Giuseppe Zanda

Medico psichiatra psicoterapeuta

Dr. Giuseppe Zanda, psichiatra psicoterapeuta. Via Consani 80, Lucca.

Sito web che raccoglie pubblicazioni e interventi svolti negli ultimi anni. Gli articoli sono a carattere scientifico e divulgativo.

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Droghe, letteratura e psichiatria Giuseppe Zanda
www.psichiatragiuseppezanda.com
sichiatragiuseppezanda.com
Azienda USL 2 Lucca
Dipartimento delle Dipendenze
Sesto seminario di formazione
Lucca, 13 dicembre 2008

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Premessa

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L’argomento di questo seminario è molto vasto, quindi, non presumendo di poterlo svolgere in modo completo ed esaustivo, ho pensato di presentarlo come se fosse un viaggio.

Ogni viaggio è fatto di tappe. Tappe, che possono essere molte o poche, brevi o lunghe. In ogni caso, fermarsi in un posto o in un altro durante un viaggio è il risultato di una scelta che, nella maggior parte dei casi, esclude altre possibili tappe. E può accadere che, potendo ricominciare quel viaggio, la scelta delle tappe dove fermarsi sarebbe diversa (e, in qualche caso, forse migliore).

Ho, dunque, organizzato questo seminario scegliendo di fermarmi alle seguenti tappe:

Thomas De Quincey - Confessions of an English Opium Eater (1821)
Jacques-Joseph Moreau de Tours - Du hachisch et de l’aliénation mentale.
                          Etudes psychologiques (1845)
Aldous Huxley - The Doors of Perception (1954)


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Introduzione

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L’invasione dell’Egitto nel 1798 da parte dell’esercito di Napoleone introdusse migliaia di soldati francesi all’hashish.

Per sopportare la noia della vita militare le truppe napoleoniche cercavano consolazione nel bere.

Ma nell’Egitto musulmano l’alcol non era l’intossicante di scelta. Gli egiziani preferivano un’altra droga: l’hashish.

Rapidamente tra i soldati si diffuse l’abitudine all’hashish e a poco servirono le proibizioni napoleoniche.

Anche i tre uomini di scienza, che Napoleone si era portato dietro per studiare quel paese e quel popolo, iniziarono ad usare l’hashish presumibilmente anche per sperimentare su se stessi quali fossero gli effetti di quella droga sul corpo umano.

Molto impressionati da tale esperienza inviarono campioni di hashish ai colleghi francesi affinchè proseguissero gli esperimenti nei loro laboratori.

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Così i francesi cominciarono a sapere degli incredibili effetti dell’hashish sia dai soldati di ritorno dall’Egitto che dagli scienziati, che avevano avuto l’opportunità di studiare quella droga e la sua mistica.

Da parte degli studiosi dell’epoca si ipotizzò che il misterioso nepente usato da Elena di Troia per drogare i suoi ospiti non fosse altro che hashish e che fosse hashish anche la misteriosa pozione menzionata nel Milione da Marco Polo.

Silvestre de Sacy, il più eminente studioso di cultura araba del tempo, uno degli scienziati al seguito di Napoleone in Egitto, annunziò di aver finalmente risolto il mistero dell’origine del nome degli Assassini, la setta di tagliagole che aveva terrorizzato il Medio Oriente al tempo delle Crociate: la parola “assassino” derivava da hashish, termine comune per indicare l’erba nel mondo arabo.

Gli avvertimenti di Silvestre de Sacy che l’hashish causava estasi, delirium, pazzia e anche morte stimolarono ancora di più l’interesse e l’appetito delle persone.

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Tra coloro che furono presi dall’entusiasmo per questa strana droga vi furono numerosi giovani scrittori, poeti e artisti, che pensavano che i particolari effetti dell’hashish sulla mente potessero essere un mezzo per accrescere la loro creatività.

In Francia e nel resto dell’Europa l’era post-napoleonica fu un periodo di ricerca dell’anima. Vi era una diffusa delusione dei risultati raggiunti dall’età della ragione, che aveva soltanto reso la guerra più terribile.

Si andò, pertanto, alla ricerca del sè nascosto, irrazionale ed emozionale, sepolto nel  profondo della mente umana, la cui attività poteva essere intravista solo nei sogni. Se solo si fosse scoperto l’ingresso di questo mondo nascosto, si sarebbe potuto comunicare con l’inconscio.

All’inizio le persone si rivolsero all’oppio (specie come tintura chiamata laudano).

La proprietà dell’oppio di illuminare la psiche giunse all’attenzione del mondo letterario a seguito di una serie di articoli comparsi in Inghilterra nel 1821.

