappella storica del St. John’s. Il corpo venne cremato e le ceneri furono sepolte nel St. Giles’ Cemetery di Cambridge.

 


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE


É difficile trovare nella storia contemporanea della scienza un personaggio che si sia avvicinato a William Rivers per quantità e varietà di campi di interesse coltivati e che, come Rivers, si sia distinto in ognuno di essi per originalità, metodo e profondità. Per la multiforme e importante produzione scientifica Rivers – pur con le dovute proporzioni – sembra appartenere più al mondo dei grandi protagonisti del Rinascimento che al mondo scientifico e universitario dei suoi contemporanei di fine Ottocento - inizio Novecento. Rivers fu prima di tutto un esploratore, un ricercatore, un appassionato della verità e della novità, ma fu anche – almeno sino alla fine della guerra – un solitario, un individualista, un “bastian contrario” in modo composto, educato, english. Tuttavia seppe sempre farsi apprezzare per la correttezza e l’onestà intellettuale con cui approcciava i diversi campi di studio. Fu un uomo modesto, un vero “seminatore” di idee e di principi, di cui solo la morte, che lo colse in modo crudele e banale a soli cinquantotto anni, gli impedì di raccogliere i meritati frutti, che a stento riusciamo ad immaginare.
In base alle precedenti osservazioni potrebbe sembrare riduttivo limitare le considerazioniconclusive di questo articolo al Rivers psicoanalista. Tuttavia non è così perché la concezione di Rivers dell’impalcatura dottrinale freudiana, così come, per esempio, venne enunciata nell’articolo pubblicato su The Lancet nel giugno del 1917, andò molto al di là della sua utilità per il medico nella cura dei disturbi psichici, ma fu intesa piuttosto come un modello teorico di riferimento anche in campi diversi dalla psichiatria, quali l’insegnamento, la politica, la sociologia e l’antropo-etnologia (Rivers, 1917).
Come già sottolineato, l’esperienza psichiatrica nel periodo della guerra accrebbe l’interesse di Rivers per l’opera di Freud, ma il suo non fu un interesse acritico. Uno dei concetti, in cui Rivers si differenziò da Freud, riguardava quei tipi di rimozione e di distorsione che il creatore della psicoanalisi attribuiva alla censura. Le sue obiezioni furono dettagliate e complesse (Rivers, 1920). Secondo Rivers, che si rifaceva alle teorie di Hughlings Jackson, la censura era correlata all’organizzazione del sistema nervoso, nel quale le componenti più recentemente sviluppate controllano le più antiche.
Non sappiamo se allora Rivers si sentisse psichiatra o psicoanalistaoltre che antropologo e etnologo; è, comunque, molto probabile che con le lezioni di Cambridge del 1919 intendesse dare pubblicamente rispettabilità alla psicoanalisi e assicurare l’ascolto che meritavano a coloro che la praticavano, dimostrandogrande coraggio intellettuale e grande fiducia in sé, considerato che, negli anni di guerra, nei paesi anglofoni l’opposizione alla pericolosa dottrina centroeuropea era stata rafforzata da una netta xenofobia. Dice molto sulla sua assenza di pregiudizi il fatto che Rivers si associò agli psicoanalisti anche se era in disaccordo con loro sull’universale significato sessuale del simbolismo del sogno e aveva sviluppato una teoria degli istinti molto diversa da quella che Freud aveva in quel periodo. «Rivers rigettò la teoria generalmente condivisa del sogno come appagamento di un desiderio e sostenne che i sogni sono “tentativi di risolvere i conflitti”. Il conflitto particolare sul quale basò la revisione della teoria di Freud fu il suo conflitto tra l’“egoistico motivo che mi spingeva non solo a procedere nel mio lavoro etnologico, ma anche ad approfittare dell’occasione di demolire gli avversari[67]” (Rivers, 1923a, p. 134), e il “più altruistico motivo che era ora il mio lavoro/dovere di capire e applicare i principi della psicoterapia” (ibid.). Rivers aprì nel sonno la strada alla soluzione del conflitto, che non riusciva a raggiungere nella vita da sveglio» (Forrester, 2012, p. 95). Leggiamo in Conflict and Dream: «Vidi che non c’era un reale conflitto tra l’etnologia e la psicologia, che i due studi si aiutano a vicenda, e che il modo in cui la loro conoscenza si era formata costituiva un’opportunità da utilizzare. Così più avanti in quell’anno preparai la conferenza Dreams and primitive culture (Sogni e cultura primitiva)[68], che forma il primo di una serie di articoli, nei quali mi sono addentrato nell’estesa regione di confine tra la psicologia e l’etnologia» (Rivers, 1923a, p. 134).
Quando nel 1920 Rivers dette alle stampe il suo primo libro psicoanalitico, Instinct and the Unconscious, Ernest Jones aveva raggiunto una posizione molto prestigiosa all’interno del movimento psicoanalitico: oltre a ricoprire la carica di editor dell’International Journal ofPsychoanalysis, da lui stesso fondato in quell’anno, era subentrato da pochi mesi a Ferenczi come presidente della International Psychoanalytic Society. Perciò, con il beneplacito del maestro viennese l’energico e battagliero gallese aveva acquisito tutti i titoli per assolvere al meglio il compito di paladino dell’ortodossa interpretazione della dottrina freudiana. Non c’è da stupirsi, quindi, del fatto che la sua recensione di Instinct and the Unconscious fu puntigliosamente critica nei confronti delle idee di Rivers. Vale la pena riportarne alcuni passaggi: «Il dichiarato scopo di questo importante libro è quello di fornire un fondamento alla teoria biologica delle psico-nevrosi […] L’impresa è affrontata dal punto di vista delle nevrosi di guerra e le conclusioni sono basate quasi esclusivamente sull’osservazione di queste condizioni […] In generale il Dr. Rivers sostiene la correttezza dei punti di vista di Freud sui meccanismi della mente, sulla sua concezione generale della mente, sull’importanza della vita istintiva, sul conflitto, la rimozione e l’inconscio, anche se sotto molti profili preferirebbe una diversa formulazione. […] Nonostante i numerosi punti di accordo il Dr. Rivers si allontana in modo considerevole dalla teoria freudiana, soprattutto quella delle nevrosi. Da una parte nega l’importanza del ruolo rivestito dall’istinto sessuale in quella teoria […] Lo studio nelle nevrosi di guerra [secondo Rivers] ha mostrato “che non vi era ragione di supporre che fattori derivati dalla vita sessuale avessero una parte essenziale nel causare la grande maggioranza dei casi, ma che questi disturbi potevano essere spiegati come risultato dell’alterazione di un altro istinto ancora più importante di quello sessuale – l’istinto di auto-conservazione” (Rivers, 1920, pp. 4 e 5), d’altra parte “disponiamo di molte evidenze che quelle forme di paralisi e di contrattura, di fobia e di ossessione, che sono il risultato di tendenze sessuali soppresse (sic), compaiono frequentemente in persone la cui vita sessuale sembra essere completamente normale e banale” (ibid., p. 165). […]» (Jones, 1920, pp. 470-473 ).
