Giuseppe Zanda

Medico psichiatra psicoterapeuta

Dr. Giuseppe Zanda, psichiatra psicoterapeuta. Via Consani 80, Lucca.

Sito web che raccoglie pubblicazioni e interventi svolti negli ultimi anni. Gli articoli sono a carattere scientifico e divulgativo.

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Fondamenti di Psicopatologia in Addictologia. 2 La coscienza
Azienda USL 2 Lucca
Dipartimento delle Dipendenze
Seminario di formazione
Lucca, 13 giugno 2009

Giuseppe Zanda

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Premessa

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Negli ultimi anni nella letteratura internazionale sono stati pubblicati molti studi sugli aspetti psicologici e neuropsicologici dell’addiction nell’uomo: motivazione, memoria, volontà, salienza, etc.

Tuttavia, nonostante una imponente e crescente messe di informazioni sulle ipotesi neurobiologiche e neuropsicologiche riguardanti la natura, l’eziologia e la psicopatologia dell’addiction, oggi non abbiamo ancora a disposizione trattamenti sicuramente e stabilmente efficaci.

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Una delle ragioni del gap tra progressi delle ricerche ed efficaci tecniche di trattamento e della differenza tra i diversi modelli organizzativi proposti nel campo dei comportamenti di addiction sta, a mio parere, nella difficoltà di far rientrare la clinica dell’addiction nel quadro teorico di riferimento di discipline biomediche esistenti, quali la medicina interna, la tossicologia, la psichiatria, etc.
 
Una delle conseguenze di questo stato di cose è il mancato riconoscimento dei professionisti e dei servizi dedicati all’assistenza delle diverse forme di addiction come riferimento specialistico per la loro prevenzione, cura e riabilitazione.

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Anche allo scopo di contribuire all’individuazione di una disciplina biomedica specifica dedicata alle dipendenze patologiche (in Italia la potremmo chiamare Addictologia), che costituirebbe una iniziale risposta ai problemi sopraindicati, in queste lezioni verranno presi in esame in una prospettiva psicopatologica alcuni aspetti centrali dei quadri clinici di addiction, riconosciuti ad oggi competenza esclusiva di altre discipline biomediche esistenti.

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La tesi che intendo sostenere è che la psicopatologia (descrittiva) può realmente costituire per gli operatori dell’Addictologia un utile strumento di lavoro per l’inquadramento, condiviso e operativamente utile, dei diversi casi clinici sotto il profilo biologico e comportamentale.

In particolare saranno prese in esame due facoltà mentali, la coscienza e la volontà, le cui alterazioni patologiche costituiscono aspetti centrali delle condizioni cliniche di addiction.

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Psicopatologia della coscienza

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Definizione di coscienza
“Lo stato di consapevolezza (awareness) di sè e dell’ambiente.”
(Fish, 1967)

“Essere consci, essere cogniti di se stessi e del mondo.”
(Scharfetter, 1980)

“Per coscienza intendo semplicemente quegli stati soggettivi di sensibilità (facoltà di sentire) o di consapevolezza, che terminano quando si va a dormire di notte o si va in coma, o si muore, o in altro modo si diventa, per così dire, inconsapevoli.”
(Searle, 1994)


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Significati del termine coscienza in clinica
Consapevolezza interna delle esperienze (accorgersi, rendersi conto di), opposta alla categorizzazione degli eventi (giudicare, valutare, interpretare) quando si presentano.
 
Reazione intenzionale del soggetto agli stimoli
    (≠ riflesso, automatismo).
 
Conoscenza del sè cosciente.

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Correlati neuronali della coscienza

 

 


NRT = nucleo reticolare del talamo

ILN = nucleo intralaminare

MRF = formazione reticolare mesencefalica

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Psicopatologia della coscienza
A - Esperienze coscienti e non coscienti
Incoscienza
Dimensioni della coscienza


B - Patologia della coscienza
Abbassamento quantitativo della coscienza
Modificazioni qualitative della coscienza


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A - Esperienze coscienti e non coscienti

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Incoscienza. 1
In clinica il termine incoscienza e l’aggettivo corrispondente non cosciente (da preferire a quello di inconscio, termine usato anche come sostantivo) vengono usati per definire tre diverse condizioni, che condividono l’assenza dell’esperienza consapevole soggettiva:

1 - una persona con una grave malattia del cervello può non essere cosciente (in questo esempio la coscienza è vista come un continuum, con ad un estremo lo stato normale di coscienza e all’altro la morte);