Thomas Sydenham
(1624-1689)

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Thomas De Quincey Confessions of an English Opium-Eater (Confessioni di un oppiomane)

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«La scoperta dell’oppio come scorciatoia per giungere alle vette di Parnaso ha una data: 1822 [1821], anno della pubblicazione delle Confessioni di un mangiatore d’oppio inglese di Thomas De Quincey ... »

(M. Praz, 1952)

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Thomas De Quincey. 1
Nacque a Manchester nel 1785 in una famiglia di commercianti di tessuti, perse il padre precocemente, scappò di casa a 17 anni, si recò prima in Galles e successivamente a Londra dove visse come un mendicante.
Nel 1803 (a 18 anni) si riconciliò con la famiglia e l’anno successivo frequentò il Worcester College a Oxford.
Durante gli anni di studio a Oxford si appassionò dei poeti romantici Coleridge, Wordsworth e Southey.
Nel 1804 iniziò a sperimentare l’oppio (laudano) e nel 1813 divenne oppiomane.
Nel 1808 abbandonò Oxford e si recò a Grasmere, nel Lake district, dove vivevano i suoi amici letterati.
Nel 1816 sposò Margaret Simpson, già madre di un suo figlio illeggittimo, dalla quale ebbe in tutto otto figli.

Thomas De Quincey
(Manchester 1785 - Edimburgo 1859)
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Laudano: La préparation de Thomas Sydenham était composée de 200 grammes d’opium, 1,6 litre de vin de Grenache, 100 grammes de safran, 15 grammes de cannelle et 15 grammes de girofle.

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Thomas De Quincey. 2
Nel 1821 pubblicò Confessions of an English Opium-Eater.
Per il resto della vita scrisse accanitamente una quantità di articoli su argomenti di ogni tipo (critica letteraria, teologia, filosofia, politica, ecc.) per vari giornali.
Fu sempre oberato da debiti e da problemi.
Nel 1830 si trasferì ad Edimburgo, ma i creditori gli furono rapidamente addosso, venne arrestato e rinchiuso in carcere nel 1831. Venne arrestato altre due volte nel 1833 e tre volte nel 1834.
Nel 1832 morì un figlio di due anni, nel 1834 morì un secondo figlio di diciotto anni. Nel 1837 morì la moglie (che nel 1830 aveva tentato il suicidio) e venne arrestato per debiti altre due volte.
Dopo un breve periodo di miglioramento riprese ad assumere oppio intensamente, si indebitò ulteriormente e andò a rifugiarsi a Glasgow.
A completare le sue disgrazie nel 1842 morì un altro figlio (ironia della sorte) nella Guerra dell’Oppio contro la Cina.
Nel 1845 venne pubblicato Suspiria de Profundis, il seguito delle Confessioni.
Nel 1859, a 74 anni, morì ad Edimburgo.

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I Lake poets (“Laghisti”)
William  Wordsworth (1770 - 1850)
Samuel Taylor Coleridge (1772 - 1834)
Robert Southey
(1774 - 1843)
Thomas De Quincey
(1785 -1859)

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La Scuola dei “poeti del lago”
I poeti romantici inglesi William Wordsworth, Samuel Taylor Coleridge e Robert Southey, ai quali alcuni aggiungono anche Thomas De Quincey, vengono chiamati Lake poets (“laghisti”) perchè vissero per un certo tempo nel Lake district nel nord-ovest dell’Inghilterra.

Già nel 1799, sia Coleridge che Southey avevano sperimentato l’uso di ossido di azoto (gas esilarante).

Coleridge affermò che l’ossido di azoto era “il più puro piacere” che avesse mai provato.

Southey scrisse «L’atmosfera del più alto di tutti i cieli possibili deve essere composta di questo gas.»
Lago di Grasmere nel Lake District

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Samuel Taylor Coleridge. 1
Nacque nel 1772 a Ottery Saint Mary nel Devon.

Nel 1791 iniziò gli studi a Cambridge, dove conobbe il poeta Robert Southey. In seguito lasciò Cambridge senza aver acquisito alcun titolo di studio.

Nel 1795 incontrò William Wordsworth, con cui fece subito amicizia condividendo buona parte della sua visione letteraria e politica.

Nel 1798 si recò in Germania con Wordsworth e la sorella Dorothy. Nello stesso anno pubblicò, insieme a Wordsworth, il volume Ballate Liriche (Lyrical Ballads).

Nel 1800 tornò in Inghilterra e con Wordsworth andò a vivere nella zona del Lake District.

Nel frattempo sviluppò una dipendenza dall'oppio, che considerava l’unico mezzo per alleviare i dolorosissimi reumatismi di cui soffriva.

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Samuel Taylor Coleridge. 2
Stringerà amicizia anche con il giovane Thomas De Quincey, trasferitosi anch'egli, in quegli anni, nel Lake district.

La sua dipendenza dall'oppio gli creò continui sbalzi di umore a tal punto da impedirgli di lavorare. Per liberarsi dall'oppio si fece ricoverare in una casa di cura per malati di mente a Londra.

Tra le sue opere più celebri si ricordano il poema narrativo La ballata del vecchio marinaio (The Rhyme of the Ancient Mariner) e il frammento Kubla Khan, incominciato nel 1798 e pubblicato incompleto nel 1816, apparentemente ispirato da un sogno indotto dall'aver fumato oppio.
 
Poeta, critico letterario e filosofo, viene considerato insieme all'amico e poeta William Wordsworth tra i fondatori del Romanticismo inglese.

Morì a Highgate nel 1834.