Più avanti in questa recensione Jones sottolineò come fosse importante, riferendosi ai nuovi concetti introdotti da Freud, utilizzare termini con significato chiaro e condiviso per evitare motivi di confusione. Scrisse Jones: «… il modo di procedere di Jung con i termini “Libido” e “simbolo” è forse l’esempio più clamoroso. Il Dr. Rivers è colpevole di questo comportamento non scientifico in misura considerevole. Ribattezza come “nevrosi di rimozione” la nevrosi d’angoscia, propone prima il termine di “nevrosi di suggestione” poi quello di “nevrosi di sostituzione” per indicare quella che chiama “nevrosi di conversione di Freud”, priva il termine “sublimazione” della sua connotazione sessuale e usa il termine “regressione” come del tutto equivalente a quello di “rivolgimento”. […] Ma il più disturbante di questi tentativi di fondare una nuova nomenclatura riguarda il termine “rimozione”, che fino ad ora è stato il termine tecnico sempre usato per indicare l’espressione tedesca Verdrängung. […] … [Rivers] limita il termine “rimozione” alla molto meno importante situazione in cui un’esperienza viene esclusa volontariamente dalla coscienza, e usa il termine “soppressione”, parola fino ad ora usata nella letteratura psicoanalitica solo nel suo significato generale, per connotare la grande maggioranza dei casi di solito indicati con il termine “rimozione”. […] Secondo Rivers tra i due processi vi è la seguente importante differenza: la rimozione conscia (la “rimozione” di Rivers) appartiene all’ordine dell’intelligenza, la rimozione inconscia (la “soppressione” di Rivers) all’ordine dell’istinto […]» (ibid., pp. 474-475).
Jones concluse la recensione affermando che «questo libro rappresenta un tentativo degno di nota di correlare i principi della biologia, della fisiologia, della psicologia e della psico-analisi in rapporto al problema delle nevrosi. Se lo si considera come un contributo preliminare è senza dubbio stimolante. Ma l’imperfetta conoscenzadi molti problemi della psicopatologia avrebbe dovuto condurre l’autore a trarre delle conclusioni molto più provvisorie. Il Dr. Rivers si è distinto nei campi della fisiologia, della psicologia e dell’etnologia; si distinguerà anche nei campi della psicopatologia e della psico-analisi? Solamente se va avanti come ha fatto negli altri campi di studio, iniziando dall’inizio e non dalla fine»  (ibid., p. 476).
Una recensione così lunga e così pignola, che a tratti appare chiaramente denigratoria nei confronti di Rivers, suscita qualche sospetto sulle intenzioni semplicemente scientifiche di Jones. La mia ipotesi è che l’accorto gallese intendesse ridimensionare la figura del collega e amico – come aveva già fatto con David Eder[69] e con molti altri – di fronte alla comunità psicoanalitica britannica e, soprattutto, di fronte al fondatore della psicoanalisi. A sostegno di questa ipotesi vorrei riportare alcuni passaggi dello scambio epistolare tra Jones e Freud proprio nei giorni, in cui veniva pubblicata la recensione di Instinct and the Unconscious. Verso la fine della lettera dei 12 ottobre 1920 Freud scrisse a Jones: «Ilmio amico prof. Pribram mi ha detto che ero atteso a Cambridge il 27 ottobre. Ma non ho mai ricevuto una parola d’invito come Lei sa» (Paskauskas, 1993,  p. 485). Nella risposta del 17 ottobre Jones dichiarò candidamente: «Forse ho dimenticato di dirLe che Rivers mi ha scritto in settembre esprimendo la speranza che Lei avrebbe visitato Cambridge, ma naturalmente non c’è un appuntamento» (ibid.). Se non è una pura illazione che Rivers contasse sull’aiuto di Jones per iniziare ad avere un rapporto diretto con Freud, si fa fatica a credere che quello del presidente dell’International Psychoanalytic Association, sempre così attento e preciso, fosse un mero lapsus memoriae.
Jones scrisse anche la recensione del secondo libro psicoanalitico di Rivers, Conflict and Dreams, che, come già ricordato, fu pubblicato postumo nel 1923. A mio parere, è interessante rileggere alcune parti anche di questa recensione: «Se il suo autore non fosse una persona illustre, questo libro non avrebbe nessuna importanza. Ma anche se ne avesse, il suo valore è grandemente ridotto dal fatto che si tratta di uno studio in un campo nel quale l’autore ha avuto poca esperienza e nessun training. […] Nessuna interpretazione dei sogni va oltre lo strato pre-conscio della mente, e in tutto quanto il libro l’inconscio propriamente detto non viene mai considerato.
[…] l’autore è stato capace di confermare la teoria di Freud fino ad un certo punto, ma non è andato oltre questo punto, là dove essa concerne gli strati più profondi della mente. Così, è d’accordo con Freud sul grande significato psichico dei sogni; sull’importanza cardinale della distinzione tra contenuto manifesto e contenuto latente; sulla notevole distorsione (che preferisce chiamare trasformazione) che il contenuto latente subisce prima di essere convertito nel contenuto manifesto; sull’esistenza di leggi regolari alla base di questa trasformazione; sul fatto che il contenuto latente è un contenuto rimosso – in poche parole, è d’accordo su tutte le più essenziali parti della teoria di Freud. Invece non gli piace il termine freudiano di “appagamento di undesiderio” e preferisce considerare il sogno come l’espressione di un tentativo di risolvere un conflitto; in questo caso la differenza è nella maggioranza dei casi solo terminologica.