2 - una persona che dorme non è cosciente (anche in questo esempio vi è un continuum dalla veglia completa al sonno profondo);


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Incoscienza. 2
3 - una persona vigile e sana è cosciente (consapevole) solo di certe parti del suo ambiente sia esternanente che internamente, mentre non è cosciente del resto (vi è un continuum da una piena vigilanza nei confronti dell’oggetto immediato della consapevolezza ad una totale assenza di consapevolezza).
    Si definiscono preconsce (Freud) certe esperienze, di cui non si ha coscienza, ma che sono state e/o possono diventare coscienti.
    I processi dell’esperienza cosciente sono flessibili e strategici, i processi preconsci sono automatici.  
 
A queste tre diverse situazioni corrisponde un diverso stato organico del cervello, come è dimostrato dalla registrazione EEG.

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Dimensioni della coscienza. 1
Si distinguono tre dimensioni della coscienza:

Vigilanza-sonnolenza
Lucidità-obnubilamento
Coscienza di sè

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Dimensioni della coscienza. 2
Vigilanza-sonnolenza

Per vigilanza si intende la facoltà di rimanere deliberatamente attenti (vigili) quando al contrario si potrebbe essere sonnolenti o addormentati.
Non è uno stato uniforme o stabile, è piuttosto uno stato fluttuante.
Diversi fattori personali interni favoriscono la vigilanza, quali interesse, ansia, paura o gioia estremi, mentre la noia favorisce la sonnolenza.  
L’asse vigilanza-sonnolenza è alterato dalle situazioni ambientali e da come l’individuo percepisce tali situazioni.
Alcune patologie aumentano la vigilanza mentre altre la riducono.
La vigilanza e la sonnolenza presentano anche differenze qualitative (attenzione).

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Dimensioni della coscienza. 3
Lucidità-obnubilamento

La coscienza è inseparabile dall’oggetto dell’attenzione cosciente: vi è lucidità solo quando si ha chiarezza di pensiero su un particolare dato esperienziale.
Il sensorio, cioè la totale consapevolezza di tutte le sensazioni interne ed esterne che si presentano al soggetto in quel particolare momento, può essere chiaro o obnubilato.
La lucidità è strettamente connessa alla vigilanza: non si può avere una chiara coscienza se non si è pienamente svegli.
Per obnubilamento della coscienza si intendono gli stadi minori di alterazione della coscienza lungo un continuum che va dalle condizioni di allerta e consapevolezza piene al coma. Il paziente può essere sonnolento o agitato e in molti casi presenta disturbi della memoria e disorientamento.
    Nell’obnubilamento sono alterate le seguenti funzioni intellettuali:
    attenzione e concentrazione, comprensione e riconoscimento, capacità di capire e fare associazioni, giudizio logico, comunicazione verbale e azione finalizzata.

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Dimensioni della coscienza. 4
Coscienza di sè

Il pieno stato di veglia e la chiara consapevolezza si accompagnano

alla capacità di sperimentare sè,
alla coscienza, immediata e complessa, di sè.

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B - Patologia della coscienza

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Definizione di stato disturbato della coscienza
“Stato nel quale una persona non ha alcuna esperienza, oppure nel quale tutte le esperienze deviano, con qualità diverse e maggiori rispetto al semplice apprezzamento del loro andamento e della loro tonalità affettiva, da come sarebbero in simili condizioni di stimolo nell’abituale stato di veglia.
 
Si parla di stato disturbato della coscienza solo se l’individuo non può ritornare al suo stato abituale, e restarci, decidendo di farlo da sè e se gli altri non riescono a riportarlo in modo duraturo al suo stato abituale mediante l’applicazione di una semplice procedura sociale.”

(Aggernaes, 1975)

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Nella maggior parte degli stati anormali della coscienza si ha un abbassamento o una riduzione della coscienza.

Si parla, invece, di innalzamento (ampliamento, accrescimento) della coscienza  quando si ha la sensazione soggettiva di una percezione più ricca (p. es. i colori sembrano più brillanti, ecc.), si hanno cambiamenti del tono dell’umore (di solito allegria), che talvolta portano fino all’estasi, si ha un’esperienza soggettiva di accresciuta vivacità (vigilanza) e di una maggiore capacità dell’attività intellettiva, della memoria e della comprensione.

In questi casi si possono anche avere sinestesie: stimoli sensoriali di un certo tipo causano esperienze sensoriali di un altro tipo.