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Gli “eredi” di Thomas De Quincey
Ha scritto Giovanni Giudici (2003):
«A cogliere queste voci segrete e impercettibili del distratto occhio quotidiano De
Quincey era stato guidato indubbiamente da un’eccezionale sensibilità (anzi:
sensitività) nativa e questa dote egli aveva con deliberata consapevolezza coltivato
negli anni dell’oppio, ponendosi a capostipite di tutta una dinastia di scrittori», tra i
quali:

Edgar Allan Poe (Boston 1809 – Baltimora 1849)

Charles Baudelaire (Parigi 1821 – Parigi 1867)

Aldous Huxley (Godalming 1894 –  Los Angeles 1963)

Gottfried Benn (Mansfeld 1886 – Berlino 1956)

Walter Benjamin (Charlottenburg, Berlino 1892 – Portbou 1940)

Oscar Wilde (Dublino 1854 – Parigi 1900)

Joris-Karl Huysmans (Parigi 1848 –  Parigi 1907)
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Per capire la formazione psicologica di De Quincey fanciullo sono illuminanti le seguenti osservazioni di Baudelaire:     «... Gli uomini che sono stati allevati dalle donne e fra le donne non somigliano del tutto agli altri uomini, dato per supposto un eguale temperamento o eguali facoltà spirituali. Le ninne-nanne delle balie, le carezze della madre, le moine delle sorelle, soprattutto delle sorelle maggiori, lavorano, se così può dirsi, la pasta maschile. L’uomo che fin da principio è stato immerso a lungo nell’aura molle della donna, nel profumo delle sue mani, del suo seno, delle sue ginocchia, delle sue vesti lievi e ondeggianti... vi contrae una delicatezza epidermica, una distinzione d’accento, una specie di qualità androgina, senza di che il genio più aspro e virile resta, rispetto alla perfezione dell’arte, un essere imperfetto. Infine, voglio osservare che il gusto precoce del mondo femminile, mundi muliebris, di tutto quell’apparato ondeggiante, scintillante, profumato, forma i geni superiori...»

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Edgar Allan Poe. 1
Scrittore e poeta statunitense, considerato tra le figure più importanti della letteratura americana, inventore del racconto poliziesco e del giallo psicologico.

Nacque a Boston nel 1809. Visse e studiò in Inghilterra dal 1815 al 1820. Quindi tornò in America, a Richmond, ma nel 1826 abbandonò il padre adottivo, che non volle rispondere dei debiti in cui era precipitato durante la vita universitaria.

Accusato di essersi indebitato al gioco, si trasferì a Boston dove nel 1827 pubblicò a proprie spese il suo primo libro di poesie Tamerlano e altre poesie, che gli meritarono la prima fama.

Nel 1838 venne pubblicato Storia di Gordon Pym, uno dei suoi libri più famosi e tra i più rappresentativi della sua narrativa del terrore.

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Edgar Allan Poe. 2
A partire dal 1840 scrisse i racconti che lo hanno reso famoso, tra i quali: La caduta della casa degli Usher, Morella, William Wilson, Eleonora, Il ritratto ovale, La maschera della morte rossa. Scrisse inoltre I delitti della rue Morgue, considerato da molti il racconto capostipite del genere poliziesco.

Nel 1846 la moglie morì di tubercolosi e Poe sprofondò nella più cupa desolazione.

Dopo questa morte venne travolto dal dolore e dal rimpianto, che egli affogò nell'alcol - ancor più di quanto già abitualmente facesse.

Nel 1849 venne trovato in stato di delirium tremens sulla banchina del porto di Baltimora. Ricoverato in ospedale dopo pochi giornì morì.


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Guy del Maupassant. 1
Nacque a Château de Miromesnil in Normandia nel 1850.
 
La sua infanzia fu rattristata dalle liti tra il padre, violento e dissoluto, e la madre. Dopo la separazione dal marito, la madre, che era stata compagna di giochi di Gustave Flaubert, si prese cura dei figli Guy e Hervé.

Fino all'età di tredici anni Guy visse con la madre a Etretat, dove tra il mare ed un entroterra lussureggiante crebbe appassionandosi di natura e di sport da praticare all'aperto.

A causa dell’educazione avuta in seminario sviluppò una forte ostilità nei confronti della religione. In seguito fu iscritto al Liceo du Rouen dove si dimostrò studente molto dotato e si dedicò alla poesia.

Appena laureato, nel 1870, si arruolò come volontario e combatté con onore nella guerra franco-prussiana.


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Guy del Maupassant. 2
Dopo la guerra si trasferì a Parigi, dove lavorò dieci anni come impiegato.

Flaubert lo prese sotto la sua protezione e lo accompagnò nel suo debutto nell'ambito del giornalismo ed in letteratura.

Nel 1880 pubblicò il suo primo capolavoro Boule de Suif (Palla di sego), racconto che ebbe un immediato e straordinario successo. Divenuto famoso grazie al suo primo racconto, lavorò in modo metodico arrivando a scrivere, negli anni seguenti,dai due ai quattro volumi all'anno.

Tuttavia, negli anni parigini andò incontro a un cambiamento patologico della personalità anche a causa della malattia forse ereditata (sifilide).