La principale differenza da Freud è che non attribuisce tanta importanza quanto quest’ultimo al materiale infantile presente nel contenuto latente; questo si capisce poiché nella maggior parte dei casi non è stato capace di arrivarci. Secondo lui i sogni rappresentano il tentativo di risolvere un conflitto attuale, espresso nel linguaggio più primitivo delle modalità di funzionamento infantili.
[…] Questo libro, scritto con lo stile interessante e lucido che appartiene a Rivers, è piacevolmente libero dalle asprezze che hanno guastato alcuni degli altri suoi scritti» (Jones, 1923, pp. 499-501).
La morte prematura impedì a Rivers di raggiungere obiettivi importanti e riconosciuti anche nel campo della psicoanalisi. È, comunque, probabile che le recensioni di Jones dei suoi due libri psicoanalitici abbiano contribuito in modo determinante a tenerlo sino ad ora fuori della storia della psicoanalisi stessa.
In un saggio pubblicato recentemente John Forrester ha definito Rivers il “Freud inglese”, fornendo una serie di valide argomentazioni a sostegno della sua azzardata affermazione (Forrester, 2012, p. 94 e sgg.). Ora, pur rimanendo al di qua della posizione euristicamente intrigante di Forrester, credo che possiamo legittimamente chiederci quale sarebbe stato il futuro psicoanalitico dell’analista “selvaggio” William H. R. Rivers se, come aveva programmato, avesse potuto partecipare al Congresso dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale di Berlino e, soprattutto, se, come aveva sperato John Rickman[70], che lo stesso Rivers aveva indirizzato a Freud, fosse andato in analisi dal padre della psicoanalisi (ibid., p. 94).
 


NOTA
La traduzione delle citazioni da testi in lingua inglese, di cui nella Bibliografia non è riportata l’edizione italiana tradotta, è mia (G. Z.).


BIBLIOGRAFIA


BARKER P. (2014),  The Regeneration Trilogy, Penguin Books, London.
BEATTIE J. (1972), Others Cultures. Aims, Method and Achievement in Social Anthropology,
Routledge & Kegan Paul Ltd.; ed. it. (traduzione di Piero Matthey): Uomini diversi da noi. Lineamenti di antropologia, Editori Laterza, Bari 1972.
COSTALL A. (2001), Pear and his peers. In G. BUNN, A.D. LOVIE & G.D. RICHARDS (Eds.),
Psychology in Britain: Historical essays and personal reflections, BPS & Science Museum, Leicester.
FORRESTER J. (2012), The English Freud: W.H.R. Rivers, Dreaming, and the Making of the         Early Twentieth-Century Human Sciences, in S. ALEXANDER, B. TAYLOR (eds.),
        History and Psyche. Culture, Psychoanalysis, and the Past, Palgrave Macmillan,
        Basingstoke, Hampshire, U.K.
HADDON A.C. (1901/1935), Reports of the Cambridge Anthropological Expedition to Torres
        Straits (6 voll.), The University Press, Cambridge, G.B.
HOWORTH P. (1996), W.H.R. Rivers’s “An address on the repression of war experience”,
 «Psychiatric Bulletin», 20, 440-441.
JONES E. (1920), Instinct and the Unconscious. A Contribution to a Biological Theory of the
        Psycho-Neuroses. By W.H.R. RIVERS, «Int. J. Psycho-Analysis», 4, 499-501.
JONES E. (1923), Conflict and Dream. By W.H.R. RIVERS, «Int. J. Psycho-Analysis», 1, 470-476.
JONES E. (1953), Vita e opera di Freud. III. L’ultima fase (1919-1939) (traduzione di Arnaldo
 Novelletto e Margherita Cerletti Novelletto), Casa editrice Il Saggiatore, Milano 1962.
JONES E. (2010), Shell shock at Maghull and the Maudsley: models of psychological medicine in
 the UK, «Journal of the History of Medicine and Allied Sciences», 65, 368-395.
LANGDON-BROWN, W. (1936), To a very wise man, «St. Bartholomew’s Hospital Journal»,
        nov., 29-30
LAYARD J.W. (1936), Atchin Twenty Years Ago, Royal Geographical Society, London.
MALINOWSKY B.K.(1922), Argonauts of Western Pacific. An Account of Native Enterprise and
        Adventure in the Archipelagoes of Melanesian New Guinea; ed it. Argonauti del Pacifico
        Occidentale. Riti magici e vita quotidiana nella società primitive (traduzione di Maria
        Arioti), Newton Compton Editori, Roma 1973.
MARTIN K. (1966), Father Figures: a First Volume of Autobiography, 1897-1931, Hutchinson.
MYERS C.S. (1915),  Contributions to the study of shell shock, I, «The Lancet», Feb 13th, 316.
MYERS C.S. (1916a),  Contributions to the study of shell shock, II, «The Lancet», Jan 8th, 68.
MYERS C.S. (1916b),  Contributions to the study of shell shock, III, «The Lancet», Mar 18th, 608.
MYERS C.S. (1922), The Influence of the late W.H.R. Rivers, in W.H.R. RIVERS, Psychology         and
        Politics, 1923.
NICOLL M., RIVERS W.H.R., JONES E. (1918), Why is the “unconscious” unconscious?,
 Cambridge University Press.
PASKAUSKAS R.A., a cura di, (1993), Sigmund Freud e Ernest Jones. Corrispondenza 1908-
        1939 (traduzione di Caterina Ranchetti), Bollati Boringhieri, Torino 2001.
RIVERS W.H.R. (1888), A Case of Spasm of the Muscles of the Neck Causing Protrusion of the         Head,         «St. Bart's Hospital Reports», 24, 249-251.
RIVERS W.H.R. (1889), Delirium and its Allied Conditions, «St. Bart's Hospital Reports», 25,
        279-280.
RIVERS W.H.R. (1891a), A Case of Treadler's Cramp, «Brain», 24, 110-111.
RIVERS W.H.R. (1891b), Hysteria, «St. Bart's Hospital Reports», 27, 285-286.
RIVERS W.H.R. (1893), Neurasthenia, «St. Bart's Hospital Reports», 29, 350.
RIVERS W.H.R. (1901), Introduction e Vision, inA.C. HADDON (1901/1935), vol. 2.
RIVERS W.H.R. (1905), Observations on the Senses of the Todas, «British Journal of Psychology»,
        1, 321-396.
RIVERS W.H.R. (1906), The Todas, Macmillan, New York and London.