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Sia lo stato di innalzamento della coscienza che le sinestesie possono verificarsi in persone normali e sane specialmente nell’adolescenza o in periodi di crisi emotive, sociali o religiose: quando ci si innamora o si vince una grande quantità di denaro, in casi di improvvisa conversione religiosa, ecc.

Non di rado si ha un innalzamento della coscienza in seguito all’uso di certe droghe, specie gli allucinogeni e gli stimolanti del SNC.

Un simile stato di allarme (allerta, aumentata vigilanza) si può verificare a volte nell’esordio di malattie psicotiche, specialmente la mania, o meno spesso nella schizofrenia.

La coscienza è chiaramente associata ai sistemi di arousal dell’organismo.

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Abbassamento quantitativo della coscienza. 1
L’alterazione (impairment) della coscienza è il principale cambiamento dovuto alle reazioni organiche acute e riveste un’importanza fondamentale nell’individuazione e nell’inquadramento della gravità di un disturbo acuto della funzione cerebrale.

Si distinguono tre tipi di alterazione (quantitativa) della coscienza:
Obnubilamento
Sonnolenza
Coma

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Abbassamento quantitativo della coscienza. 2
Obnubilamento della coscienza

Si tratta di uno stadio di alterazione della coscienza minore, nel quale si hanno deterioramento del pensiero, dell’attenzione, della percezione e della memoria, e, di solito, sonnolenza e ridotta consapevolezza dell’ambiente. Sebbene la consapevolezza del paziente sia obnubilata, egli può essere agitato ed eccitabile piuttosto che sonnolento. L’obnubilamento si può osservare in una grande varietà di condizioni organiche acute: intossicazioni da droghe e alcol, traumi cranici, meningiti infettive ecc.

Il termine obnubilamento dovrebbe essere usato per indicare uno stato psicopatologico: alterazione della coscienza, lieve sonnolenza con o senza agitazione e con difficoltà nell’attenzione e nella concentrazione.

In genere lo stato di obnubilamento si ha nel danneggiamento organico della funzione cerebrale, per esempio nei tumori cerebrali, dopo un trauma cranico o in caso di aumento della pressione intracranica. Negli stati psicotici (p. es. schizofrenia) è parte del deficit cognitivo talvolta osservato in queste patologie.

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Abbassamento quantitativo della coscienza. 3
Sonnolenza

La sonnolenza, quando persistente, rappresenta il livello successivo di un’alterazione progressiva della coscienza. Il paziente è “sveglio” ma, se lasciato senza stimolazione sensoriale, tende ad addormentarsi. Il paziente è lento nelle azioni, parla in modo indistinto, è indolente nelle intenzioni e, sul piano soggettivo, si dichiara sonnolento. Si osserva il tentativo di evitare gli stimoli dolorosi. I riflessi, inclusi quelli della tosse e della deglutizione, sono presenti ma ridotti. Anche il tono muscolare è ridotto.

Nella pratica psichiatrica si riscontra comunemente sonnolenza nei casi di sovradosaggio di farmaci ad azione sul SNC (per esempio, AD triciclici).

Questi stati di abbassamento del livello della coscienza sono del tutto aspecifici e si verificano a prescindere dalla natura della causa: traumi cranici, tumori, epilessia, infezioni, disturbi cerebrovascolari, disturbi metabolici o stati tossici.

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Abbassamento quantitativo della coscienza. 4
Coma

Mentre il paziente sonnolento è cosciente ma a volte scivola nell’incoscienza, nello stato di coma il paziente è incosciente. Negli stati più leggeri il paziente può essere momentaneamente risvegliato con stimoli intensi. Non si hanno risposte verbali nè risposte agli stimoli dolorosi. La risposta di raddrizzamento della postura è persa, i riflessi ed il tono muscolari sono presenti, ma notevolmente ridotti, il respiro è lento profondo e ritmico, il viso e la cute possono essere arrossati.

Negli stadi successivi il paziente non è più risvegliabile, è profondamente incosciente. Vi sono diversi gradi di coma che culminano con la morte cerebrale.

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Stati fisiologici e patologici della coscienza

 

 

 

 


PVS = “stato vegetativo permanente”

MCS = “stato cosciente di minimo livello”

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Alterazioni qualitative della coscienza. 1
I termini usati in questa area sono molto confusi, lo stesso termine talvolta ha diversi significati e simili fenomeni vengono descritti con parole differenti.