Quindi iniziò a fare uso di morfina, etere, hashish e altre droghe per cercare di sfuggire all’avanzare progressivo e ineluttabile del suo male.

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Guy del Maupassant. 3
Cominciò a essere vittima di allucinazioni e di sdoppiamento della personalità, condizioni che seppe descrivere mirabilmente nella sua produzione letteraria.

Nel 1881 pubblicò il suo primo volume di racconti dal titolo La Maison Tellier, con la quale arrivò in due anni alla dodicesima edizione. Nel 1885 pubblicò il suo secondo romanzo Bel-Ami, che raggiunse le 37 ristampe in quattro mesi.

Provava una sorta di naturale avversione nei confronti della società e per questo motivo amava la solitudine e la meditazione. Dopo il 1889 viaggiò moltissimo, tornando di rado a Parigi. In una lettera ad un amico, confidò che ciò era dovuto al fastidio che egli provava nel vedere la Tour Eiffel, da poco inaugurata.

In seguito all'ennesimo tentativo di suicidio venne internato in una clinica psichiatrica a Parigi, dove morì completamente folle  nel 1893 all’età di 43 anni.
La Tour Eiffel in costruzione
nel 1888

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L’etere come sostanza d’abuso
Gli effetti anestetici dell'etere dietilico hanno reso questa sostanza popolare anche come droga ricreativa.

L'etere dietilico venne messo in commercio fin dal tardo diciassettesimo secolo come "medicinale" per donne. Infatti, mentre veniva aspramente criticato che le donne fossero dedite all'alcol, si tollerava che facessero ricorso a potenti medicine lasciando agli uomini le bevande alcoliche. Fra queste medicine si annoveravano, ad esempio, le cosiddette Gocce di Hoffman, composte da tre parti di etanolo e una parte di etere dietilico.

Preso per bocca l'etere dietilico dà bruciore a livello del cavo orale e risulta di sapore particolarmente sgradevole, tuttavia il suo sapore viene migliorato dalla miscelazione con alcol.

L'assunzione di etere è possibile anche tramite inalazione. Questo metodo permette di assumere quantità di prodotto più concentrate e possiede un effetto più rilassante rispetto all'assunzione per os.

Nel romanzo Paura e disgusto a Las Vegas di H.S. Thompson i bizzarri protagonisti sostengono che l'etere «ti fa comportare come l'ubriacone del villaggio di un romanzo irlandese: perdita totale di ogni elementare capacità motoria, vista offuscata, niente equilibrio, lingua intorpidita. La mente si rifugia nell'orrore incapace di comunicare con la colonna vertebrale, il che è interessante perché ti permette di osservarti mentre ti comporti in quel modo spaventoso ma non puoi farci niente. »

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Jacques-Joseph Moreau de Tours Du hachisch et de l’aliénation mentale (Sull’hashish e sull’alienazione mentale)

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Jacques-Joseph Moreau de Tours. 1
Nacque nel 1804.

Nel 1830, appena laureato, fece un viaggio in Svizzera e in Italia per accompagnare un paziente affidatogli dal suo maestro, il grande psichiatra Esquirol.

Nel 1836 Esquirol gli propose un altro “viaggio terapeutico”, che durò tre anni, in Medio Oriente (Egitto, Nubia, Palestina, Siria, Asia Minore, Malta, ...).

Durante questo secondo viaggio Moreau de Tours scoprì l’hashish.

Una volta tornato ne parlò nell’articolo Recherches sur les aliénés en Orient. Notes sur les établissements qui leur sont consacrés à Malte (Ile de), au Caire (Egypte), à Smyrne (Asie-Mineure), à Constantinople (Turquie), pubblicato nel 1843 nella rivista Annales Médico-Psychologiques, e ne divenne un proselita e un propagandista.
J.-J. Moreau de Tours
(1804-1884)
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Jean-Ėtienne Dominique Esquirol (Toulouse 1772 - Paris 1840), allievo di Pinel alla Salpêtrière. Nel 1817 inaugurò l’insegnamento della clinica alla Salpêtrière. Opere principali: Des passions considerées comme causes, simptômes et moyens curatifs de l’aliénation mentale, Paris, Didot, 1805; Des maladies mentales considerèes sous le rapport médical, hygienique et médico-légale, Paris, Baillére, 1838.

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Jacques-Joseph Moreau de Tours. 2
Nel 1845 pubblicò il libro Du hachisch et de l’aliénation mentale. Etudes psychologiques, una ricerca sull’uso dell’hashish finalizzata allo studio della patologia mentale («Fate come me, prendete l’hashish, sperimentate per conto vostro»).

Nell’hashish Moreau de Tours vedeva «un mezzo potente, unico, di ricerca nel campo della patogenia mentale».

«Quest’opera, che ebbe un’enorme risonanza, contiene una vera metodologia per una psichiatria sperimentale: metodi e sperimentazioni terapeutici, una classificazione delle malattie mentali, interpretazioni psichiatriche dei fenomeni occulti, riflessioni sul suicidio e la follia, sulle allucinazioni e su diverse intossicazioni ...» (Postel e Quetel, 2002).