RIVERS W.H.R. (1908),  The Influence of Alcohol and Other Drugs on Fatigue, Arnold, London.
RIVERS W.H.R. (1910),  Kava Drinking in Melanesia, Reports of the British Association for the
        Advancement of Science, 1910.
RIVERS W.H.R. (1912a),  Astronomy, inA.C. HADDON (1901/1935), vol. 4.
RIVERS W.H.R. (1912b),  The Primitive Conception of Death, «Hibbert Journal», 10, 393-407.
RIVERS W.H.R. (1912c),  Island-Names in Melanesia, «Geographical Journal», 39, 458-468.
RIVERS W.H.R. (1912d),  The Sociological Significance of Myth, «Folk-Lore», 23, 307-331.
RIVERS W.H.R. (1912e),  The Disappearance of Useful Arts, in O. CASTREN, Y. HIRN et al., J.
        Simelii Arvingars, Helsingfors.
RIVERS W.H.R. (1914a), The History of Melanesian Society, 2 vols., Percy Sladen Trust
Expedition to Melanesia, Publication No. 1, Cambridge Univ. Press.
RIVERS W.H.R. (1914b), Kinship and Social Organisation, «London School of Economics and
        Political Science Studies», No. 36, Constable, London.
RIVERS W.H.R. (1917), Freud’s psychology of the unconscious, «The Lancet», 189, 16 June, 912-
        914.
RIVERS W.H.R. (1918a), An address on the repression of war experience, «The Lancet», Feb 2nd,
        173-177.
RIVERS W.H.R. (1918b), Dreams and primitive culture, «The Bulletin of the John Rylands         Library», v. 4, University Press, Manchester.
RIVERS W.H.R. (1918c), Psycho-therapeutics, in J. HASTINGS (ed.), Encyclopedia of Religion
        and Ethics, Vol. 10, Edinburgh.
RIVERS W.H.R. (1920), Instinct and the Unconscious. A Contribution to a Biological Theory of
        the Psycho-Neuroses,  1st ed. Cambridge Univ. Press; 2nd ed. Cambridge Univ. Press, 1922.
RIVERS W.H.R. (1922), The Unity of Anthropology, «Journal of the Royal Anthropological
        Institute of Great Britain and Ireland», 52, 12-25.
RIVERS W.H.R. (1923a), Conflict and Dream (ed. G.E. Smith), Routledge, London;
 Harcourt, New York.
RIVERS W.H.R. (1923b), Psychology and Politics, and Other Essays, Routledge, London;
        Harcourt, New York.
RIVERS W.H.R. (1924a), Medicine, Magic, and Religion, Routledge, London; Harcourt, New
York.
RIVERS W.H.R. (1926), Psychology and Ethnology (ed. G.E. Smith), Harcourt Brace, New York.
RIVERS W.H.R. & HEAD H. (1908), A human experiment in nerve division, «Brain», 31, 324-        450.
RIVERS W.H.R. & WEBBER H.N. (1907), The action of caffeine on the capacity for muscular
        work, «The Journal of Physiology», 36, 33-47.
RIVERS W.H.R. & WEBBER H.N. (1908), The influence of small doses of alcohol on the
        capacity for muscular work, «British Journal of Psychology», 2, 261-280.
SASSOON S. (1936), Sherston’s Progress. The memoirs of George Sherston, Faber & Faber,
        London.
SHEPHARD B. (2001), A War of Nerves, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts
SLOBODIN R. (1997), W.H.R. Rivers, Sutton Publishing Limited, Stroud, Gloucestershire.
SMITH, G. E. (1926), Introduction, in W.H.R. RIVERS, Psychology and Ethnology.
WEBB T.E.F. (2006), “Dottyville”- Craiglockhart War Hospital and shell-shock treatment in the
First World War, «J. R. Soc. Med.», 99, 342-346.
WHITTLE P. (1997), W.H.R. Rivers: a founding father worth remembering, Conferenza tenuta
        allo Zangwill Club del Dipartimento di Psicologia Sperimentale, Cambridge, 6 dicembre
        1997.
ZARETSKY E. (2004), Secrets of the Soul. A Social and Cultural History of Psychoanalysis,
Alfred A. Knopf, New York; ed. it. I misteri dell’anima. Una storia sociale e culturale della psicoanalisi (traduzione di Adriana Bottini), Feltrinelli, Milano 2006.
Pubblicato in Psicoanalisi e metodo, 14, 223-274, 2015.

 


________________
[1] Jones, Ernest (1879-1958), neurologo e psicoanalista britannico, fu tra i primi ad aderire alla psicoanalisi di Freud, entrando gradualmente e stabilmente nelle sue grazie, fino ad assumere un ruolo centrale nel Comitato Segreto, formatosi nel 1912 per difendere l’ortodossia freudiana.  Nel 1908 dovette emigrare in Canada, dove anni dopo divenne professore associato di Psichiatria a Toronto. Rientrato a Londra nel 1913, nello stesso anno fondò la Società Psicoanalitica di Londra, che nel 1919 sciolse per fondare la Società Psicoanalitica Britannica. Nel 1920 fondò l’International Journal of Psycho-Analysis, che diresse fino al 1939. Dal 1932 fino al 1949 fu Presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale. Scrisse la più nota biografia di Freud.
[2] Flügel, John Carl (1884-1955), psicologo e psicoanalista britannico, si interessò di ipnotismo e fece parte della Society for Psychical Research (Società per la ricerca psichica). Tra il 1929 e il 1944 lavorò nel laboratorio di psicologia sperimentale dell’Università di Londra. Analizzato da Ernest Jones, nel 1919 fu tra i fondatori della Società Psicoanalitica Britannica e dallo stesso anno fino al 1924 fu segretario dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale.
[3] Si trattava del 7° Congresso dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, che si tenne a Berlino dal 25 al 27 settembre 1922.
[4] RIVERS, 1926.
[5] Dodgson, Charles Lutwidge (1832-1898), alias Lewis Carroll, fu scrittore, matematico, logico, diacono anglicano e fotografo inglese. Tra le sue opere principali vanno ricordate:  Alice’s Adventures in Wonderland (Alice nel Paese delle Meraviglie), Through the Looking-Glass (Attraverso lo specchio) e Silvie and Bruno (Silvie e Bruno).