Si distinguono tre tipi di alterazione (qualitativa) della coscienza:
Delirium
Fluttuazione della coscienza
Confusione

 

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Alterazioni qualitative della coscienza. 2
Delirium

“Sindrome mentale organica transitoria con esordio acuto, caratterizzata da alterazione globale delle funzioni cognitive, ridotto livello della coscienza, anomalie dell’attenzione, attività psicomotoria aumentata o diminuita, ciclo sonno-veglia alterato”.
(Lipowski, 1990)

“Sindrome aspecifica dal punto di vista eziologico caratterizzata dalla coesistenza di disturbi della coscienza e dell’attenzione, della percezione, del pensiero, della memoria, del comportamento psicomotorio, dell’emozione e del ciclo sonno-veglia”.
(ICD-10, 1992)


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Alterazioni qualitative della coscienza. 3
Delirium da intossicazione da sostanze
Criteri diagnostici DSM-IV-TR (2000)

Alterazione della coscienza (cioè, ridotta lucidità della percezione dell’ambiente), con ridotta capacità di focalizzare, mantenere o spostare l’attenzione.
Una modificazione cognitiva (come deficit di memoria, disorientamento, alterazioni del linguaggio) o lo sviluppo di una alterazione percettiva che non risulta meglio giustificata da una demenza preesistente, stabilizzata o in evoluzione.
L’alterazione si sviluppa in un breve periodo di tempo (generalmente da ore a giorni), e tende a presentare fluttuazioni giornaliere.
Vi è la dimostrazione, fondata sulla storia, sull’esame fisico, o sugli esami di laboratorio di una delle due condizioni seguenti:
    1) i sintomi del Criterio A e B si sono sviluppati durante una intossicazione da sostanze;
    2) l’uso di farmaci è correlato eziologicamente al disturbo.

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Alterazioni qualitative della coscienza. 4
Delirium da astinenza da sostanze
Criteri diagnostici DSM-IV-TR (2000)  

Alterazione della coscienza (cioè, ridotta lucidità della percezione dell’ambiente), con ridotta capacità di focalizzare, mantenere o spostare l’attenzione.
Una modificazione cognitiva (come deficit di memoria, disorientamento, alterazioni del linguaggio) o lo sviluppo di una alterazione percettiva che non risulta meglio giustificata da una demenza preesistente, stabilizzata o in evoluzione.
L’alterazione si sviluppa in un breve periodo di tempo (generalmente da ore a giorni), e tende a presentare fluttuazioni giornaliere.
Vi è la dimostrazione, fondata sulla storia, sull’esame fisico, o sugli esami di laboratorio che i sintomi dei Criteri A e B si sono sviluppati durante, o poco dopo, una sindrome da astinenza.

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Alterazioni qualitative della coscienza. 5
Fluttuazione della coscienza

Una fluttuazione del livello della coscienza si osserva in diverse condizioni.
In condizioni di salute si ha nel sonno e nella stanchezza.
Nei pazienti con epilessia questa fluttuazione è correlata agli attacchi (prima, durante, dopo).
Si osserva nei tumori del terzo ventricolo che comportano il variare della pressione intracranica.
Negli stati di delirium vi può essere una notevole fluttuazione nel corso della giornata. Tipicamente il paziente nella tarda serata diventa più disorientato, alterato nel tono dell’umore e distratto sul piano percettivo con illusioni e allucinazioni, mentre a metà mattina mostra la massima lucidità.
Questa variazione del livello della coscienza è anche descritto e osservato durante l’uso di droghe, per esempio la mescalina, che può causare anche fluttuazioni del senso del tempo.

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Alterazioni qualitative della coscienza. 6
Confusione. 1

Il concetto di confusione venne sviluppato nel XIX secolo dapprima in Francia (confusion) e successivamente in Germania (Verwirrheit).
Ė un termine impreciso, che si riferisce ai sintomi soggettivi e ai segni oggettivi indicativi di una perdita della capacità di un pensiero chiaro e coerente, e del quale spesso di fa un utilizzo eccessivo ed errato.

Negli stati organici acuti si presenta con l’alterazione della coscienza e negli stati organici cronici con la distruzione dei processi del pensiero dovuti a danno cerebrale, ma si riscontra anche in disturbi di natura non organica.

Confusione del pensiero può riscontrarsi all’interno del quadro di psicosi funzionali e anche in associazione a una potente emozione in disturbi di tipo nevrotico.