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Jacques-Joseph Moreau de Tours. 3
L’ipotesi di partenza di Moreau de Tours era l’identità di sogno e follia: «Conosciamo il sogno, invece conosciamo la follia solo attraverso quanto ci dicono i folli. Pertanto è necessario riuscire ad essere folli sperimentalmente; questa follia sperimentale è a nostra portata, possiamo procurarcela per mezzo dell’ebbrezza da hashish».

«Vi sono due modi di vita nell’uomo: il primo deriva dalla nostra comunicazione col mondo esterno, con l’universo; il secondo non è che la riflessione dentro di sè alimentata da proprie distinte fonti interne. Il sogno è una terra intermedia dove la vita esterna finisce e la vita interna comincia».

Moreau de Tours pensò che con l’aiuto dell’hashish chiunque potesse entrare volontariamente in questa terra intermedia.

Nel corso degli studi sull’hashish Moreau de Tours notò una relazione peculiare tra la quantità della droga somministrata ed i suoi effetti.

Una piccola dose produceva un senso di euforia, calma, rialassamento e apatia. Con una dose un po’ più alta l’attenzione cominciava a ridursi. Le idee non seguivano una logica. Il senso del tempo era distorto; i minuti diventavano ore. I pensieri irrompevano tutti  insieme. L’acuità dei sensi sembrava aumentare. Con una dose di droga ancora maggiore i sogni sembravano inondare il cervello. Moreau de Tours pensò che questi sogni assomigliassero alle allucinazioni della pazzia.

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Jacques-Joseph Moreau de Tours. 4
Gli esperimenti con l’hashish portarono Moreau de Tours alla conclusione che la pazzia non era dovuta ad una lesione del cervello, come sostenevano gli psichiatri più eminenti del suo tempo, ma che invece era dovuta ad un cambiamento del funzionamento cerebrale, cambiamento causato da una alterazione del sistema nervoso.

Cento anni dopo gli psichiatri, lavorando con l’LSD, sarebbero giunti ad una simile conclusione.

Dopo Moreau de Tours altri psichiatri del suo tempo fecero esperimenti sugli effetti dell’etere, della cocaina e dell’alcol per studiare differenti categorie di malati mentali. Invece l’interesse medico per l’hashish cessò rapidamente.

Di questo ne è prova il Traité de médecine a cura di Charcot, Bouchard e Brissaud, pubblicato nel 1891, nel quale più di cento pagine sono dedicate alle intossicazioni (alcol, oppiacei, cocaina, tabacco, ecc.), ma non vi è nessun riferimento all’hashish.

Charcot, peraltro, conosceva bene l’hashish, poichè di lui esistono dei celebri disegni realizzati nel 1853 sotto l’influenza dell’hashish stesso.

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Riproduzione di un disegno realizzato nel 1853 da J.-M. Charcot sotto l’influenza dell’hashish

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Il Club des Hachischins
Il libro di Moreau de Tours suscitò grande interesse nel pittore Ferdinand Boissard e nello scrittore Théophile Gautier, che furono tra i fondatori del Club des Hachischins, un’associazione dedicata all’esplorazione delle esperienze indotte dalla droghe, specialmente dall’hashish.

 La sede del Club era presso l’Hôtel Pimodan (o de Lauzun), che si trovava a Parigi al 17 di quai d’Anjou nell’île  Saint Louis.

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Théophile Gautier nacque a Tarbes (Pirenei) nel 1811 e morì a Neuilly sur Seine nel 1872. Da giovane si dedicò alla pittura e partecipò al dibattito letterario tra classicisti e romanticisti. La sua attività di poeta iniziò con le Poesie (Poésies, 1830) e proseguì con i poemi narrativi e quelli fantastici. La sua fama di prosatore è legata al romanzo Il capitan Fracassa (1863). Gautier ha lasciato inoltre accurati resoconti dei viaggi compiuti in Spagna (1845), in Italia (1852) e in Oriente (a Costantinopoli nel 1854 e in Egitto nel 1869). A Parigi abitava assieme a Gérard de Nerval, suo vecchio compagno di scuola, che nel 1825 gli presentò Victor Hugo. Fu amico di Balzac, Delacroix, Baudelaire.


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I più noti soci del Club des Hachichins
Il Club des Hachischins fu attivo circa dal 1844 al 1849 e annoverò tra i suoi membri molti rappresentanti dell’élite letteraria e intellettuale di Parigi, tra i quali:

Psichiatri:
Jacques-Joseph Moreau de Tours (1804-1884)

Letterati:
Théophile Gautier (1811-1872)
Charles Baudelaire (1821-1867)
Gérard de Nerval (1808-1855)
Alexandre Dumas (1802-1870)
Honorè de Balzac (1799-1850, come spettatore)

Pittori:
Joseph Ferdinand Boissard de Boisdernier (1813-1866)
Ferdinand-Victor-Eugène Delacroix (1798-1863)
Honoré Daumier (1808-1879)
Jean Louis Ernest Meissonier (1815-1891)

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Gautier e Baudelaire. 1
Gli hashish-parties alla “confiture verte” nell’Hôtel Pimodan, che Théophile Gautier chiamava “fiestas” o “fantasias”, erano organizzati dallo psichiatra Moreau de Tours.