[6] Wells, Herbert George (1866-1946), scrittore inglese, si cimentò in numerosi generi letterari, comprendenti romanzi, storia, politica, critica sociale e giochi di guerra. Oggi é noto soprattutto come autore di romanzi di fantascienza, tra i quali i più importanti sono: The War of the Worlds (La guerra dei mondi), The Time Machine (La macchina del tempo), The Invisible Man (L’uomo invisibile) e The Island of Doctor Moreau (L’isola del dottor Moreau).
[7] Shaw, George Bernard (1856-1950), commediografo, saggista e romanziere irlandese, cofondatore della London School of Economics, socialista militante, fu un importante membro della Fabian Society. Nel 1925 gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura e nel 1938 vinse l’Oscar per il suo contributo al film Pigmalione.


[8] Myers, Charles Samuel (1873-1946), psicologo medico inglese, fece pratica al St. Bartholomew’s Hospital di Londra. Nel 1898 partecipò alla spedizione antropologica negli Stretti di Torres, nel corso della quale fece studi sul ritmo nei nativi del Borneo. Negli anni 1901 e 1902 si recò in Egitto, dove fece una raccolta di misure antropometriche. Rientrato in Inghilterra, lavorò per qualche tempo al St. Bart’s. Nel 1901 conseguì un dottorato all’Università di Cambridge. Sempre nel 1901 fu tra i dieci fondatori della Psychology Society, che nel 1906 divenne la British Psychological Society, di cui fu presidente dal 1920 al 1923. Nel 1902 andò a Cambridge per aiutare Rivers nell’insegnamento della fisiologia dei sensi speciali. Nel 1909 subentrò a Rivers come primo lettore di Psicologia sperimentale. Nel 1912 mise su con fondi propri il primo laboratorio inglese destinato alla psicologia sperimentale e ne divenne direttore fino al 1930. Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1915 venne assunto dal RAMC come consulente psicologo dell’esercito britannico nel Duchess of Westminster’s Hospital a Le Touquet nel nord della Francia. In una serie di articoli pubblicati su The Lancet alla fine del 1915 e all’inizio del 1916 fu il primo ad usare il termine shell shock per indicare i disturbi psicologici a carico della memoria, della vista, dell’olfatto, del gusto e della sensibilità cutanea, che avevano causato il rimpatrio di molti militari fin dal dicembre 1914 (MYERS, 1915, 1916a, 1916b). Myers fu profondamente frustrato dal rifiuto delle sue idee psicologiche da parte delle autorità militari e, nell’ultimo anno di guerra, si dedicò all’allestimento di test per la selezione del personale adatto a lavorare con l’idrofono per l’individuazione dei sottomarini nemici. Dopo la fine della guerra tornò al suo lavoro all’Università di Cambridge, ma ne fu molto deluso e dal 1922 si dedicò allo sviluppo del National Institute of Industrial Psychology (NIIP). Nel 1946 morì nella sua abitazione a Winsford nel Somerset.
[9] Jackson, John Hughlings (1835-1911), neurologo inglese, ideò «la teoria evolutivo-gerarchica dell’organizzazione del cervello, che forse costituì l’influenza intellettuale dominante su Rivers per tutta la vita. Questa teoria dà grande importanza alla natura filogeneticamente recente della corteccia cerebrale e attribuisce alla corteccia un’importanza primaria nel perfezionare, controllare e inibire i processi più primitivi del mesencefalo, filogeneticamente più vecchio» (WHITTLE, 1997).
[10] Foster, Michael (1836-1907), fisiologo inglese, fu titolare della prima cattedra di Fisiologia, creata nell’Università di Cambridge nel 1903. Autore del Textbook of Physiology (prima edizione: 1877), che divenne il testo di riferimento della materia.
[11] Head, Henry (1861-1940), neurologo inglese, condusse ricerche pionieristiche nel campo del sistema somato-sensoriale e sui nervi sensitivi. Nel 1903 in collaborazione con Rivers studiò su se stesso la modalità di recupero della sensibilità cutanea dopo la resezione chirurgica del nervo radiale e del nervo esterno dell’avambraccio sinistro. A Riversrimase legato da duratura amicizia e, dopo la sua improvvisa morte nel 1922, sostituì l’amico nel ruolo di mentore del poeta Siegfried Sassoon. Head stesso scrisse poesie, una raccolta delle quali venne pubblicata in un volume nel 1919. Ammalatosi di morbo di Parkinson nello stesso 1919, Head lasciò il posto in ospedale e, dietro consiglio di Sassoon, andò a vivere nel Dorset, vicino all’amico comune, lo scrittore Thomas Hardy. Head morì nel 1940 undici mesi dopo la morte della moglie.  
[12] Sherrington,  Charles Scott (1856-1952), neurofisiologo, istologo, batteriologo e anatomopatologo inglese, dal 1913 fu titolare della cattedra di Fisiologia dell’Università di Oxford. Nel 1932 ricevette il Premio Nobel per le sue ricerche nel campo delle funzioni dei neuroni.
[13] Horsley, Victor Alexander Haden (1857-1916), neurochirurgo e fisiologo inglese, nel 1886 fu il primo ad essere assunto come neurochirurgo nel National Hospital in Queen Square. Pioniere della terapia neurochirurgica dell’epilessia e dello studio delle funzioni della tiroide, insegnò Anatomia patologica e Clinica chirurgica nell’University College di Londra. Ufficiale medico nella Prima Guerra Mondiale, nel 1916 morì in Mesopotamia per un colpo di calore nell’adempimento del compito di chirurgo da campo.
[14] Si trattava di un operaio addetto a un telaio manuale, che, durante il lavoro, utilizzava continuamente il piede destro per premere il pedale del telaio stesso.
[15] Hering, Karl Ewald Konstantin (1834-1918), fisiologo tedesco, condusse numerose ricerche sulla visione dei colori, sulla percezione binoculare e sui movimenti degli occhi. Insegnò all’Università Carlo IV di Praga.
[16] Binswanger, Otto Ludwig (1852-1929), neurologo e psichiatra svizzero, studiò la neurastenia, l’epilessia e l’isteria. Descrisse una forma di demenza degenerativa. Insegnò all’Università di Jena dal 1882 al 1929.