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Alterazioni qualitative della coscienza. 7
Confusione. 2

Il termine confusione dovrebbe perciò essere usato semplicemente per descrivere questi disturbi della coscienza e del pensiero e non come termine patognomonico delle psicosindromi organiche.

Quindi, semplificando, si può parlare di confusione mentale sia quando l’individuo afferma che il suo pensiero è confuso sia quando l’osservatore esterno giudica che i processi mentali  sono alterati e confusi.

Dal punto di vista fenomenologico, perciò, il termine confusione descrive semplicemente l’auto-esperienza del paziente o l’osservazione del medico.

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Altre alterazioni della coscienza
Stato crepuscolare

 Mania a potu (ebbrezza, intossicazione patologica)

Automatismo

Stato oniroide

Stupore

Disturbi del sonno

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1. Stato crepuscolare
Si tratta di una chiara interruzione della continuità della coscienza. Di solito è una condizione organica che si osserva nell’epilessia, nell’ebbrezza alcolica (mania a potu), nei traumi cranici e nella paralisi progressiva. Può riscontrarsi anche negli stati dissociativi.

Talvolta è associato ad attacchi epilettici del lobo temporale, può presentarsi anche in condizioni organiche senza epilessia, come, ad esempio, nella dissociazione isterica. Ė anche descritto come reazione acuta alle catastrofi.

Tra un episodio crepuscolare e l’altro la coscienza può essere notevolmente alterata o relativamente normale. Allo stato crepuscolare si possono associare stati oniroidi, deliri o allucinazioni.

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1. Stato crepuscolare (segue)

Il termine stato crepuscolare indica un’entità psicopatologica e si dovrebbe usare quando sono rispettate tutte le tre seguenti condizioni a prescindere dalla causa:
inizio e fine bruschi;
durata variabile, da poche ore a parecchie settimane;
comparsa di atti violenti o esplosioni emotive inaspettati nel corso di un comportamento peraltro normale e tranquillo.

Ė una condizione con importanti implicazioni forensi ed è stata usata come difesa legale di comportamenti violenti, che il paziente dopo non ricorda.
Nel contesto forense è necessario dimostrare:
    1 - la comparsa di simili episodi di comportamento inspiegabile prima dell’evento chiave;
    2 - altre oggettive evidenze di malattia fisica o mentale.

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2. Mania a potu (ebbrezza, intossicazione patologica)
Si tratta di un tipo di stato crepuscolare associato in modo specifico all’alcolismo.

Ė importante distinguere questa sindrome di intossicazione alcolica acuta dal delirium tremens, che è un segno di astinenza.

“ Risposta straordinariamente grave all’alcol, specialmente a piccole quantità di alcol, caratterizzata da comportamento violento apparentemente senza senso, cui in genere segue esaurimento, sonno e amnesia dell’episodio. Non sempre appare dovuta a un’intossicazione, per cui si preferisce usare il termine di reazione patologica all’alcol. Si ritiene che questa reazione sia associata ad uno stato di esaurimento, di grande tensione o di ipoglicemia, e compaia specialmente in soggetti che hanno scarse difese nei confronti dei loro impulsi violenti.”
(Keller, 1977)

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2. Mania a potu (segue)
La mania a potu è caratterizzata dalle seguenti componenti (Coid, 1979):

si verifica dopo il consumo di una quantità variabile di alcol,
quindi subentra un comportameno violento, senza senso,
quindi si ha un sonno prolungato,
successivamente si ha una totale o parziale amnesia del comportamento disturbato.

Secondo Coid (1979) nella definizione di questa condizione non sarebbe corretto far riferimento allo stato di  intossicazione alcolica a causa della reale difficoltà di stabilire che sia dovuta effettivamente all’assunzione di quantità più o meno piccole di alcol.

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3. Automatismo
Il termine automatismo implica che l’azione viene effettuata in assenza della coscienza.

“Si definisce automatismo una parte involontaria di un comportamento, della quale il paziente non ha il controllo. Il comportamento stesso di solito non è adatto alle circostanze e può non essere coerente con il carattere della persona. Può essere complesso, coordinato e apparentemente finalizzato e diretto, sebbene non abbia una ragione. Successivamente il soggetto può non avere  alcun ricordo delle sue azioni, o averne solo un ricordo parziale e confuso.”
(Fenwick, 1990)

L’automatismo epilettico, che si ha durante o subito dopo un attacco, è uno stato di obnubilamento della coscienza nel quale il soggetto esegue movimenti e azioni semplici o complessi. Ė parte dell’epilessia psicomotoria, che il più delle volte origina da scariche nel lobo temporale.