Fu la sua esperienza orientalista ad aprire la via romantica dei viaggi interiori, aiutati dalle scorciatoie psicodislettiche.

Le serate a base di hashish fornirono a Gautier lo spunto per il racconto Le Club des Hachischins, che fu pubblicato nella Revue des Deux Mondes nel 1846.

E ispirarono Baudelaire per la prima parte di Les Paradis artificiels (1851; la seconda parte è del 1860, per essa B. utilizzò la parafrasi commentata delle Confessioni di un oppiomane di De Quincey) e per Les Fleurs du Mal (1855/1861).

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Gautier e Baudelaire. 2
AL POETA IMPECCABILE

AL MAGO FORBITO DELLE LETTERE FRANCESI
AL MOLTO AMATO E MOLTO VENERATO

MIO MAESTRO, MIO AMICO
THÉOPHILE GAUTIER

CON I SENTIMENTI
DELL’UMILTÀ PIÙ PROFONDA

DEDICO
QUESTI FIORI MALSANI
C.B.
Théophile Gautier
Charles Baudelaire
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Anche chiamata dawamesk, mistura di haschish, ciannamono, chiodi di garofano, noce moscata, pistacchio, zucchero, succo d’arancia, burro e cantaridi.


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Gérard de Nerval
Come Baudelaire de Nerval fu afflitto da accessi di malinconia. Come Baudelaire tentò di uccidersi e, contrariamente a Baudelaire, ci riuscì.

Aveva incontrato Théophile Gautier quando erano studenti e rimasero amici per il resto della vita.

Il suo maggior successo letterario fu una traduzione del Faust, pubblicata quando era ancora ventenne.

Da un viaggio in Medio Oriente, che descrisse nei suoi Voyages to the Orient (1847), de Nerval trasse l’idea per la sua Storia del Califfo Haken, un originale racconto esotico di hashish e sdoppiamento della coscienza. De Nerval scrisse anche storie nelle quali l’oppio aveva una parte importante.

Come Baudelaire era solito abusare di droghe.

Trascorse gli ultimi anni della vita in miseria. Incapace di andare avanti dopo che una serie di tragiche relazioni amorose aggravarono il suo fragile equilibrio mentale si dette la morte impiccandosi.
.

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Alexandre Dumas
Fu uno dei più prolifici e piacevoli scrittori francesi.

Sebbene conoscesse bene gli effetti dell’hashish avendo partecipato agli incontri dell’Hotel Lauzun, non vi sono prove che abbia mai fatto uso eccessivo di hashish o di altre droghe.

Come Gautier era abbastanza astuto da aver capito che intorno all’hashish si era formata una mistica, che affascinava i lettori francesi e, così, fece aumentare l’interesse per uno dei suoi romanzi più conosciuti, Il Conte di Montecristo, inserendo l’hashish nella sua trama.

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Boissard e Delacroix
Ferdinand Boissard
Episodio della ritirata dalla Russia (1835)
Eugène Delacroix
La Libertà che guida il popolo (1830)

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Daumier e Meissonier
Ernest Meissonier
Una partita di piquet (1861)
Honoré Daumier
Don Chisciotte (1868)

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Aldous Huxley The Doors of Perception (Le porte della percezione)

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Humphry F. Osmond e la mescalina
Humphry Fortescue Osmond, psichiatra inglese cui si deve il termine “psichedelico”, nacque nel Surrey nel 1917.
 
Nel 1952 Osmond e John R. Smythies, che lavoravano nel St. George's Hospital a Londra, scioccarono la comunità medica internazionale mettendo in evidenza la somiglianza strutturale tra la molecola della mescalina e quella dell’adrenalina e avanzarono l’ipotesi che la schizofrenia fosse causata dal rilascio nel cervello di un allucinogeno probabilmente derivato dall’adrenalina.

Quando l’establishment della psichiatria britannica rigettò la loro teoria, Osmond e Smythies si trasferirono in Canada per proseguire le loro ricerche assieme al gruppo di Abram Hoffer (dal 1952 al 1961).

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H.F. Osmond e le droghe psichedeliche
Osmond e i suoi collaboratori  sostennero che nessuno avrebbe dovuto curare le persone affetta da schizofrenia se non la avesse sperimentata personalmente.

Pertanto, siccome, secondo il loro parere, l’uso della mescalina faceva vedere ad una persona sana il mondo come attraverso gli occhi di uno schizofrenico, consigliarono l’uso della mescalina ai medici e agli infermieri come strumento per capire meglio i loro pazienti.

Osmond divenne uno dei maggiori esperti mondiali dell’uso terapeutico delle droghe psichedeliche.

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Aldous Huxley. 1
Nato nel Surrey nel 1894, fu un prolifico scrittore, saggista, romanziere e giornalista britannico.
 
Proveniva da una famiglia di ricca tradizione intellettuale, imparentata dal lato paterno con Leonard Huxley, nonno di Aldous, biologo collaboratore e sostenitore di Charles Darwin, e dal lato materno con Matthew Arnold, uno dei più importanti poeti vittoriani.