[17] Ziehen, Georg Theodor (1862-1950), neurologo e psichiatra tedesco, fu assistente di K.L. Kahlbaum nell’Ospedale psichiatrico di Görlitz e, successivamente, di O. Binswanger nella Clinica psichiatrica di Jena. Insegnò Psichiatria nelle Università di Utrecht, Halle e Berlino. Pubblicò più di 450 lavori scientifici (psicologia, neurologia, anatomia e psichiatria) e fu l’autore di uno dei primi manuali sistematici di psichiatria infantile in Germania (Die Geisteskrankheiten des Kindesalters, Le malattie mentali dell’infanzia).
[18] Savage, George Henry (1842-1921), eminente psichiatra inglese, iniziò la sua carriera presso il Guy’s Hospital, nel quale lavorò per pochi anni, ma dove in seguito tenne lezioni per molte decadi. Assunto successivamente dal Bethlem Royal Hospital ne divenne direttore dal 1878, ma per breve tempo perché scelse di dedicarsi solo alla pratica privata (Virginia Woolf fu una sua paziente).
[19] Sully, James (1842-1923), psicologo associazionista inglese, studiò in Germania (Gottinga e Berlino). Dal 1892 al 1903 fu Grote professor of the philosophy of mind and logic (professore di filosofia della mente e di logica) all’University College di Londra, dove nel 1889 aprì un laboratorio di psicologia sperimentale. Nel 1901 fu uno dei fondatori della British Psychological Society.
[20] Huxley, Thomas Henry (1825-1895), biologo inglese, venne soprannominato il “Bulldog di Darwin” per il suo strenuo sostegno a Charles Darwin. Studioso di anatomia comparata, nel 1846 e negli anni seguenti viaggiò come medico bordo sulla HMS Rattlesnake per effettuare ricognizioni e studi in Nuova Guinea e in Australia. Autore di numerosi saggi scientifici, ricoprì prestigiose cariche in molte associazioni e società scientifiche britanniche. Morì nel 1895 in seguito a un attacco cardiaco.
[21] Kraepelin, Emil (1856-1926), psichiatra tedesco, da molti considerato il fondatore della psichiatria scientifica moderna, della psicofarmacologia e della genetica psichiatrica. All’inizio del ventesimo secolo le sue teorie dominarono il campo della psichiatria.
[22] Haddon, Alfred Cont (1855-1940), biologo britannico, acquistò un notevole prestigio come antropologo ed etnologo soprattutto in seguito alla spedizione antropologica nelle isole degli Stretti di Torres nel 1898.
[23] McDougall, William (1871-1938), psicologo britannico, formatosi nell’Owen College di Manchester e nel St. John’s College di Cambridge, insegnò Psicologia nelle Università di Londra e di Oxford. Chiamato, in seguito, da William James negli Stati Uniti, dal 1920 al 1927 fu professore di psicologia alla Harvard University. Successivamente si trasferì alla Duke University a Durham (NC), dove lavorò nel Laboratorio di parapsicologia diretto da J.B. Rhine.
[24] Darwin, Charles Robert (1809-1882), naturalista e geologo britannico, è noto per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali. Nel 1859 pubblicò L’origine delle specie, il suo lavoro più conosciuto. Molti dei dati su cui basò la sua teoria vennero raccolti durante un viaggio intorno al mondo, in particolare durante la sosta nelle Isole Galapagos.
[25] Darwin, Horace (1851-1928), ingegnere civile britannico, nel 1881 fondò con Albert George Dew Smith la Cambridge Scientific Instrument Company.
[26] Sharpey-Schäfer, Edward Albert (1850-1925), fisiologo inglese, é considerato il fondatore dell’endocrinologia. Insegnò Fisiologia nelle Università di Londra e di Edimburgo. Fra i molti meriti che gli sono riconosciuti vanno ricordati: l’individuazione dell’adrenalina nelle ghiandole surrenali, la coniazione dei termini insulina ed endocrinologia, l’ideazione del metodo di respirazione artificiale, che prende il suo nome.
[27] von Helmholtz, Hermann Ludwig Ferdinand (1821-1894), medico e fisico tedesco, contribuì in modo significativo allo sviluppo di numerose aree scientifiche moderne (fisiologia, psicologia, fisica, filosofia della scienza).
[28] Wundt, Wilhelm Maximilian (1832-1920), medico, fisiologo e filosofo tedesco, è considerato “il padre della psicologia sperimentale”. Nel 1879 fondò nell’Università di Lipsia il primo vero laboratorio per la ricerca psicologica. I suoi studi favorirono la definizione della psicologia come disciplina scientifica autonoma.
[29] Frazer, James George (1854-1941), antropologo e storico delle religioni scozzese, contribuì a formare il pensiero del Novecento, come Sigmund Freud, Charles Darwin e Karl Marx. La sua opera più importante, The Golden Bough (Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione), venne pubblicata in diverse edizioni dal 1890 fino alla stesura definitiva del 1915.
[30] «L’opinione generale era che gli uomini civili non potevano imparare nulla di utile dallo studio dei modi di vita di molti selvaggi. Si racconta che perfino alla fine dell’Ottocento il famoso Sir James Frazer, alla domanda se avesse mai visto uno di quei primitivi, sui costumi dei quali aveva scritto tanti libri, rispose concisamente: “Dio me ne guardi!”» (BEATTIE, 1972, p. 20).
[31] Seligman, Charles Gabriel (1873-1940), medico ed etnologo britannico, insegnò Etnologia alla London School of Economics. Tra i suoi allievi vanno ricordati: Bronislaw K. Malinowski, Edward E. Evans-Pritchard e Meyer Fortes.  
[32] Wilkin, Anthony (1878-1901), archeologo e antropologo britannico.
[33] Ray, Sidney Herbert (1858-1939), insegnante di scuole elementari, linguista specializzato nelle lingue della Melanesia.
[34] Smith, Grafton Elliot (1871-1937), medico e antropologo britannico-australiano, insegnò Anatomia nelle università di Sidney, Cambridge, Il Cairo, Manchester e Londra. Sostenne la teoria del “diffusionismo” riguardante l’origine della civilizzazione dell’uomo.
[35] Thurston, Edgar (1855-1935), medico inglese, fece studi sulla zoologia, l’etnologia e la botanica dell’India del Sud.
[36] Nel 1912 Myers assunse la direzione del laboratorio e ebbe come assistente Frederic Bartlett (1886-1925). Due anni dopo, anche grazie all’apporto di un finanziamento dello stesso Myers, il laboratorio venne trasferito in locali più adatti e dotato delle necessarie attrezzature.