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3. Automatismo (segue)
Il primo segno di un attacco epilettico con automatismo del lobo temporale può essere un’aura, che può manifestarsi sotto forma di sensazioni addominali, di pensiero confuso, di sensazioni in altre parti del corpo, specialmente la testa, di allucinazioni o illusioni (specialmente olfattive o gustative), e di anomalie motorie quali contrazioni toniche, movimenti masticatori, salivazione o deglutizione.

Durante l’automatismo il comportamento è spesso finalizzato e appropriato (per esempio, continuare ad asciugare i piatti). Invece la consapevolezza dell’ambiente è compromessa.

All’inizio l’attività è ridotta e l’espressione del volto e lo sguardo appaiono attoniti e disorientati. Successivamente il soggetto, in condizione di automatismo epilettico, può compiere movimenti ripetitivi, stereotipati, come schioccare le labbra, muovere le mani in modo afinalistico, ecc.

Alla fine compaiono comportamenti finalizzati complessi come camminare, spogliarsi, ecc. Talvolta il paziente, durante l’automatismo, può continuare a fare l’azione che faceva in precedenza, come guidare la macchina, sebbene successivamente non se ne ricordi.

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3. Automatismo (segue)
Durante l’automatismo la violenza è rara. Viene chiamato in causa raramente nei casi di violenza dei quali vi è successiva amnesia. In casi di questo genere l’automatismo soddisfa i criteri della definizione di stato crepuscolare.
 
Può anche verificarsi un automatismo del linguaggio.

Dal punto di vista fenomenologico per automatismo si intende un’azione senza sapere di agire, perciò è questo ultimo fatto che richiede un’attenta indagine.

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4. Stato oniroide
Termine insoddisfacente non chiaramente distinto dallo stato crepuscolare o dal delirium.

Il paziente è disorientato, confuso e sperimenta allucinazioni elaborate, di solito visive, ma talora anche allucinazioni uditive o tattili.

Il paziente sembra vivere in un mondo di sogno. In questo contesto si può ricordare il cosiddetto delirium occupazionale.

Ė importante cercare altri sintomi o stati organici per distinguere tra una malattia fisica e una condizione dissociativa non organica.

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5. Stupore
“Con il termine stupore si indica un sintomo complesso la cui caratteristica principale è la riduzione o l’assenza delle funzioni relazionali, cioè l’azione e il linguaggio”.
(Berrios, 1996)
 
In genere si presenta con un certo grado di obnubilamento della coscienza ma non ha a che fare solo con questo fatto. Il paziente può guardare davanti a sè e i suoi occhi possono vagare, ma sembra che non recepisca nulla.

La sindrome è caratteristica delle lesioni del diencefalo e della parte più alta del tronco, del lobo frontale e dei nuclei della base.

Il termine mutismo acinetico è stato talvolta usato dai neurologi per indicare una sindrome organica più strettamente definita.

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5. Stupore (segue)
I sintomi acinesia e mutismo in un paziente cosciente si riscontrano anche nella schizofrenia, nelle psicosi affettive e negli stati dissociativi.

La differenza tra cause psicogene (funzionali) e neurologiche (organiche) dello stupore può creare sul piano clinico molte perplessità.

Sul piano psichiatrico la diagnosi di stupore comporta la presenza di uno stato di chiara coscienza.

La definizione fenomenologica di stupore deve escludere lo stato di coscienza di un paziente muto, e la diagnosi di stupore deve essere seguita dall’indagine della diagnosi differenziale, che include condizioni sia organiche che non organiche.

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6. Disturbi del sonno
Classificazione internazionale dei disturbi del sonno (ICSD)
Dissonnie
    Disturbi del sonno intrinseci
    Disturbi del sonno estrinseci
    Disturbi del sonno legati al ritmo circadiano

Parasonnie
    Disturbi dell’arousal
    Disturbi della transizione sonno-veglia
    Parasonnie associate al sonno REM

Disturbi del sonno associati a disturbi medici o psichiatrici
    Disturbi mentali
    Disturbi neurologici
    Altri disturbi medici

Disturbi del sonno ”proposti”

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Grazie dell’attenzione

 

Giuseppe Zanda - Medico psichiatra e psicoterapeuta - Via Consani 80 - 55100 Lucca