Fondamentalmente ansioso e insoddisfatto dell’educazione agnostica e razionalista che gli era stata impartita, studiò tutta la vita gli stati alterati di coscienza, praticando yoga e varie tecniche di meditazione e respirazione.

Nel 1925 lesse e recensì Phantastika, il libro sugli stupefacenti di Louis Lewin ricevendone un’impressione profonda.

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Aldous Huxley. 2
Il suo interesse per le sostanze psicotrope, capaci di spezzare lo stato di veglia crebbe con il tempo ed è testimoniato, oltre che da una serie di saggi minori scritti nel periodo giovanile, anche da quello che è considerato il suo capolavoro, il romanzo Brave New World (1932), noto in italiano col titolo Il mondo nuovo. In questo romanzo la droga viene vista come uno strumento di controllo, utile ai governanti del mondo futuro a rendere passivi e soddisfatti di sé gli uomini.

La sua visione, presentata in questo romanzo, è fondamentalmente negativa, anche se aperta e curiosa.

La sua visione cambiò negli anni Cinquanta, dopo il suo incontro con lo psichiatra inglese Humphry Osmond.


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Aldous Huxley. 3
Come Huxley, che viveva in California, anche Osmond era espatriato in America, e lavorava all’ospedale psichiatrico di Saskatchewan in Canada. Qui cominciò a studiare le schizofrenia, e si convinse che una sostanza “allucinogena” ricavata dal cacto peyote, la mescalina, poteva indurre una temporanea psicosi.

Assieme al collega J.R. Smythies, Osmond elaborò una teoria esposta in un articolo sullo “Hibbert Journal” che incuriosì moltissimo Huxley, che chiese di poter sperimentare la mescalina.

Osmond accettò di somministrare ad Huxley la mescalina. Il risultato di quell’esperimento, avvenuto il 4 maggio del 1953, fu condensato da Huxley nel libro The Doors of Perception (Le porte della percezione).

Nel 1955, tornò sull’argomento con Paradiso e inferno, che continuava le riflessioni sulle droghe allucinogene e sul loro impatto.
    
The Doors

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Aldous Huxley. 4
Negli anni seguenti, Huxley continuò ad approfondire il suo nuovo interesse per gli allucinogeni, sperimentandone diversi, fra cui l’LSD.

Entrò in un ambiente di sperimentatori fra i quali si contavano diversi psicoanalisti e psichiatri, scrittori, studiosi di spiritualità, singolari personaggi e anche scienziati come Timothy Leary.
 
Dopo alcuni anni di esperienze scrisse la sua ultima opera, L’Isola (1962), nella quale espresse idee positive sull’uso degli psichedelici che avrebbero potuto costituire, secondo lui, dei sostituti delle cerimonie di iniziazione e avrebbero potuto garantire delle esperienze preziose per la maturazione dei giovani.

Morì a 69 anni nel 1963.
Isola di Pantelleria

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Aldous Huxley. 5
L’opera letteraria di Huxley sul tema della droga si collega alle pubblicazioni scientifiche sull’argomento e ai testi di Baudelaire e Gautier.

Ad Huxley possono essere accostati anche alcuni autori contemporanei sia come probabili modelli letterari ed estetici diretti, sia come come autori di confronto e di riferimento.

Tra di essi vanno menzionati:

Antonin Artaud, poeta, che scrisse sulla mescalina nel 1936.

Walter Benjamin, le cui esperienze con l’haschich e la mescalina, fatte molte anni prima nel 1927 e 1933, vennero pubblicate nel 1964 e nel 1972.

Henri Michaux, pittore e poeta, che scrisse sulla mescalina negli anni 1956-1966


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Antonin Artaud
Commediografo, attore teatrale, scrittore e regista teatrale francese, nacque a Marsiglia nel 1896.

 Da bambino soffrì di diversi disturbi neurologici, balbuzie e depressione.

Subì quindi una lunga serie di ricoveri. Nel 1919, durante uno di tali ricoveri gli venne prescritto il laudano facendolo precipitare nella dipendenza dagli oppiacei.

Nel 1936 si recò in Messico dove fece l’esperienza del peyote.

Negli anni successivi (dal 1937 al 1946) subì numerosi ricoveri psichiatrici.

Nel gennaio 1948 morì a Parigi, solo nel suo pavillon, seduto di fronte al letto con una scarpa in mano forse per una dose letale di cloralio.

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Walter Benjamin
La raccolta di scritti sull’hashish pubblicata postuma è il dettagliato progetto di un libro che non fu mai scrtitto – un «libro veramente eccezionale sull’hashish», come scrisse lo stesso Bernjamin all’amico Gershem Scholem.

Si tratta di una serie di “protocolli di esperimenti”, scritti da lui e dagli altri partecipanti tra il 1927 e il 1934, con brevi brani di prosa già pubblicati.

Ponendosi nella tradizione dei letterati conoscitori di droghe, da Baudelaire a Hermann Hesse, egli guardò all’hashish e alle altre droghe come ad  una iniziazione a ciò che chiamò “illuminazione profana”.

Qui, come ovunque nell’opera di Benjamin, vi è un nuovo modo di vedere, un nuovo collegamento al mondo ordinario. Sotto l’influenza dell’hashish, poichè il tempo e lo spazio diventano inseparabili, le esperienze si stratificano e risuonano in modo sottile: abitiamo su più di un piano allo stesso tempo.