[37] Ward, James (1843-1925) fu il più importante psicologo britannico del suo tempo. Il suo articolo Psychology nella IX edizione della Encyclopaedia Britannica del 1886 stabilì definitivamente il confine tra gli ambiti di interesse della filosofia e della psicologia.
[38] Sono chiamate Melanesia, Polinesia e Micronesia tre subregioni insulari che fanno parte dell’Oceania. La Melanesia è composta da: la Nuova Guinea, la Nuova Caledonia, le Zenadh Kes (Isole degli Stretti di Torres), le isole Fiji, le isole Salomone. La Polinesia è composta da circa mille isole, tra le quali: le isole Hawai, le isole Tonga, le isole di Cook, Samoa, le isole Marchesi, l’isola di Pasqua.  La Micronesia é composta da migliaia di isolette, distinte in quattro gruppi principali: le isole Caroline, le isole Gilbert, le isole Mariana e le isole Marshall.
[39] Wheeler, Gerald Camden (1872-1943), antropologo britannico.
[40] Hocart, Arthur Maurice (1883-1939), antropologo e archeologo, nato in Belgio e formatosi in Inghilterra, negli ultimi anni della sua vita (1934-1939) insegnò Sociologia nell’Università del Cairo.
[41] Russell, Bertrand Arthur William (1872-1970), filosofo, logico, matematico, attivista politico e saggista gallese, studiò nell’Università di Cambridge. Nel 1950 venne insignito del Premio Nobel per la Letteratura.
[42] In opposizione alle idee evoluzioniste, la teoria antropologica, denominata diffusionismo, sosteneva chele migrazioni, il contatto, gli scambi, i prestiti tra culture erano i fenomeni da indagare per ricostruire la storia culturale delle varie società. Oggetti, idee, invenzioni avevano avuto punti di origine precisi da cui, nel tempo, si erano diffusi nelle società più o meno vicine. In Inghilterra le teorie diffusioniste, secondo le quali si poteva identificare nell’Egitto antico l’origine di tutte le grandi conquiste dell’umanità, furono sostenute principalmente da G. Elliot Smith e W.J. Perry.
[43] A quel convegno Rivers lesse due comunicazioni: il 19 agosto Is Australian Culture Simplex or Complex? (La cultura australiana è semplice o complessa?), nella quale sostenne l’ipotesi del diffusionismo, e il 25 agosto Gerontocracy and Marriage in Australia (Gerontocrazia e matrimonio in Australia).
[44] Marett, Robert Ranulph (1866-1943), antropologo inglese, esponente della scuola evolutiva britannica.
[45] Bateson,William Henry (1861-1926), genetista inglese, fellow del St. John’s College di Cambridge. Fu il primo ad utilizzare il termine “genetica” per indicare lo studio dell’ereditarietà biologica.
[46] Malinowski, Bronislaw Kasper (1884-1942), antropologo polacco naturalizzato britannico, è considerato il padre della moderna etnografia. La sua ricerca nelle Isole Trobriand ebbe un’importanza determinante per l’antropologia in quanto fondò i metodi della moderna ricerca etnografica sul campo, in particolare quello dell’osservazione partecipante (MALINOWSKI, 1922).
[47] Layard, John Willoughby (1891-1974), antropologo e psicologo analista inglese, negli anni 1914-1915 prese parte alla spedizione antropologica nelle Nuove Ebridi (oggi Repubblica di Vanuatu) e, in quell’occasione, si fermò per circa un anno da solo ad Atchin nell’isola di Malekula immergendosi nello studio della cultura degli aborigeni. Già curato anni prima dall’analista freudiano Homer Lane per un episodio di paralisi isterica, al ritorno da Malekula cadde in un profondo stato depressivo e tentò il suicidio sparandosi in bocca. Sopravvissuto, iniziò diverse analisi, prima a Berlino con Stekel, quindi a Zurigo con Jung, Jolande Jacobi e C.A. Meier. Dopo l’analisi con H.G. Baynes si dedicò completamente alla professione di psicologo analista, pur continuando a tenere seminari e a scrivere su temi antropologici. Tra le sue principali opere vanno ricordate: Stone Men of Malekula (Gli uomini di pietra di Malekula) del 1942, The Virgin Archetype (L’archetipo della vergine) del 1972, e The Celtic Quest (La ricerca celtica) e The Lady of the Hare (La signora della lepre) pubblicati nel 1988.
[48] Le Nuove Ebridi (oggi Repubblica di Vanuatu) sono un arcipelago formato da ottantatre isole, che si trova tra le isole Fiji, la Nuova Caledonia e le isole Salomone. Le due isole principali sono Malekula e Espiritu Santo.
[49] Pear, Tom Hatherley (1886-1972), psicologo americano, fu professore di Psicologia nell’Università di Manchester (G.B.). Nel 1917 pubblicò in collaborazione con G. Elliot Smith Shell Shock and Its Lessons.
[50] Nell’Autobiografia Jones descrisse lo stato della psichiatria britannica in quegli anni nel modo seguente: «La psichiatria a quell’epoca [primo decennio del novecento] era al massimo declino in Inghilterra, e non si compivano studi o osservazioni in alcuno degli ospedali mentali. […] In quei giorni la psicopatologia, o quel che ora chiamano psicologia medica, era in uno stato di ignoranza addirittura più abissale dello studio della pazzia. Era interamente prerogativa dei neurologi organici, dai quali naturalmente ci si aspettava che conoscessero tutto sui “nervi”, termine popolare per tutte le psiconevrosi» (JONES, 1959, p. 115).
[51] Woolf, Leonard Sidney (1880-1969), scrittore ed editore britannico (fondò la Hogarth Press), nel 1912 sposò Virginia Stephen (1882-1941), scrittrice e saggista, che nei suoi lavori letterari portò il cognome del marito. «Nel periodo prebellico non vi era grande distinzione tra la psichiatria, la neurologia sperimentale e la psicologia. Lo stesso Jackson, Henry Head e altri neurologi lavoravano nella “neuro-psichiatria”. Head, per esempio, fu tra i “neurologi o specialisti della mente”, che ebbero in cura Virginia Woolf negli anni in cui i suoi disturbi mentali erano acuti (1913-1915). Leonard Woolf era convinto che la totale incapacità di questi medici, “tutti al vertice della loro professione”, di identificare, comprendere e trattare la malattia della moglie “indicasse con chiarezza la condizione di caos in cui versavano le conoscenze mediche sulle malattie mentali nel 1913”» (SLOBODIN, 1997, p. 54).