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Henri Michaux
Scrittore e poeta belga naturalizzato francese nacque a Namur nel 1892 in una agiata famiglia ebraica.

Adolescente angosciato, le sue prime esperienze letterarie vennero segnate dalla lettura di Tolstoi e Dostoevskij. Inizialmente non si orientò verso studi letterari, ma verso la medicina, che abbandonò abbastanza presto per imbarcarsi come marinaio nella Marina militare.

Negli anni 1920 e 1921, durante i quali fu imbarcato, la lettura di Lautréamont lo spinse a scrivere.
 
A partire dal 1922 ebbe una ricca produzione letteraria su vari argomenti scritta con diversi stili.

Nel 1928 si stabilì a Parigi e nel 1929 ricominciò a viaggiare.

Dal 1955 si dedicò alla sperimentazione degli allucinogeni, in particolare della mescalina.

Morì a Parigi nel 1984.
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Isidore Ducasse conte di Lautréamont (Montevideo 1846 – Parigi 1870) scrisse i “Canti di Maldoror”.

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Appendice

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La Beat Generation. 1

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La Beat Generation. 2
Gregory Corso
Allen Ginsberg
William Burroughs

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La Beat Generation. 3
Peter Orlowski
Allen Ginsberg

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William Seward Burroughs. 1
Nacque a St. Louis nel 1914.

"Pecora nera" di una ricca famiglia di industriali si laureò in letteratura inglese ad Harvard.

Dopo la laurea, i genitori decisero di sostenerlo economicamente, nella speranza che trasformasse quell'imponente carriera scolastica in un impegno lavorativo di prestigio. In realtà, il giovane Burroughs, liberatosi da regole e imposizioni, dedicò tutto il resto della sua esistenza alle più svariate sperimentazioni.

Perso il sostegno familiare, lavorò prima come barista, poi come operaio, finché giunse a New York dove si improvvisò giornalista e finì con lo stringere rapporti con la criminalità.

Nel 1943 conobbe Allen Ginsberg, noto poeta, con il quale ebbe anche una lunga relazione.

Neal Cassady e Jack Kerouac lo elessero padre spirituale della beat generation.

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William Seward Burroughs. 2
Nonostante la sua omosessualità, decise di sposarsi con un’amica, con la quale condivideva la passione per le droghe. Con lei si recò a Città del Messico, dove scrisse il suo primo romanzo Junkie (La scimmia sulla schiena), pubblicato nel 1953.  

La parentesi messicana si concluse, però, in tragedia: nel tentativo di replicare l'impresa di Guglielmo Tell, armeggiando una pistola invece di arco e freccia, sparò e uccise la moglie.

Quindi iniziò a viaggiare, percorse in lungo e in largo l‘America Latina, raggiunse l‘Africa e si fermò a Tangeri in Marocco.

A Tangeri fu raggiunto da Kerouac e Ginsberg, che lo ritrovarono sommerso di fogli di carta, sui quali Burroughs annotava pensieri sconnessi e deliranti.

Kerouac lo convinse a riordinare questi scritti e venne alla luce The Naked Lunch (Il pasto nudo), pubblicato solo nel 1958, che lo rese una celebrità.

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William Seward Burroughs. 3
Dopo un periodo a Tangeri, si spostò a Parigi, dove iniziò la convivenza e la relazione con Brion Gysin, scrittore e pittore, e seguitò nella ricerca e nella realizzazione di altri esperimenti.

Burroughs usò droga praticamente per tutta la vita e più volte tentò cure di disintossicazione (per esempio a Lexington in Texas).

Secondo quanto lui stesso scrisse la cura all’apomorfina fatta a Londra lo  “guarì” dal bisogno della droga, che dopo continuò ad usare come vere e proprie esperienze mediche.

Burroughs prese a consumare la droga come un medico può iniettarsi un bacillo per vederne i risultati. Presto divenne un intenditore di droghe...

Morì a Lawrence nel 1997.

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William Seward Burroughs. 4

«… mentore di sbandati nella storia del costume, intenditore di droghe nella storia del fenomeno letterario, scrittore raffinatissimo e coltissimo nella storia della letteratura…»

«É chiaro che questo insolito drogato-scienziato della sua conoscenza di tutte le droghe esistenti si è servito non per assuefarsi all’uso di quelle afrodisiache o pseudodistensive, ma soltanto di quelle che avevano per lui un’importanza creativa».

 

Fernanda Pivano,
Prefazione all’edizione italiana di
 La scimmia sulla schiena (1962)

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Jack Kerouac e Allen Ginsberg
Jack Kerouac
Lowell, Mass. 1922 - St. Petersburg, Fl. 1969

On the Road (Sulla strada), 1957

 

Allen Ginsberg
Newark 1926 - New York 1997

Howl (Jukebox all’idrogeno), 1956

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Bisogna organizzare un altro viaggio ....

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Grazie dell’attenzione

 

Giuseppe Zanda - Medico psichiatra e psicoterapeuta - Via Consani 80 - 55100 Lucca