[52] Brown, William (1881-1952), psicologo e psichiatra britannico, prima di laurearsi in medicina studiò filosofia mentale. Fu direttore dell’Istituto di Psicologia Sperimentale dell’Università di Oxford. Si interessò di ipnotismo, di fenomenimedianici e di parapsicologia. Fu membro della Society for Psychical Research.
[53] Hart, Bernard (1879-1966), psichiatra britannico, lavorò nell’University College Hospital di Londra Ebbe incarichi di rilievo in varie società medico-scientifiche. Nel 1910 pubblicò il libro The Conception of Subconscious, una introduzione ai lavori di Janet, Freud e Jung rivolta ai lettori inglesi. Nel 1912 pubblicò The Psychology of Insanity, che ebbe numerose ristampe sino agli anni Cinquanta.
[54] Mac Curdy, John T. (1886-1947), psichiatra canadese, durante la guerra visitò molti ospedali militari britannici, tra i quali il Maghull e il Craiglockhart. Nel 1918 pubblicò il libro War Neuroses con la prefazione di Rivers.
[55] Rivers chiamò “rimozione” (repression) il processo, tramite il quale le esperienze della trincea davano origine ad angoscia, disturbi del sonno e incubi terrificanti (RIVERS, 1918a).
[56] RIVERS, 1918a.
[57] Taro è il nome di origine polinesiana dato alla Colocasia esculenta, pianta della famiglia delle Araceae, che ha dei tuberi simili alle patate e viene coltivata per uso alimentare.
[58] Brock, Arthur John (1879-1947), medico scozzese, studioso di storia classica e sociologo, nel 1917 curò il poeta di guerra Wilfred Owen (1893-1918)  nell’Ospedale Craiglockhart.
[59] Si trattava del “Sogno della Presidenza”, nel quale Rivers leggeva in cima alla lista dei membri del Consiglio del Royal Anthropological Institute un nome, che, da sveglio, interpretò come il suo nome “trasformato”. Questa trasformazione del suo nome indicava, secondo la sua interpretazione, il conflitto tra il desiderio di essere eletto Presidente e il desiderio di non essere eletto (a causa dei troppi impegni di tempo e di lavoro, che la carica avrebbe comportato, e a causa della balbuzie, che lo metteva in difficoltà quando doveva parlare in pubblico).
[60] Sassoon, Siegfried (1886-1967), poeta e scrittore inglese, è noto soprattutto per le sue poesie di guerra, poesie satiriche nei confronti dei civili, che non combattevano, e dei vecchi, che mandavano i giovani incontro alla morte.
[61] Si trattava del Cambridge Magazine, fondato a Cambridge nel 1912. In esso venivano trattati argomenti di interesse universitario, come, ad esempio, la critica teatrale e lo sport. Dopo la dichiarazione di guerra del 1914 il Cambridge Magazine ospitò molti articoli di critica al valore della guerra. Dall’ottobre 1915 in avanti pubblicò una rubrica dedicata alla rassegna della stampa estera.
[62] Craig, Maurice (1866-1935), psichiatra britannico, durante la prima guerra mondiale venne arruolato nel R.A.M.C. e si interessò dei pazienti affetti da shell shock. Fu lo psichiatra del futuro re Edoardo VIII e per ventidue anni di Virginia Woolf.
[63] Nicoll, Henry Maurice Dunlop (1884-1953), psichiatra scozzese, fu allievo di C.G. Jung. Nella prima guerra mondiale combatté a Gallipoli e in Mesopotamia. Scrisse libri e racconti sulla sua esperienza in Medio Oriente sotto lo pseudonimo di Martin Swayne.
[64] Langdon-Brown, Walter (1870-1946), medico britannico, studiò al St. John’s College di Cambridge e lavorò nel St. Bartolomew’s Hospital e nel Metropolitan Free Hospital di Londra. Combatté nella guerra di Crimea e nella prima guerra mondiale. Autore di numerosi trattati di medicina, terminò la sua carriera come Regius Professor of Physics dell’Università di Cambridge.
[65] Bennett, Arnold (1867-1931),  scrittore britannico, scrisse un’ottantina tra romanzi, drammi, antologie, saggi, eccetera. Subì l’influenza dei romanzieri realistici francesi, in particolare di Gustav Flaubert e Honoré de Balzac.
[66] Meyer, Adolf (1866-1950), nativo di Zurigo, fu allievo di Auguste Forel e J.J. Honegger sr. Nel 1892 emigrò negli Stati Uniti, dove studiò neuroanatomia e neurofisiologia. Insegnò psichiatria prima alla Cornell University di New York poi, dal 1910, alla Johns Hopkins University di Baltimora. Personalità pratica, ebbe della psichiatria una visione ateoretica, nella quale convissero la psicoanalisi e la psicochirurgia. È considerato uno dei padri della psichiatria americana contemporanea.


[67] Rivers si riferiva ai molti etnologi americani che erano molto critici rispetto alle sue idee (RIVERS, 1923a, p. 133).
[68] Rivers tenne questa conferenza alla John Rylands Library di Manchester il 10 aprile 1918 (RIVERS, 1918b).
[69] Eder, Montague David(1866-1936), psicoanalista britannico, che a tratti simpatizzò con il lavoro di Jung, fu militante socialista, attivo sionista e pioniere della medicina scolastica. Assieme a Jones fu tra i fondatori della Società Psicoanalitica di Londra nell’ottobre 1913.
[70] Rickman, John (1891-1951), psicoanalista inglese, studiò Scienze Naturali al King’s College di Cambridge, dove conobbe Rivers, dal quale ebbe il consiglio di andare in analisi da Freud. Nel 1919 iniziò la propria analisi con Freud, negli anni successivi fu in analisi con Ferenczi e dal 1934 con Melanie Klein. Fu l’analista didatta di Wilfred Bion. Contribuì alla fondazione e allo sviluppo della British Psychoanalytical Society, di cui fu Presidente dal 1947 al 1950.

Giuseppe Zanda - Medico psichiatra e psicoterapeuta - Via Consani 80 - 55100 Lucca